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SCUOLA/ Le Indicazioni “parlano” finalmente una lingua diversa, ora i prof sapranno usarla?

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 In nome dell’autonomia viene lasciata alle singole scuole e ai singoli docenti la scelta di una didattica adeguata ed efficace perché i ragazzi raggiungano obiettivi e competenze proposte dalle Indicazioni. Il Prof. Giorgio Chiosso su queste pagine richiama che il rispetto dell’autonomia «assegna agli insegnanti una grande responsabilità culturale ed educativa. Spetta a loro compiere le scelte più idonee per far crescere gli alunni sul piano culturale, nel senso critico, aiutandoli a diventare persone capaci di capire e non solo di ripetere. C’è bisogno dunque non solo di docenti “tecnici esperti”, ma anche docenti capaci di stimolare le capacità personali e promuovere cultura».


Ciò comporta che i docenti individuino metodologie e prassi didattiche adeguate allo scopo formativo e culturale della scuola e della singola disciplina. In fondo si richiede una revisione della professionalità dei docenti. Chi insegna agli insegnanti a promuovere apprendimento? All’uscita dei Nuovi Programmi per la scuola elementare del 1985 fu attivato dal ministero un Piano Pluriennale di aggiornamento per i Nuovi Programmi. Durò cinque anni, tanti quante erano le aree disciplinari di cui erano composti i programmi, ed ogni insegnante ebbe modo di rivisitare teoria e pratica delle singole discipline. I tempi sono mutati, nel frattempo è stato introdotto il criterio dell’autonomia, oggi si parla di “indicazioni”. Ma il bisogno di rivedere le conoscenze e le azioni didattiche relative ad una disciplina resta.


Il primo elemento, le conoscenze disciplinari derivanti dalle nuove teorie e ricerche, dovrebbe essere appannaggio delle università. La metodologia e la didattica disciplinare può essere messa in discussione, rivista ed attualizzata nell’efficacia in luoghi che consentano un confronto. Il primo di questi luoghi può essere il dipartimento disciplinare presente nei singoli istituti scolastici che magari si strutturano in rete. Altre sedi possono essere le associazioni disciplinari ed altro ancora. Si tratta di far uscire dalla autoreferenzialità strutture culturali ed associative perché si pongano come obiettivo una rivisitata competenza metodologica e didattica dei docenti, di primo pelo o di lungo corso.


Sono solo alcune idee. Chi ha stilato le Indicazioni dovrebbe anche pensare di creare le condizioni perché queste non rimangano lettera morta sulla carta, ma reale occasione per rendere la scuola luogo di cultura e di crescita di sé per i ragazzi e, perché no, luogo in cui il docente possa trovare soddisfazione nell’efficacia culturale e formativa del suo agire professionale.



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COMMENTI
03/04/2010 - formare gli insegnanti (alberto cucchi)

Condivido sostanzialmente l'analisi delle nuove indicazioni sui programmi. Comunque l'applicazione della riforma dipende sicuramente dalla formazione dei nuovi insegnanti e non solo dall'aggiornamento di quelli attualmente in servizio. Con la conclusione del ciclo delle Scuole di specilizzazione per l'insegnamento secondario (SSIS) è venuto a mancare l'Istituzione che ha legato fortemente la pratica didattica alla riflessione sugli ambiti disciplinari. In mancanza di una valida alternativa dedicata alla formazione degli insegnanti(siamo in attesa del nuovo modello approvato dal Consiglio di Stato dopo l'iter ordinario alla settima Commissione della Camera.) sarà molto difficile costruire dei punti solidi di riferimento per la riflessione e l'applicazione delle nuove indicazioni nazionali soprattutto nella secondaria. Si auspica pertanto che la nuova formazione venga approvata al più presto nello spirito delle cose positive che a suo tempo le vecchie SSIS hanno messo in atto in quasi un decennio di attività.

 
02/04/2010 - capire e ripetere, comprendere e interpretare (Antonio Servadio)

Qui da noi siamo rapidissimi a scopiazzare acriticamente le mode, le tante cose insulse e i molteplici scarti culturali cui è facile attingere dagli USA. Quel che c'e' di buono arriva invece con 15-40 anni di ritardo (a seconda degli argomenti), e sempre con fatica, perche' qui si discute tutto dalla A alla Z e ritorno evitando come la peste di apprendere anche dall'altrui esperienza. Raro che i giornalisti si interessino e siano in grado di riferire come e perche' si fanno certe cose in un certo modo in altri paesi. Concretamente, nelle scuole USA i ragazzi vengono addestrati anche a "presentare" cià di cui hanno letto, contestualizzando la presentazione e adeguandola agli obbiettivi più vari. La lingua come materia viva, non come prerogativa accademica, è strumento per comunicare non solo letteratura, anche tecnologia e scienza. Si forma una capacità espositiva tali per cui, ad es. in ambito scientifico, gli oratori americani sono mediamente incisivi e brillanti, sanno scrivere in modo convincente, sanno ottenere attenzione e guadagnare convincimento, e quindi tutto quel che ne consegue. Al confronto, il collega-medio sfornato da licei e università è concettoso o palloso, vago o dispersivo, a volte ammuffito. Non convince e quindi non ottiene. Ha altre doti.

 
02/04/2010 - Lingua diversa con significati contradditori (enrico maranzana)

Giovani "capaci di capire e non solo di ripetere" è il traguardo di un sistema scolastico funzionale a una società statica. Il legislatore, invece, ha cercato di affrontare la dinamicità e la complessità del mondo contemporaneo finalizzando la scuola alla promozione e al potenziamento delle qualità degli studenti. In tale direzione muovono le competenze generali definite nei profili culturali, educativi e professionali dei nuovi regolamenti nonché la prescrizione "l'uso costante del laboratorio per l'insegnamento delle discipline scientifiche" che prefigurano percorsi d'apprendimento volti a produrre autonomia di pensiero, capacità di formulare ipotesi e di controllarne la validità, l'esibizione di comportamenti produttivi. E' molto preoccupante e sicuramente fallimentare il fatto che le indicazioni nazionali per i licei contraddicano tali premesse in quanto redatte a partire dalla convinzione che lo studente, a scuola, debba adeguarsi allo stato delle conoscenze del momento. Gli estensori delle indicazioni nazionali, per affermare la loro visione del mondo della scuola, non hanno tenuto in alcuna considerazione il fatto che la specificazione delle competenze generali, di cui si sostanziano gli indirizzi, implicano unitarietà del servizio e interdipendenza degli insegnamenti.