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SCUOLA/ 1. Il federalismo Gelmini-Formigoni saprà resistere a corporazioni e sindacati?

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Non servono (o, meglio, non bastano) le riforme degli ordinamenti; non sono sufficienti le modifiche dei piani di studio e degli orari; non bastano le più o meno sottili disquisizioni filosofiche, epistemologiche e pedagogiche sull’utilità o meno di riorganizzare le discipline sulla base di conoscenze o di competenze…Tutte cose sacrosante, per carità!


E’ sufficiente, però, frequentare il pianeta scuola per un certo periodo di tempo, per accorgersi che tutto questo diventa inutile - o addirittura ridicolo - quando si abbatte su un qualsiasi istituto la più grande e difficilmente rimediabile delle sciagure: l’insegnante demotivato, impreparato, psicologicamente instabile. Evento, purtroppo, tutt’altro che raro.


Quando questo accade - e i dirigenti di scuola statale sanno bene che si può fare ben poco per porre rimedio a questa calamità - ogni velleità di riforma, ogni disquisizione di natura filosofica, ogni buona intenzione di far funzionare al meglio la complessa e delicata “macchina” dell’istruzione/educazione, va a farsi friggere. E bastano pochi docenti così per mandare in tilt un qualsiasi istituto e minarne l’immagine pubblica.


Del resto, così come si capisce facilmente che per far maturare figli è inutile cambiare l’arredamento della casa o la disposizione delle stanze, se i genitori sono incapaci di educare, violenti o assenti, altrettanto bene - e per analogia - si comprende che qualsiasi riforma (come qualsiasi dinamica educativa/formativa), per essere realizzata, necessita di insegnanti capaci e motivati, poiché sono coloro che si rapportano in classe con l’“utente” finale di ogni azione o intenzionalità dell’istituzione scolastica.

 

 

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