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SCUOLA/ 1. Belardinelli: la "filosofia" delle Indicazioni? Meno tabelle e più libertà

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Atene, il Partenone  Atene, il Partenone

Vengo adesso, molto sinteticamente, alle Indicazioni per filosofia e per storia e geografia. Riguardo a Filosofia mi sembra importante sottolineare la scelta di tener fermo il suo profilo storico (non storicistico, sia ben chiaro); un profilo che vale per qualsiasi disciplina, diciamo così, “umanistica”, e che esige, tra le altre cose, che si rispetti la cronologia dei diversi autori, non fosse altro, per evitare, cosa che accade sempre più spesso, che studiando i problemi filosofici sganciati dalla loro dimensione diacronica, gli studenti finiscano per considerare Agostino un contemporaneo di Tommaso, e Kant un contemporaneo di Hegel. Altra scelta particolarmente significativa è rappresentata dallo spostamento dello studio di Hegel al quarto anno, consentendo così che il quinto anno possa essere dedicato allo studio delle filosofie posthegeliane e, con ampi margini di libertà, di alcune delle principali correnti di pensiero del Novecento.

 

Riguardo a storia e geografia, oltre al fatto che le due discipline vengono finalmente unite, consentendo una loro maggiore integrazione e quindi una migliore comprensione della ineludibile dimensione storico-geografica delle vicende umane, va segnalata la nuova periodizzazione: nel primo biennio si studieranno le civiltà antiche e quella altomedievale; nel secondo il processo di formazione dell’Europa, a partire dall’XI secolo, attraverso il medioevo e l’età moderna, fino alle soglie del Novecento; nel quinto anno, infine, si studierà il periodo che va dalle premesse della I guerra mondiale fino ai giorni nostri. A questo proposito, si dovrà sottolineare, cosa che purtroppo non abbiamo fatto, ma che senz’altro faremo, la differenza che sussiste tra eventi sui quali esiste una storiografia consolidata ed eventi, come ad esempio l’attentato alle torri gemelle di New York, dei quali sappiamo già che passeranno alla storia, ma che sono ancora raccontati dalla cronaca.

 

Va segnalata inoltre la forte impronte interdisciplinare data ad alcuni temi cruciali, vedi la cittadinanza e la Costituzione repubblicana, così come la grande libertà di scelta e quindi la responsabilità che avranno gli insegnanti. Sappiamo bene, ovviamente, che i bravi insegnanti (ce ne sono molti) possono fare benissimo a meno di qualsiasi indicazione ministeriale e che gli insegnanti mediocri (speriamo siano pochi) ne trarranno sempre ben pochi benefici. Ciononostante ci piace pensare di aver fatto un buon lavoro, se non altro, di semplificazione.

 

 



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COMMENTI
17/04/2010 - La chiarezza vale sempre - II (Franco Labella)

A meno che la spiegazione non stia nella libertà invocata da Belardinelli come "cifra" di lettura delle Indicazioni. Lasciar liberi i docenti significa, forse, che per cittadinanza e Costituzione, ci sarà la possibilità di non essere rigorosi, di non essere vincolati ai contenuti di carattere anche tecnico senza i quali potrà capitar di sentire nelle aule quello che già si legge sui giornali quando autorevoli esponenti politici confondono il Governo del Premier col Presidenzialismo o quando esperti ministeriali dimostrano di ignorare i contenuti del Titolo V. Viva la libertà.... e la semplicità. Che confina pericolosamente col semplicismo e l'approssimazione, però. Ma tanto ci salva il buon senso. God bless our country (mi abituo al CLIL... :-)))). Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
17/04/2010 - La chiarezza vale sempre (Franco Labella)

Il prof. Belardinelli rivendica chiarezza e semplicità come caratteristiche delle bozze (forse, però, da docente universitario ignora i tempi delle scuole che in questi giorni dovrebbero adottare i libri di testo senza sapere cosa dovrebbero contenere e con quale scansione) ma poi chiude il suo articolo con una frase criptica, almeno per i docenti che come me di cittadinanza e Costituzione si occupano professionalmente in quanto docenti (o meglio ex docenti) di Diritto. La frase incriminata è la seguente: "Va segnalata inoltre la forte impronte interdisciplinare data ad alcuni temi cruciali, vedi la cittadinanza e la Costituzione repubblicana, così come la grande libertà di scelta e quindi la responsabilità che avranno gli insegnanti". Cittadinanza e Costituzione, come dovrebbe esser noto, non è disciplina autonoma ed i suoi contenuti sono all'interno delle linee guida della sperimentazione. Ricopio dalle Indicazioni di Storia per secondo biennio e ultimo anno: "A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale". Come possa un docente di Storia, che non ha alcun esame di carattere giuridico nel suo curricolo universitario, spiegare i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, è dato assai misterioso. Forse il prof. Belardinelli dovrebbe far chiarezza su questo passaggio. Segue

 
15/04/2010 - ancora più coraggio (emilio molinari)

Mi piace questa sottolineatura di ritorno alla chiarezza nelle "indicazioni", specie in discipline che non hanno proprio bisogno di contorcimenti verbali e teorici. Due questioni però: in primo luogo, poichè tutto resta nel nostro sistema poco avvezzo alla valutazione di sistema e quindi senza un vero controllo o resa/rendicontazione di quello che accade in classe non è affatto assicurato che i docenti si adegueranno al "clima" necessario e alle forme di apprendimento che si auspicano per promuovere percorsi di autonomia e di conoscenza critica. Se restasse così diffusa la "lezione frontale" e non si puntasse all'attivazione ed al coinvolgimento dei soggetti-persona che animano le classi che cosa mai potrà cambiare? In secondo luogo ed in coerenza con la prima osservazione sarebbe importante che si suggerisse - anche per le stesse discipline "umanistiche" e specie per filosofia - l'uso delle nuove tecnologie, il laboratorio, il ricorso all'e-learning, insomma la possibilità di promuovere il dialogo anche con gli strumenti che sono tanto abituali ai cosiddetti "nativi digitali".