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SCUOLA/ 2. Finalmente qualcuno libera la Storia dalle incrostazioni dell’ideologia...

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New York, Ground zero  New York, Ground zero

Allo stesso modo in filosofia si mira a far incontrare l’umanità critica degli autori, in modo da cogliere sia “il legame col contesto storico-culturale, sia la portata potenzialmente universalistica che ogni filosofia possiede”, ovvero si invita a partire dalla lettura quanto più possibile diretta dei loro testi (e questa non è l’indicazione di una metodologia esclusiva perché la ricchezza degli spunti e dei suggerimenti presentati permetterà l’elaborazione di percorsi quanto mai variegati, dal “classico” percorso storico a percorsi tematici) per immedesimarsi nel modo di argomentare dei “grandi pensatori” e favorire il trasferimento per “osmosi” nei ragazzi di un atteggiamento volto a “sviluppare la riflessione personale, l’attitudine all’approfondimento e la capacità di giudizio critico”.

In un contesto in cui i ragazzi “respirano” quotidianamente il relativismo dei valori, la riduzione della razionalità alla scienza ed il prevalere di logiche diverse da quelle argomentate appare di buon auspicio la sottolineatura di uno dei “fondamentali” tipici della filosofia: l’invito ad un insegnamento che miri a far maturare negli studenti principalmente la capacità di discutere razionalmente (ad affrontare i problemi sine ira ac studio), di argomentare e soprattutto di “riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il reale”.

 

Certo le Indicazioni di storia e filosofia potranno liberare tutte le loro potenzialità solo se si realizzeranno queste due condizioni:

- occorre smettere di leggere ideologicamente le indicazioni; sono ipotesi di lavoro affidate alla libera creatività e responsabilità di chi desidera far incontrare ai ragazzi il reale in tutto il suo spessore e che attendono quindi di essere trasformate in percorsi e programmi precisi da parte dei docenti.

Un esempio di come non vanno accolte le Indicazioni ci è offerto proprio dalla “bolla speculativa” scoppiata intorno alla Resistenza qualche tempo fa: esponenti dell’opposizione e dell’ANPI hanno criticato il mancato esplicito riferimento alla Resistenza nei nuclei concettuali del programma di storia dell’ultimo anno. Questa è una tipica lettura ideologico-valoriale delle Indicazioni; è ovvio che la Resistenza è un nodo fondamentale (e positivo!) della storia italiana (e bene ha fatto il Ministro a fare giustizia di ogni “dietrologia politica” affermando che la Resistenza verrà inserita esplicitamente tra i nuclei fondamentali di studio), ma chissà perché quando a lasciare implicito il riferimento erano state le indicazioni promosse dal ministro Fioroni (relativamente al percorso del primo ciclo scolastico) nessuno aveva avuto da ridire…

- occorre infine riconoscere che il contributo principale che una scuola rinnovata può dare alla formazione del cittadino sta nella formazione culturale, in base al principio che è la conoscenza vera della realtà che genera competenza,  libertà e responsabilità.

 

 



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COMMENTI
15/04/2010 - Semplificare non è la parola chiave (enrico maranzana)

Le situazioni complesse non si possono semplificare ma si devono affrontare scomponendole, per approssimazioni successive: l'errore metodologico presente nelle indicazioni nazionali nasce dall'aver disatteso questo fondamentale postulato. Si consideri ad esempio il principio espresso nel regolamento dei licei che afferma: la valorizzazione del lavoro scolastico implica "la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari". Se tale enunciato fosse stato rispettato le indicazioni nazionali avrebbero dato significativa rilevanza sia all'elencazione dei problemi che hanno portato agli attuali assetti disciplinari, sia alla classificazione e alla descrizione dei relativi metodi di ricerca. Si prenda ad esempio il profilo generale e competenze di filosofia e, in particolare, la frase "Lo studio dei diversi autori e la lettura diretta dei loro testi dovranno essere focalizzati sui seguenti problemi fondamentali" che muove in direzione opposta: l'oggetto di studio è l'interpretazione del pensiero filosofico, non la messa a punto di occasioni di apprendimento in cui gli studenti possono praticare e ripercorrere cammini di ricerca. Le indicazioni nazionali avrebbero dovuto favorire, non contrapporsi, alla didattica indicata nel regolamento.