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SCUOLA/ Le Indicazioni “parlano” finalmente una lingua diversa, ora i prof sapranno usarla?

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La continuità tra il 1° ciclo e i licei è data anche dagli elementi con cui è presentato e proposto l’oggetto “lingua”. La lingua è descritta a tutto tondo nei suoi elementi costitutivi. Non solo le sue strutture e le sue regole sono oggetto di analisi e conoscenza (la tanto vituperata grammatica) ma i meccanismi che governano la lingua proposti come oggetto di conoscenza ma anche come competenza d’uso della lingua stessa. Si intravedono in filigrana elementi offerti dalla sociolinguistica, dalla pragmatica, dalla storia della lingua e dalla testualità. Si fa ricorso a quelle che fino a non molto tempo fa venivano definite le abilità linguistiche sul versante della fruizione e della produzione: ascoltare, leggere, parlare, scrivere). Sia nel parlato che nello scritto si sottolinea che lo studente “nella produzione personale dovrà saper variare l’uso della lingua a seconda dei diversi contesti e scopi comunicativi, compiendo anche le adeguate scelte retoriche pragmatiche e ampliando contestualmente il proprio lessico” (Indicazioni).


In una società in cui la lingua in generale, ma ancor più nei giovani, è stereotipata, usata in contesti comunicativi monotipo che non sono primariamente quelli scolastici - anzi ben distanti dall’articolazione testuale usata nella scuola - è importante il suggerimento che la scuola presenti situazioni e prodotti linguistici che superino lo “scolastichese”, attraverso l’analisi dei vari fenomeni linguistici ma, anche e soprattutto, attraverso l’uso reale della lingua in contesti diversificati, pena una nuova “grammatica” pesante fatta di “nozioni” sui fenomeni linguistici. Lo studente deve presentarsi come produttore consapevole di lingua quale strumento per comunicare, per relazionarsi, per conoscere gli altri e per conoscere sé. Non a caso tra gli obiettivi specifici di apprendimento del primo biennio si trova l’indicazione secondo cui “nell’ambito della produzione orale si darà rilievo al rispetto dei turni verbali, all’ordine dei turni e alla concisione ed efficacia espressiva” (Indicazioni).


Viene auspicato anche lo sviluppo della competenza testuale attiva e passiva attraverso la proposta di esercitazioni che esplicitino tale competenza: “riassumere, titolare, parafrasare, variare i registri e i punti di vista”. Tenendo presente che negli ultimi decenni il “testo” nel 1° ciclo è stato proposto come oggetto linguistico di analisi quasi autoptica, soffocando con l’eccesso di analiticità il piacere di incontrare un testo e in misura ahinoi molto minore la capacità di fare propri e quindi usarli i meccanismi linguistici per comprendere e produrre testi comunicativamente efficaci e ben confezionati. La storia insegna. Non si deve ripetere l’errore di proporre sotto nuove vesti un nozionismo linguistico, anziché sviluppare negli studenti il piacere di usare la lingua come strumento principe per conoscere il mondo e porsi nel mondo.


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COMMENTI
03/04/2010 - formare gli insegnanti (alberto cucchi)

Condivido sostanzialmente l'analisi delle nuove indicazioni sui programmi. Comunque l'applicazione della riforma dipende sicuramente dalla formazione dei nuovi insegnanti e non solo dall'aggiornamento di quelli attualmente in servizio. Con la conclusione del ciclo delle Scuole di specilizzazione per l'insegnamento secondario (SSIS) è venuto a mancare l'Istituzione che ha legato fortemente la pratica didattica alla riflessione sugli ambiti disciplinari. In mancanza di una valida alternativa dedicata alla formazione degli insegnanti(siamo in attesa del nuovo modello approvato dal Consiglio di Stato dopo l'iter ordinario alla settima Commissione della Camera.) sarà molto difficile costruire dei punti solidi di riferimento per la riflessione e l'applicazione delle nuove indicazioni nazionali soprattutto nella secondaria. Si auspica pertanto che la nuova formazione venga approvata al più presto nello spirito delle cose positive che a suo tempo le vecchie SSIS hanno messo in atto in quasi un decennio di attività.

 
02/04/2010 - capire e ripetere, comprendere e interpretare (Antonio Servadio)

Qui da noi siamo rapidissimi a scopiazzare acriticamente le mode, le tante cose insulse e i molteplici scarti culturali cui è facile attingere dagli USA. Quel che c'e' di buono arriva invece con 15-40 anni di ritardo (a seconda degli argomenti), e sempre con fatica, perche' qui si discute tutto dalla A alla Z e ritorno evitando come la peste di apprendere anche dall'altrui esperienza. Raro che i giornalisti si interessino e siano in grado di riferire come e perche' si fanno certe cose in un certo modo in altri paesi. Concretamente, nelle scuole USA i ragazzi vengono addestrati anche a "presentare" cià di cui hanno letto, contestualizzando la presentazione e adeguandola agli obbiettivi più vari. La lingua come materia viva, non come prerogativa accademica, è strumento per comunicare non solo letteratura, anche tecnologia e scienza. Si forma una capacità espositiva tali per cui, ad es. in ambito scientifico, gli oratori americani sono mediamente incisivi e brillanti, sanno scrivere in modo convincente, sanno ottenere attenzione e guadagnare convincimento, e quindi tutto quel che ne consegue. Al confronto, il collega-medio sfornato da licei e università è concettoso o palloso, vago o dispersivo, a volte ammuffito. Non convince e quindi non ottiene. Ha altre doti.

 
02/04/2010 - Lingua diversa con significati contradditori (enrico maranzana)

Giovani "capaci di capire e non solo di ripetere" è il traguardo di un sistema scolastico funzionale a una società statica. Il legislatore, invece, ha cercato di affrontare la dinamicità e la complessità del mondo contemporaneo finalizzando la scuola alla promozione e al potenziamento delle qualità degli studenti. In tale direzione muovono le competenze generali definite nei profili culturali, educativi e professionali dei nuovi regolamenti nonché la prescrizione "l'uso costante del laboratorio per l'insegnamento delle discipline scientifiche" che prefigurano percorsi d'apprendimento volti a produrre autonomia di pensiero, capacità di formulare ipotesi e di controllarne la validità, l'esibizione di comportamenti produttivi. E' molto preoccupante e sicuramente fallimentare il fatto che le indicazioni nazionali per i licei contraddicano tali premesse in quanto redatte a partire dalla convinzione che lo studente, a scuola, debba adeguarsi allo stato delle conoscenze del momento. Gli estensori delle indicazioni nazionali, per affermare la loro visione del mondo della scuola, non hanno tenuto in alcuna considerazione il fatto che la specificazione delle competenze generali, di cui si sostanziano gli indirizzi, implicano unitarietà del servizio e interdipendenza degli insegnamenti.