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SCUOLA/ Formazione docenti, le associazioni devono contare di più

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Certo, anche soggetti esterni come le associazioni professionali o disciplinari possono essere riconosciuti come utili a elargire l'offerta di formazione per il personale direttivo, docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario (art. 67 c. 2 del Contratto nazionale della scuola).


Eppure, mentre le Università, i Consorzi universitari e interuniversitari, gli ex IRRE (oggi Ansas, Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica), gli Istituti pubblici di ricerca e gli Enti culturali rappresentanti i Paesi membri dell'Unione europea, le cui lingue siano incluse nei curricoli scolastici italiani, sono considerati «soggetti di per sé qualificati» per la formazione del personale della scuola; mentre le istituzioni scolastiche, singole o in rete, possono di per sé proporsi come soggetti che offrono formazione, viceversa le associazioni professionali e disciplinari sono tenute (com'è legittimo) ad effettuare un percorso che le abilita a formare docenti, sulla base del possesso di determinati requisiti.


C'è di più. Cosa succede quando formazione e aggiornamento valgono come titoli valutabili, se non ai fini della carriera, quantomeno come punteggio per le graduatorie interne agli istituti?


Ebbene, dall'anno scolastico in corso, 2009-2010, il contratto nazionale integrativo concernente la mobilità del personale docente, sottoscritto il 16 febbraio 2010, ha introdotto tra i titoli che attribuiscono punteggio per la mobilità e la graduatoria interna non solo i corsi di perfezionamento di durata non inferiore ad un anno (punti 1), ma anche i «master di 1° o di 2° livello attivati dalle Università statali o libere ovvero da istituti universitari statali o pareggiati, ivi compresi gli istituti di educazione fisica statali o pareggiati nell'ambito delle scienze dell'educazione e/o nell'ambito delle discipline attualmente insegnate dal docente».

 

 

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COMMENTI
22/04/2010 - formare i formatori (alberto cucchi)

Ho svolto attività nelle scuole di specializzazione di istruzione secondaria (SSIS) dall'anno 2001 all'anno scorso e si è compreso come, fin dall'inizio dell'avventura di queste istituzioni, create come luogo privilegiato della formazione pubblica dei giovani insegnanti, sia stato oltremodo difficile rendere consapevoli sia la scuola secondaria, ma soprattutto l'Università dell'importanza della formazione negli ambiti disciplinari e nella didattica. Questa esperienza del tutto nuova è stata spesso passata sotto silenzio oppure è stata fatta oggetto di disinformazione. Per altri motivi altrettanto complessi questo modello di formazione è venuto meno nell'ambito della riforma complessiva ora in atto, in nome di un rinnovamento di cui ancora non si vedono gli esiti (in attesa ancora del nuovo regolamento del TFA tirocinio formativo attivo). Ci auguriamo che il patrimonio di questi anni non vada disperso come tante esperienze compiute dalle scuole negli ambiti delle didattiche disciplinari e nelle famose sperimentazioni, di cui si è accuratamente cancellata ogni rilevanza sia per le buone pratiche che per la valutazione dei risultati raggiunti. Gli insegnanti supervisori ai tirocini delle SSIS (Associazione nazionale formatori insegnanti supervisori, Anfis) si sono costituiti in un'associazione che cerca in questi ultimi tempi concitati di salvaguardare i modelli più significativi che hanno prodotto esperienze degne di essere riprodotte nel futuro sistema.

 
21/04/2010 - Il ruolo delle Associazioni (Gianfranco Porcelli)

Sono il presidente dell'Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere, la prima associazione disciplinare in Italia, attiva da oltre 60 anni. Il Ministero non ci consulta: a volte ci convoca per comunicarci decisioni già prese, fingendo poi di avere avuto in quelle riunioni un avallo che nessuno ha dato. Disattende anche i trattati e le direttive dell'UE che da Maastricht in poi vogliono che ogni studente possa imparare due lingue comunitarie oltre alla propria. L'ultima circolare consentirà di insegnare inglese nel momento più delicato (ossia all'inizio, in prima elementare) a insegnanti che al massimo avranno avuto formazione per 50 ore, di cui circa metà on-line. Con quale pronuncia? Con quali competenze metodologiche? Di formazione ci si riempie la bocca ma si fa ben poco. E pensare che quando si riduce o contiene la quantità degli insegnanti, la qualità della loro didattica assume un'importanza sempre maggiore.

 
19/04/2010 - Quale direzione per la formazione/aggiornamento? (enrico maranzana)

La parola formazione non ha valore assoluto ma il suo significato dipende dall'ambito di riferimento. Si può cogliere appieno l'importanza di tale affermazione se la si inquadra nel dibattito in corso riguardante le indicazioni nazionali per i licei che ha messo in evidenza due concezioni di scuola contrapposte (emblematico il confronto Gentili/Israel iniziato su queste pagine e continuato sul tuttoscuola.com). Preoccupante e, al tempo stesso significativo, osservare che il fondamento delle argomentazioni svolte è molto variegato: risaltano per la loro assenza i riferimenti all'ordinamento dello Stato. Per evitare di perdere di vista il significato ultimo del riordino e inquadrare correttamente il problema della formazione e dell'aggiornamento dei docenti è bene spendere alcuni minuti per riflettere sul significato del DPR sull'autonomia. A tal fine rimando a quanto appare nella sezione didattica di matematicamente.it col titolo - Insegnare matematica dopo il riordino.