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SCUOLA/ Anche un "bambino a zig zag" è artefice del suo destino

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Ed è mettendo in gioco la propria libertà, accompagnati da adulti punto di riferimento, che ognuno giunge a conoscersi e, possibilmente, a volersi bene anche dentro le contraddizioni. Imparare a conoscersi può generare inizialmente paura, come confessa Nono che, per superare la paura, si affida a qualcuno (Felix) perché «lo sapeva ascoltare come nessun adulto aveva mai fatto».

 

A volte gli adulti che abitano la sfera vitale di Nono agiscono secondo criteri non esattamente educativi, come il padre che nasconde al figlio la verità sulla madre, credendo così di preservarlo da una realtà e una verità che lui, come padre, ritiene faticosa, minacciosa e diseducativa. Sono però in fondo adulti che con varie modalità cercano di svelare a Nono le sue radici, la sua storia.

 

Un libro metafora di un viaggio che continua tutta la vita. Ogni incontro, se affrontato con verità, aiuta a considerare e a ri-vedere la propria persona. Ogni passaggio di vita chiede a ciascuno di affrontare crisi che spingono a crescere e a mutare un po’ se stessi per aderire alla realtà.

 

Una scrittura concreta, quasi tangibile, "traduzione verbale di sensazioni fisiche". Una scrittura che, unitamente al contenuto, pone il libro di Grossman in una "terra di mezzo" della letteratura. Nato come libro per bambini e adolescenti, di fatto è un romanzo che parla e strizza l’occhio a lettori di ogni età. Un possibile "classico moderno", modello di scrittura, di stile, di messaggio, che porta alla riflessione. In fondo, in ognuno di noi, in qualche fase della vita, si nasconde (alberga?) un bambino a zigzag.



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