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SCUOLA/ Le "scarpe di Percy" non bastano per diventare grandi: gli adulti dove sono?

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Ancora la traduttrice italiana dei libri di Stark sostiene che «anche in Svezia e anche tra gli autori che hanno capito che se i lettori adolescenti smettono di leggere, il motivo è da ricercarsi nel fatto che i libri che a loro si rivolgono non parlano il loro linguaggio, vige ancora una certa autocensura». È un’affermazione pericolosa che ricorda l’atteggiamento che assumono certi adulti che si trasformano in “amici” e “pari” dei ragazzini per essere più vicini a loro. Ma l’adulto non si avvicina al ragazzino se usa il suo linguaggio - anzi il suo “slang” - se fa propri gli interessi e le curiosità del ragazzo stesso. L’adulto è un passo più avanti del figlio/alunno, è un punto di riferimento che a volte può far fare fatica ma che è una garanzia di una solidità a cui aggrapparsi nelle fatiche e nelle difficoltà, e un ascoltatore attento delle conquiste e delle gioie della vita.

 

In buona sostanza. Un libro come questo non va tanto demonizzato per alcuni suoi contenuti “censurabili”, quanto per un’immagine/sfondo che suggerisce un’autoalimentazione della propria persona da parte del ragazzino, senza rendere evidente l’opportunità e il bisogno di punti di riferimento per una autentica crescita equilibrata. È un libro, questo citato, che non dovrebbe essere dato in pasto ai piccoli lettori senza una adeguata preparazione: richiede un accompagnamento nella lettura da parte di un adulto. Va da sé che non si dovrebbe mai dare da leggere un libro ai ragazzini prima di averlo letto noi adulti. In un libro non dovremmo trovare moralismo, ma spunti di riflessione e di pensiero.

 

E non basta un linguaggio vicino ai ragazzini per suscitare interesse alla lettura: ogni libro è un dono, ma è l’adulto che deve dimostrare che è innanzitutto un dono prezioso per sé e un’interfaccia per accendere un dialogo sulla vita.

Tempo fa si affermava che la lettura è “un’esperienza secondaria”. Facciamo in modo che i nostri figli o alunni incontrino esperienze provocanti, gradevoli, significative, non necessariamente tristi o penose. Si può imparare su di sé e sulla vita anche da un racconto umoristico. Se scelto con oculatezza.

 

 

 



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COMMENTI
11/04/2010 - gli adulti significativi nelle fiabe (massari annalisa)

La fiaba è una metafora sulla crescita, non a caso nel libro si parla di esperienze importanti come la morte o la sessualità. Forse ho capito male il senso dell'articolo, ma nelle fiabe che tutti abbiamo letto da piccini non ricordo di aver notato la presenza di adulti significativi in funzione educativa o di esempio. Da Pollicino a Biancaneve a Pollyanna l'adulto o è uno stordito che fa corbellerie (il re di Biancaneve, il babbo di Pollicino)o è cattivo d'animo (la strega di Biancaneve, quella di Pollicino, il gigante del Fagiolo Magico, il pessimo Uriah Heep di David Copperfield per non parlare degli adulti di Pinocchio o di Peter Pan), o è una persona con grossi problemi che alla fine viene riscattata dalla bontà del piccolo protagonista (Pollyanna, Heidi, Tom Sawyer etc.). Raramente si trovano adulti virtuosi nei libri per ragazzi, nel migliore dei casi essi sono appunto distanti e di contorno, ma il cattivo non manca mai. In "La foresta incantata" i genitori della protagonista vengono addirittura trasformati in maiali, e tali restano fino alla fine della storia, salvati poi dalla figlioletta. Le favola non è conservatrice, per sua natura deve infondere fiducia nei giovani valorizzando la loro purezza e vitalità a confronto col mondo vecchio e corrotto che li precede. Non le fiabe, ma le persone che hanno responsabilità sociali, economiche ed educative nei confronti dei bambini e dei giovani che devono farli crescere con gli strumenti educativi e con l'esempio.