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SCUOLA/ 1. Il federalismo Gelmini-Formigoni saprà resistere a corporazioni e sindacati?

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Può sembrare un discorso brutale, soprattutto per chi è abituato a ragionare con quella mentalità garantista (e immobilista) che ha trasformato la scuola italiana in un ammortizzatore sociale e così pesantemente contribuito a produrne la decadenza; troppo delicata e importante, però, è la questione educativa, perché si possa continuare così!


Di questo fattore vincente, di un corpo docente preparato, motivato e selezionato, che si offra al “mercato” con una proposta di alta professionalità, ha necessità anche la scuola statale, che dispone pure di tanti docenti bravi e volenterosi, ma paga lo scotto di un sistema di arruolamento penalizzante, rigido e contrario ad ogni logica educativa.


I numerosi ostacoli che si frappongono all’introduzione di un sistema diverso, dovuti alla sedimentazione di tante, troppe norme che vanno in direzione opposta, possono essere superati – come ha scritto su questo giornale Lorenza Violini (Prof in camicia verde, 19 aprile 2010)- «con una sperimentazione da concordarsi col Governo nazionale che non tocchi i principi di fondo della nostra legislazione ma che crei condizioni più favorevoli all’innovazione e all’incremento della qualità».


Provando a guardare con lealtà, finalmente, allo scopo vero delle istituzioni scolastiche – l’educazione/formazione delle nuove generazioni -, senza pretendere irrealisticamente di capovolgere in tempi brevi un sistema pachidermico e rigido, si possono trovare soluzioni intermedie. E’ sufficiente una politica di piccoli passi, di progetti-pilota, come quello proposto da Formigoni, che permettano un po’ alla volta di realizzare per tutto il nostro sistema nazionale di istruzione un assetto che rimetta al centro la persona dell’alunno e valorizzi, nel contempo, quella fondamentale e preziosissima risorsa che è la professionalità del docente, in un’ottica di piena e condivisa autonomia delle istituzioni scolastiche, statali o paritarie che siano.

 



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