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SCUOLA/ La "vera" riforma non sono le Indicazioni, ma la riscoperta del piacere di imparare

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È il valore della conoscenza che deve essere chiarito, altrimenti tutte le operazioni di avvicinamento fra conoscenze e competenze risultano posticce. L’idea di un sapere “disinteressato” a mio parere ha fatto danno: non c’è niente dell’uomo che non nasca da un bisogno, da una urgenza piena di ragioni. Che cosa altrimenti è in grado di ridestare l’interesse dei nostri studenti nei confronti della realtà naturale, del passato, del presente? Ogni materia introduce uno sguardo umano su oggetti che resterebbero inerti senza questo sguardo, e quindi li modella secondo strumenti operativi o concettuali.

Avere coscienza di cosa sia la propria materia di insegnamento per un insegnante potrebbe essere scontato, ma non lo è. Sapere quali categorie interpretative e quali strumenti concettuali si applicano a un certo dominio di realtà, sapere a quale domanda risponde il sapere, vivere in prima persona questo interesse nei confronti di ciò che si insegna, tutto ciò riposiziona mezzi e fini. Più che un eccesso di conoscenze o una scarsa chiarezza sulle competenze, mi pare che un punto estremamente debole della riflessione sulla scuola sia proprio questo.

 

Quanta insistenza vi sia sul calcolo (mezzi) invece che sulle questioni di fondo a cui lo studio della matematica apre la ragione (scopi), emerge chiaramente dalla ricerca INVALSI -UMI sulla ricorrezione delle prove all’esame di Stato. Un altro caso in cui la confusione tra mezzi e scopi è lampante riguarda le famigerate griglie di lettura (mezzi) che spesso addirittura allontanano dalla lettura, che è invece l’incontro con un dato, con una novità (scopo). Ogni romanzo, analizzato in relazione alle pertinenze tipiche della narratologia, ha finito con l’essere solo un exemplum di una species, invece che un evento unico pensato da un autore per dire qualcosa che gli premeva. Ora nelle indicazioni si torna al “piacere della lettura”, piacere che non è affatto otium (la letteratura non è intrattenimento!), ma è esperienza più profonda di sé ed esperienza più ampia dell’altro da sé. È questa esperienza che deve essere possibile a scuola, così come l’esperienza di crescita contenuta in ogni seria conoscenza.

 

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COMMENTI
13/04/2010 - AMORE, misconosciuto principio dell'APPRENDIMENTO. (Claudio Cavalieri d'Oro)

Se "SO DI NON SAPERE" è alla base della conoscenza, HO VOGLIA DI IMPARARE è alla base dell'apprendimento. Nessun docente scolastico potrà mai illudersi di trasferire sufficiente "conoscenza" ai propri allievi... semplicemente perchè non ha abbastanza tempo per farlo, altrimenti... a cosa dovrebbero servire i libri scolastici, dalle Elementari all'Università? Il vero "MAESTRO" è colui che sa risvegliare negli allievi l'AMORE per la materia che egli stesso insegna, e con ciò la MOTIVAZIONE a studiare, ad apprendere, ad approfondire. Questo significa che prima di tutto un docente DEVE essere un entusiasta della propria materia, per poter poi trasferire questo suo ENTUSIASMO agli allievi; ma deve anche essere capace di COMUNICARE e trasferire con EFFICACIA questo entusiasmo, e così risvegliare nell'allievo l'AMORE per l'apprendimento. Cosa fa in concreto la Scuola italiana per SELEZIONARE docenti efficaci? Cosa fa per FORMARLI garantendo il loro ENTUSIASMO e la loro EFFICACIA? Dopo aver sviluppato una carriera manageriale, da 25 anni mi occupo di "Gestione Strategica del Cambiamento" e sono docente di "MOTIVAZIONE dei comportamenti organizzativi", per le aziende pubbliche e private, nella Sanità, in Convegni e Università che mi invitano con una certa regolarità, e mi rammarico nel vedere una Scuola italiana rivolta sempre a "istruire" i propri allievi e quasi mai a FORMARE e MOTIVARE i propri insegnanti, affinchè questi siano non più semplici "docenti" bensì veri EDUCATORI.

 
13/04/2010 - Le indicazioni sono uno strumento di comunicazione (enrico maranzana)

Due sottolineature dell'articolista definiscono il campo del problema, definizione importante per superare il confronto improduttivo di posizioni dotte. L'accorato grido di Roberto Pellegatta, levato in risposta allo scritto di Giorgio Israel, non deve rimanere "voce che grida nel deserto". La progressione delle scelte compiute dalla commissione è il primo riferimento importante: il profilo di fine percorso vincola e unifica gli assetti disciplinari. Da qui nasce l'alzata di scudi: le indicazioni nazionali non appaiono coerenti, anzi sono contraddittorie con i vincoli posti nelle fasi elaborative precedenti. Fatto di estrema gravità in quanto questo documento rappresenta il riferimento portante sia dell'attività docente, sia per gli autori dei libri di testo. Questa carenza è focalizzata anche dall’articolista quando afferma l'esigenza di "tenere conto del fine e della domanda sintetica da cui nasce ogni materia scolastica", questione che fa eco al testo del Dpr che asserisce la necessità di valorizzare "i metodi d'indagine propri delle varie discipline" per perseguire il fine istituzionale. Proposizione che sancisce il superamento della statica e stantia concezione di materia di insegnamento, intesa come elencazione di argomenti, per dilatarla ai problemi e ai metodi che hanno segnato lo sviluppo delle discipline di cui si sostanzia.