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SCUOLA/ Anche un "bambino a zig zag" è artefice del suo destino

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Ed è proprio il ragazzino a sentirsi a zigzag: ora attratto dal rispetto delle regole a cui l’ha educato il padre, ora spinto da una forza misteriosa, che si manifesta con un gran calore che si concentra nel mezzo della fronte, verso azioni e gesti "divergenti". Eppure ama suo padre che fino a quel momento è il suo punto di riferimento e il suo modello. Della madre, morta quando lui aveva un anno, Nono non sa nulla e nessuno gli vuol dire nulla, per primo il padre. E’ il viaggio che intraprenderà in compagnia di Felix che squarcerà a Nono il velo dell’omertà sulle sue origini, facendogli scoprire le sue radici e creando nel ragazzino un grande e pauroso dubbio sulla sua vera natura.

 

«Mi scoppiava la testa per i tanti pensieri: qual era il senso di ciò che Lola aveva detto riguardo al sangue di Felix, di Zohara e mio? Che anch’io dovevo fare il delinquente? Che questo era il mio destino? E se io non avessi voluto? E se io avessi voluto essere il più grande detective del mondo? Come la mettevamo col sangue di papà che mi scorreva nelle vene? (…). E il fatto che fossi stato allevato da papà e Gabi, che fossero stati loro a educarmi? (…). Insomma, qualcuno mi può dire finalmente chi sono?». E la risposta viene da Lola Ciperola, figura singolare nella storia, che tranquillizza Nono con parole che danno una prospettiva di vita. «Una cosa è certa, tu non sei Zohara. Non dimenticare mai: non devi percorrere la sua strada. Tu puoi scegliere».

 

Il padre, Gabi, Felix, Lola Ciperola. Tutte persone che con diverse modalità e intensità tracciano segmenti della personalità di Nono, ma alla fine è lui e solo lui che deve e può segnare il corso della sua vita. Perché il grido “Chi sono io?” è la supplica che ogni ragazzino (ma anche adulto) rivolge a chi gli sta intorno per conoscere ed essere consapevole dei propri punti di forza e delle proprie debolezze e limiti.


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