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SCUOLA/ 2. Finalmente qualcuno libera la Storia dalle incrostazioni dell’ideologia...

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New York, Ground zero  New York, Ground zero

 

Con le nuove Indicazioni per i licei potrebbe finire l’epoca dell’ideologizzazione dei programmi.

Dall’unità d’Italia in poi il processo d’istruzione aveva cessato di essere una preoccupazione prioritariamente educativa ed era diventato una preoccupazione prioritariamente politica; il tentativo di “fare gli italiani” ha avuto pesanti conseguenze soprattutto per storia e filosofia, in quanto la prima è stata trasformata nella “biografia della nazione”, funzionale a mostrare come erano maturati i valori nazionali nel tempo, e la seconda è stata trasformata nel vertice della coscienza critica laica (almeno secondo la versione di Gentile) per la sua capacità di mostrare come il progresso dello spirito umano nella ricerca del vero porti al superamento critico dell’ingenua coscienza religiosa.

Indubbiamente in epoca repubblicana la scuola ha smesso di essere uno strumento di acculturazione di massa all’ideologia del regime, però, soprattutto in storia le tentazioni di farne una disciplina-strumento per l’affermazione dei propri valori (naturalmente democratici) non sono mancate fino ai tempi più recenti.

 

Dietro infatti le polemiche contro il nozionismo, contro la storia “raccontata”, oppure dietro l’impegno a privilegiare la storia contemporanea a danno delle nostre radici classico-medievali e a favorire uno studio più della metodologia che dei contenuti (che arrivò al punto di teorizzare che l’obiettivo dell’insegnamento era formare “il piccolo storico” oppure che si poteva insegnare senza tener conto del fondamentale asse cronologico) si sono ritrovate posizioni di sfiducia verso la capacità di verità sull’umano della dimensione storica, che volevano esorcizzare la “crisi di certezze” che attraversa il mondo giovanile con la riduzione di storia e filosofia a strumenti per l’educazione a mondialità, legalità, tolleranza, pace, laicità, relativismo, ecc.

 

Un’aria davvero nuova si respira invece in queste Indicazioni: storia e filosofia sono considerate per quello che sono, la storia come “dimensione significativa per comprendere, attraverso la discussione critica e il confronto fra una varietà di prospettive e interpretazioni, le radici del presente, e favorire la consapevolezza di se stessi in relazione all’altro da sé” e la filosofia come “modalità specifica e fondamentale della ragione umana che, in epoche diverse e in diverse tradizioni culturali, ripropone costantemente la domanda sulla conoscenza, sull’esistenza dell’uomo e sul senso dell’essere e dell’esistere”.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo sulle Indicazioni per i licei

 

 

 



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COMMENTI
15/04/2010 - Semplificare non è la parola chiave (enrico maranzana)

Le situazioni complesse non si possono semplificare ma si devono affrontare scomponendole, per approssimazioni successive: l'errore metodologico presente nelle indicazioni nazionali nasce dall'aver disatteso questo fondamentale postulato. Si consideri ad esempio il principio espresso nel regolamento dei licei che afferma: la valorizzazione del lavoro scolastico implica "la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari". Se tale enunciato fosse stato rispettato le indicazioni nazionali avrebbero dato significativa rilevanza sia all'elencazione dei problemi che hanno portato agli attuali assetti disciplinari, sia alla classificazione e alla descrizione dei relativi metodi di ricerca. Si prenda ad esempio il profilo generale e competenze di filosofia e, in particolare, la frase "Lo studio dei diversi autori e la lettura diretta dei loro testi dovranno essere focalizzati sui seguenti problemi fondamentali" che muove in direzione opposta: l'oggetto di studio è l'interpretazione del pensiero filosofico, non la messa a punto di occasioni di apprendimento in cui gli studenti possono praticare e ripercorrere cammini di ricerca. Le indicazioni nazionali avrebbero dovuto favorire, non contrapporsi, alla didattica indicata nel regolamento.