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SCUOLA/ Formazione docenti, le associazioni devono contare di più

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La riforma della scuola secondaria superiore, avviata con l'approvazione dei Regolamenti di riordino dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali, chiama in causa i docenti e la loro capacità di muoversi responsabilmente tra nuovi documenti, quote di autonomia, quadri orario da ripensare. Si sta aprendo una nuova pagina dell'aggiornamento in servizio. Come? Con quali prospettive?


La formazione in servizio dei docenti è un diritto ma fatica ad essere contemplata, oggigiorno, come un dovere accordato senza troppe difficoltà dall'amministrazione e incentivato economicamente. Il Contratto nazionale della scuola (quadriennio giuridico 2006-2009) all'art. 26 recita che la funzione docente «si fonda sull'autonomia culturale e professionale dei docenti; essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio».


L'aggiornamento e la formazione sono parte integrante della stessa attività di insegnamento: per questo gli insegnanti hanno diritto all'utilizzo di cinque giorni nel corso dell'anno scolastico. Tuttavia, la fruizione dei permessi per l'aggiornamento è determinata a livello di ogni istituzione scolastica in relazione alle esigenze di servizio: dipende cioè dalle necessità organizzative della scuola, piuttosto che dalla libera iniziativa del singolo docente di integrarsi nel piano dell'offerta formativa della scuola.


Per il personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario) la qualificazione professionale è condizione per il passaggio da un profilo all'altro, ma non per gli insegnanti che non hanno progressione della carriera per motivi di merito e di titoli culturali. La necessità di adeguare le conoscenze e le competenze dei docenti alle novità implicate nei processi di riordino o riforma della scuola, sia sul versante degli ordinamenti che su quelli dei contenuti di insegnamento, ha comportato che soggetto dell'aggiornamento sia divenuta la stessa amministrazione, centrale e periferica, in prima persona o l'Università o gli enti accreditati per la realizzazione di progetti.


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COMMENTI
22/04/2010 - formare i formatori (alberto cucchi)

Ho svolto attività nelle scuole di specializzazione di istruzione secondaria (SSIS) dall'anno 2001 all'anno scorso e si è compreso come, fin dall'inizio dell'avventura di queste istituzioni, create come luogo privilegiato della formazione pubblica dei giovani insegnanti, sia stato oltremodo difficile rendere consapevoli sia la scuola secondaria, ma soprattutto l'Università dell'importanza della formazione negli ambiti disciplinari e nella didattica. Questa esperienza del tutto nuova è stata spesso passata sotto silenzio oppure è stata fatta oggetto di disinformazione. Per altri motivi altrettanto complessi questo modello di formazione è venuto meno nell'ambito della riforma complessiva ora in atto, in nome di un rinnovamento di cui ancora non si vedono gli esiti (in attesa ancora del nuovo regolamento del TFA tirocinio formativo attivo). Ci auguriamo che il patrimonio di questi anni non vada disperso come tante esperienze compiute dalle scuole negli ambiti delle didattiche disciplinari e nelle famose sperimentazioni, di cui si è accuratamente cancellata ogni rilevanza sia per le buone pratiche che per la valutazione dei risultati raggiunti. Gli insegnanti supervisori ai tirocini delle SSIS (Associazione nazionale formatori insegnanti supervisori, Anfis) si sono costituiti in un'associazione che cerca in questi ultimi tempi concitati di salvaguardare i modelli più significativi che hanno prodotto esperienze degne di essere riprodotte nel futuro sistema.

 
21/04/2010 - Il ruolo delle Associazioni (Gianfranco Porcelli)

Sono il presidente dell'Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere, la prima associazione disciplinare in Italia, attiva da oltre 60 anni. Il Ministero non ci consulta: a volte ci convoca per comunicarci decisioni già prese, fingendo poi di avere avuto in quelle riunioni un avallo che nessuno ha dato. Disattende anche i trattati e le direttive dell'UE che da Maastricht in poi vogliono che ogni studente possa imparare due lingue comunitarie oltre alla propria. L'ultima circolare consentirà di insegnare inglese nel momento più delicato (ossia all'inizio, in prima elementare) a insegnanti che al massimo avranno avuto formazione per 50 ore, di cui circa metà on-line. Con quale pronuncia? Con quali competenze metodologiche? Di formazione ci si riempie la bocca ma si fa ben poco. E pensare che quando si riduce o contiene la quantità degli insegnanti, la qualità della loro didattica assume un'importanza sempre maggiore.

 
19/04/2010 - Quale direzione per la formazione/aggiornamento? (enrico maranzana)

La parola formazione non ha valore assoluto ma il suo significato dipende dall'ambito di riferimento. Si può cogliere appieno l'importanza di tale affermazione se la si inquadra nel dibattito in corso riguardante le indicazioni nazionali per i licei che ha messo in evidenza due concezioni di scuola contrapposte (emblematico il confronto Gentili/Israel iniziato su queste pagine e continuato sul tuttoscuola.com). Preoccupante e, al tempo stesso significativo, osservare che il fondamento delle argomentazioni svolte è molto variegato: risaltano per la loro assenza i riferimenti all'ordinamento dello Stato. Per evitare di perdere di vista il significato ultimo del riordino e inquadrare correttamente il problema della formazione e dell'aggiornamento dei docenti è bene spendere alcuni minuti per riflettere sul significato del DPR sull'autonomia. A tal fine rimando a quanto appare nella sezione didattica di matematicamente.it col titolo - Insegnare matematica dopo il riordino.