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SCUOLA/ 1. Belardinelli: la "filosofia" delle Indicazioni? Meno tabelle e più libertà

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Atene, il Partenone  Atene, il Partenone

 

Sulle prime bozze delle nuove Indicazioni per i Licei, consultabili in rete, si è aperta una discussione molto interessante. Prima di dire qualcosa su quelle relative a filosofia e a storia e geografia, delle quali ho coordinato la stesura, mi sia consentita una considerazione di carattere generale.

 

So di usare un linguaggio quanto meno inconsueto e soprattutto banale, ma a me pare che un merito indiscusso di queste prime Indicazioni sia da ricercare nella loro chiarezza. Al momento, visti i molti suggerimenti che stanno arrivando e quelli che di sicuro arriveranno nei prossimi giorni, non sappiamo quale sarà la loro versione definitiva; una cosa però possiamo dare per certa: la scrittura resterà ugualmente chiara e concisa, evitando il più possibile alcuni tecnicismi del passato che rendevano la lettura dei cosiddetti “obbiettivi specifici di apprendimento” un’impresa ardua anche per gli addetti ai lavori.

Delle nuove Indicazioni tutto si potrà dire, meno che non siano chiare nel delineare i contenuti conoscitivi essenziali e le competenze che si presume che uno studente liceale debba acquisire nell’arco del suo quinquennio di studio. Inoltre, e questo, almeno per me, è sicuramente un altro merito indiscusso, esse non si presentano come una “camicia di forza”. Al contrario. Fatti salvi alcuni temi, la cui conoscenza viene considerata imprescindibile, molto viene lasciato alla libertà e alla sensibilità degli insegnanti e delle scuole. 

 

Negli ultimi anni, anche con la scusa che era l’Europa a volerlo, ci siamo forse lasciati prendere un po’ troppo la mano da distinzioni spesso capziose, come quella  tra “conoscenze”, “competenze” e “abilità”, costringendo gli insegnanti a familiarizzare con complicate tabelle, che avrebbero dovuto misurare la qualità del loro lavoro e dell’apprendimento dei loro studenti, ma che in realtà non misuravano un bel nulla. Mi sembra invece che con queste Indicazioni si ripristini quanto meno una certa sobrietà (linguistica anzitutto). E non è poco.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Sergio Belardinelli

 

  



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COMMENTI
17/04/2010 - La chiarezza vale sempre - II (Franco Labella)

A meno che la spiegazione non stia nella libertà invocata da Belardinelli come "cifra" di lettura delle Indicazioni. Lasciar liberi i docenti significa, forse, che per cittadinanza e Costituzione, ci sarà la possibilità di non essere rigorosi, di non essere vincolati ai contenuti di carattere anche tecnico senza i quali potrà capitar di sentire nelle aule quello che già si legge sui giornali quando autorevoli esponenti politici confondono il Governo del Premier col Presidenzialismo o quando esperti ministeriali dimostrano di ignorare i contenuti del Titolo V. Viva la libertà.... e la semplicità. Che confina pericolosamente col semplicismo e l'approssimazione, però. Ma tanto ci salva il buon senso. God bless our country (mi abituo al CLIL... :-)))). Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
17/04/2010 - La chiarezza vale sempre (Franco Labella)

Il prof. Belardinelli rivendica chiarezza e semplicità come caratteristiche delle bozze (forse, però, da docente universitario ignora i tempi delle scuole che in questi giorni dovrebbero adottare i libri di testo senza sapere cosa dovrebbero contenere e con quale scansione) ma poi chiude il suo articolo con una frase criptica, almeno per i docenti che come me di cittadinanza e Costituzione si occupano professionalmente in quanto docenti (o meglio ex docenti) di Diritto. La frase incriminata è la seguente: "Va segnalata inoltre la forte impronte interdisciplinare data ad alcuni temi cruciali, vedi la cittadinanza e la Costituzione repubblicana, così come la grande libertà di scelta e quindi la responsabilità che avranno gli insegnanti". Cittadinanza e Costituzione, come dovrebbe esser noto, non è disciplina autonoma ed i suoi contenuti sono all'interno delle linee guida della sperimentazione. Ricopio dalle Indicazioni di Storia per secondo biennio e ultimo anno: "A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale". Come possa un docente di Storia, che non ha alcun esame di carattere giuridico nel suo curricolo universitario, spiegare i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, è dato assai misterioso. Forse il prof. Belardinelli dovrebbe far chiarezza su questo passaggio. Segue

 
15/04/2010 - ancora più coraggio (emilio molinari)

Mi piace questa sottolineatura di ritorno alla chiarezza nelle "indicazioni", specie in discipline che non hanno proprio bisogno di contorcimenti verbali e teorici. Due questioni però: in primo luogo, poichè tutto resta nel nostro sistema poco avvezzo alla valutazione di sistema e quindi senza un vero controllo o resa/rendicontazione di quello che accade in classe non è affatto assicurato che i docenti si adegueranno al "clima" necessario e alle forme di apprendimento che si auspicano per promuovere percorsi di autonomia e di conoscenza critica. Se restasse così diffusa la "lezione frontale" e non si puntasse all'attivazione ed al coinvolgimento dei soggetti-persona che animano le classi che cosa mai potrà cambiare? In secondo luogo ed in coerenza con la prima osservazione sarebbe importante che si suggerisse - anche per le stesse discipline "umanistiche" e specie per filosofia - l'uso delle nuove tecnologie, il laboratorio, il ricorso all'e-learning, insomma la possibilità di promuovere il dialogo anche con gli strumenti che sono tanto abituali ai cosiddetti "nativi digitali".