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SCUOLA/ Il poco spazio riservato alle tecnologie è la spia che qualcosa non va...

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Se è vero che “il benessere della nazione dipende dall’arte, la destrezza e l’intelligenza di chi esercita il lavoro” (tradotto dal linguaggio di Adam Smith, significa l’abilità, la competenza e la conoscenza di ognuno), è quindi all’insieme di questi fattori che occorre guardare. E guai a noi se pensiamo che ognuno di questi si riferisce a una delle canne d’organo che tornano (in questa concezione) a caratterizzare il nostro sistema di istruzione. I liceali non hanno meno bisogno di competenze o abilità degli studenti dei professionali, e viceversa.


Valorizzare ognuno non è una caritatevole pulsione all’equità; significa invece fare l’interesse immediato e futuro della nazione, che finalmente si potrà liberare dall’idea, invero un po’ bislacca, che vi sia una scuola che forma la classe dirigente, un’altra per i tecnici e un’ultima per i lavori subordinati (gli “sfigati”, come si sa, vengono dispersi prima). A me sembra, in ultima analisi, che le Indicazioni siano certo bisognose di qualche miglioramento e di moltissimi chiarimenti, ma che vadano prima di ogni cosa contestualizzate, anche per evitare che possano essere lette camminando sì verso il futuro, ma a ritroso e con gli occhi rivolti al passato come l’Angelo della Storia di cui parla Benjamin.


E’ anche per questo che ho preso le mosse da Yeats. Il fatto che pochi mesi fa Max Bruschi (a cui va, tra l’altro, riconosciuto di aver contribuito a spostare la discussione sul merito chiamando in causa Giorgio Bolondi) abbia usato la stessa frase che ho posto all’inizio, mi autorizza a sperare di risparmiare al poeta (e indirettamente a me) il giudizio che Giorgio Israel scaglia su Edgar Morin definendo “strampalate” le sue teorie sull’insegnamento della complessità. Ma, come sappiamo, il vero pensiero dei protagonisti delle “baruffe” si svela nel finale: Israel infatti rimprovera a Morin (e a tanti con lui) di “pretendere di continuare a pontificare come se nulla fosse”. Argomentazione poco cortese, ma almeno chiara. Il conclave è convocato.
 

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COMMENTI
18/04/2010 - una sottolineatura (vittorio campione)

Per troppo tempo si è accettato che il processo di apprendimento consistesse nell'imparare a mettere in ordine quello che ci viene trasmesso da chi insegna. Quindi capire per poter apprendere. Quindi il pensiero, attività della mente governante, come attività superiore. Peccato che non sia così: la conoscenza è il prodotto di una costruzione attiva da parte del soggetto; è strettamente collegata alla situazione concreta in cui avviene l’apprendimento; nasce dalla collaborazione sociale e dalla comunicazione interpersonale. In qualche modo "capire" è successivo ad "apprendere" e non il suo presupposto. Insomma sono d'accordo con Maranzana. Con Pauletto condivido totalmente l'idea che occorre "andare oltre" ogni semplificazione sociologica o peggio ideologica. Sarebbe interessante ragionare su come si influenzano reciprocamente (e fin dai primi anni) le diverse risorse che Pauletto ricomprende nel doppio equipaggiamento di cui parla. Forse si potrebbe immaginare di accompagnare la prima applicazione delle Indicazioni nazionali con una discussione generale su come lo sviluppo (tecnologico, ma anche civile, sociale, culturale, etc.) degli ultimi due o tre decenni può diventare contenuto e strumento dei percorsi di apprendimento nelle nostre scuole. E ovviamente non nel senso di aggiungere qualche paragrafo al sempre incombente elenco dei "contenuti insopprimibili" nella cui compilazione i disciplinaristi sono maestri.

 
16/04/2010 - Società digitale e Scuola (Daniele Prof Pauletto)

Due appunti: SUPERARE la scissione tra competenze tecnologiche/mediali (spesso non riconosciute) e le competenze scolastiche /incompetenze scolastiche, .... secondo Guy Le Boterf la competenza è saper agire in modo pertinente in un contesto particolare, scegliendo e mobilitando un doppio equipaggiamento di risorse: risorse personali (conoscenze, saper fare, qualità, cultura, risorse emozionali…) e risorse di rete (banche dati, reti documentali, reti di esperti…)... un passaggio dalla "literacy" alla "electracy" (competenza utile a sviluppare al meglio il potenziale comunicativo dei media digitali e di rete, appunto) riqualificando, e non sostituendo la capacità d’uso della lingua scritta e di quella orale, la literacy appunto ... ...secondo Laurent Lafforgue "da trent’anni il discorso sociale sulla scuola consiste nel dire che i figli dei privilegiati se la caveranno sempre e che i figli degli ambienti sfavoriti mai, che non c’è dunque bisogno di fare qualcosa per i buoni allievi, obbligatoriamente privilegiati, e che bisogna dare tutto ai cattivi allievi, obbligatoriamente vittime di fronte alle quali la scuola resterà sempre colpevole. La nozione di grande cultura è stata considerata come un perverso mezzo di dominazione di certe classi sociali - aristocratici o borghesi - sulle altre, o di certi popoli sugli altri..." forse è il tempo di ANDARE OLTRE

 
16/04/2010 - Dal sintomo alla diagnosi (enrico maranzana)

Il lavoro di Marshall McLuhan è uno dei capisaldi su cui poggiano le indagini sulla comunicazione sociale. Egli ha studiato le trasformazioni indotte dagli strumenti del comunicare, evidenziando come loro, indipendentemente dal modo in cui sono usati, inducano cambiamenti. Famosa la sua asserzione: "Il mezzo è il messaggio". Le teorie di McLuhan mettono in pieno risalto le conseguenze derivanti dal ruolo di cenerentola che le indicazioni nazionali riservano alle nuove tecnologie dell'informazione. Lo studente che interagisce con la strumentazione informatica è protagonista, "organizzare il proprio pensiero, collega e distingue al tempo stesso". In questa direzione muove il DPR di riforma che richiama la necessità di privilegiare la didattica di laboratorio e di valorizzare "la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari" e "l'uso degli strumenti multimediali a supporto dello studio e della ricerca". Piattaforma clamorosamente contraddetta delle indicazioni nazionali che stravolgono il significato di apprendimento facendolo corrispondere alla personalizzazione/rielaborazione della conoscenza che i docenti dispensano: gli estensori delle indicazioni nazionali non hanno applicato il Top-Down.