BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Le "scarpe di Percy" non bastano per diventare grandi: gli adulti dove sono?

Pubblicazione:

mano_mouseR375.jpg

 

Ulf è un bambino sui dieci-undici anni, piuttosto grassottello e con i piedi piatti. È un po’ imbranato, ha degli amici che frequentano la sua classe,ognuno dei quali è impacciato in qualche campo. Con loro fa giochi e affronta curiosità di varia natura. Ha un fratello di due anni maggiore, alto e magro, che lo tiranneggia. Il padre, dentista, si distende sul tappeto persiano della sala per ascoltare ad occhi chiusi la musica di Paganini. La madre prepara ottimi dolcetti, che Ulf porta a scuola e distribuisce agli amici, e coccola il piccolino di casa.

 

Tutto procede nel consolidato tran tran fino a quando arriva a scuola Percy, un nuovo compagno un po’ sbruffoncello che sfida le regole della comunità scolastica. Ulf è affascinato da tanta spavalderia e sicurezza nell’agire del nuovo compagno; ad un certo punto Percy gli confida che lui può fare tutto perché le sue scarpe sono magiche. Sono scarpe da ginnastica che sembrano “topi di fogna annegati” tanto sono logore e sporche. A quel punto Ulf non desidera altro che venire in possesso di quelle scarpe che gli risolverebbero la vita, le sue paure, la sua goffaggine. E, quando Ulf riesce a barattare numerosi suoi beni preziosi in cambio delle scarpe di Percy, la vita subisce una virata eccezionale e si trasforma. Agisce con un ardimento e una sicurezza che rasenta l’incoscienza e che turba perfino lo spavaldo Percy. E di avventura in avventura si giunge ad un finale sorprendente.

Questa in sintesi la trama del libro per ragazzini Le scarpe magiche del mio amico Percy (Feltrinelli, 2006), di Ulf Stark, considerato in Svezia e nel mondo uno tra i maggiori scrittori di letteratura per l’infanzia e tra gli autori più amati dal giovane pubblico.

 

Ulf Stark «affronta nei suoi libri, anche quelli dedicati ai più piccoli, argomenti in genere ritenuti tabù, come la morte e, pur se solo “di striscio”, la scoperta della sessualità, fase importantissima nell’evoluzione dei ragazzini, che però viene un po’messa da parte nei libri per ragazzi. Con la sua consueta leggerezza e il suo immancabile senso dell’umorismo, Ulf Stark riesce a cogliere, in pochi fotogrammi, il dramma dell’adolescente che si ritrova all’improvviso diverso dal bambino che era, incapace di rapportarsi all’altro sesso nella maniera spontanea di pochi mesi prima. L’aspetto che interessa Ulf Stark è soprattutto quello delle fantasie, il gusto del proibito fine a se stesso di cui magari ancora non si comprende appieno il significato, la ricerca di una nuova identità perché quella di bambino è andata irrimediabilmente perduta». Così il giudizio della sua traduttrice italiana Laura Cangemi.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/04/2010 - gli adulti significativi nelle fiabe (massari annalisa)

La fiaba è una metafora sulla crescita, non a caso nel libro si parla di esperienze importanti come la morte o la sessualità. Forse ho capito male il senso dell'articolo, ma nelle fiabe che tutti abbiamo letto da piccini non ricordo di aver notato la presenza di adulti significativi in funzione educativa o di esempio. Da Pollicino a Biancaneve a Pollyanna l'adulto o è uno stordito che fa corbellerie (il re di Biancaneve, il babbo di Pollicino)o è cattivo d'animo (la strega di Biancaneve, quella di Pollicino, il gigante del Fagiolo Magico, il pessimo Uriah Heep di David Copperfield per non parlare degli adulti di Pinocchio o di Peter Pan), o è una persona con grossi problemi che alla fine viene riscattata dalla bontà del piccolo protagonista (Pollyanna, Heidi, Tom Sawyer etc.). Raramente si trovano adulti virtuosi nei libri per ragazzi, nel migliore dei casi essi sono appunto distanti e di contorno, ma il cattivo non manca mai. In "La foresta incantata" i genitori della protagonista vengono addirittura trasformati in maiali, e tali restano fino alla fine della storia, salvati poi dalla figlioletta. Le favola non è conservatrice, per sua natura deve infondere fiducia nei giovani valorizzando la loro purezza e vitalità a confronto col mondo vecchio e corrotto che li precede. Non le fiabe, ma le persone che hanno responsabilità sociali, economiche ed educative nei confronti dei bambini e dei giovani che devono farli crescere con gli strumenti educativi e con l'esempio.