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SCUOLA/ 2. Non solo competenze: l’istruzione serve anche a trasmettere un patrimonio culturale

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Prendo per buona - non per comodità dialettica, ma perché la condivido davvero - la centralità delle ICT nel processo di “adattamento”. Sono d’accordo con te sul fatto che ciò comporti: 1) la creazione di diversi «ambienti di apprendimento» (penso anche alle strutture fisiche); 2) un ripensamento della didattica, capace di incorporare i nuovi media non solo come strumenti «più potenti» e versatili, ma come oggetti che incidono profondamente sulle modalità (tempi, luoghi, strategie) dell’apprendimento stesso. Questo, tradotto in politiche, che cosa significa?

 

Non parole, dichiarazioni, «contestualizzazioni», ma investimenti. In conto capitale, per quanto riguarda gli edifici, a partire dalla indecorosa situazione dell’edilizia scolastica sino alle infrastrutturazioni di rete e le dotazioni di software; sulla parte corrente, in vista di un piano vero di riqualificazione della docenza.


Dunque, scelte politiche di respiro, pensate per il medio termine, oggi lontanissime dall’agenda politica sia del governo, sia dell’opposizione. Chiedere, come tu fai, a questa riforma - regolamenti e indicazioni - di farsi carico di una prospettiva simile è a mio parere improprio: sarebbe come pretendere da una pur necessaria riforma delle regole del mercato finanziario di risolvere i problemi di fondo dell’economia globale.

 

 

La riforma in via di attuazione va invece considerata - e criticata - per quello che è: la ridefinizione della cornice di ordinamento e, insieme, degli obiettivi di apprendimento della scuola secondaria. Concentriamoci su questo secondo aspetto, lo sguardo puntato sui licei. Con un’avvertenza di fondo: diversamente dal passato, è indispensabile leggere le indicazioni - ma questo varrà anche per i tecnici e i professionali - non come norme immutabili scritte sul marmo, ma, al contrario, come, per l’appunto, “indicazioni” di rotta, suscettibili di revisioni e aggiustamenti nel tempo.

 

 

Dico di più: di per sé, le indicazioni dettano sì la via per giungere al traguardo, ma si guardano bene dall’entrare nel merito dell’equipaggiamento necessario per percorrerla. E bene fanno. Non credo sia loro compito dettare «il rinnovamento dei processi di apprendimento». Quello deve maturare altrove, nella prassi e nella ricerca didattica. L’alternativa è la pedagogia di Stato, che certo né io né tu vogliamo.

 

 

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COMMENTI
21/04/2010 - Pasdaran e immigrati digitali (Daniele Prof Pauletto)

"la scuola è (deve essere) il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove". La scuola non è un'isola, nè roccaforte della Cultura gutenberghiana da difendere a denti stretti. "l’altro è la trasmissione - ebbene sì, la trasmissione, nel senso alto di traditio - del patrimonio culturale alle nuove generazioni". Ma conosciamo le nuove generazioni che molti ormai chiamano nativi digitali immersi nella società digitale. "pasdaran delle conoscenze ...pasdaran delle competenze" per alcuni autori semplicemente Immigrati Digitali. Allora avanti con il "core curriculum" citando Marco Campione "con una forte immissione del saper fare e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica". La Scuola NON è SOLO il liceo.

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [2 di 2] (Marco Campione)

Per usare una terminologia di Ferratini o è un truismo oppure non comprendo. E credo c'entri qualcosa il caveat di cui parlavo prima e che vado ad esplicitare. La riformulazione infatti ha secondo me un solo limite: strizza un po' troppo l’occhio a quel difetto di fondo delle élites intellettuali di confondere la scuola con il Liceo (possibilmente Classico). So bene che tutto questo dibattito nasce dalle indicazioni per i Licei e dunque potrebbe trattarsi solo di una semplificazione, ma resta il fatto che Ferratini scrive una definizione che calza perfettamente al Liceo, ma parla genericamente di "scuola": "la scuola è il luogo dove..." Che l'incomprensione (mia verso Ferratini, ma forse anche nella disputa Gentili-Israel che ha "triggerato" questo splendido dibattito) sia tutta qui?

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [1 di 2] (Marco Campione)

Lo premetto per i lettori: con il Vittorio al quale risponde Ferratini condividiamo il cognome non per un caso di omonimia. Pur essendo padre e figlio, caso vuole che qualche volta si condividano alcune idee. Succede anche nelle migliori famiglie... Proprio non riesco ad appassionarmi alla disputa tra pasdaran delle conoscenze e pasdaran delle competenze e parto proprio da qui. Questa disputa infatti non va confusa con quella tra "nostalgici" e "contemporanei", che secondo me (l'ho scritto più volte) è il vero discrimine nel dibattito sulla scuola. I nostalgici (dei programmi e di altro) sono ovviamente dei pasdaran delle conoscenze, ma non è vero che sia ascrivibile alla schiera dei pasdaran delle competenze chi pensa si debba mutare completamente prospettiva introducendo ad esempio (ad esempio!): core curriculum, forte immissione del "saper fare" e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica ecc. Lo dico perché dell'intervento di Ferratini (che colloco tra i "contemporanei") non comprendo la parte che segue alla sua riformulazione (la scuola è il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove). La riformulazione è di per sé stimolante e con un caveat migliore di quella di Campione Sr., ma che c'azzecca ciò che segue? [SEGUE]

 
20/04/2010 - Verso una nuova definizione di funzione docente (enrico maranzana)

"Diversamente dal passato, è indispensabile leggere le indicazioni" che "dettano la via per giungere al traguardo". Vediamo come: nell'all. A del regolamento sono indicati gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare, la cui applicazione genera profondi cambiamenti della vita di classe e delle responsabilità dei docenti. La tradizionale visione statica del sapere, codificata nei libri di testo, è sostituita da una concezione che si sostanzia dei problemi che hanno caratterizzato l'evoluzione delle discipline e dai metodi di indagine che hanno condotto alla conquista delle relative conoscenze. I laboratori sono da intendere come l'occasione per far sperimentare e per far rivivere ai giovani l'avventura umana. Si tratta di una sottolineatura essenziale: l'agire dello studente che affronta razionalmente una situazione sconosciuta ha una duplice valenza. Letta in ambito disciplinare, restituisce "la pratica dei metodi di indagine", letta in campo comportamentale fornisce significative indicazioni per il governo dei processi di apprendimento (competenze). La funzione docente appare profondamente modificata e sarebbe stato opportuno capitalizzare le esperienze pregresse per superare le naturali resistenze che si frappongono a ogni cambiamento, come quelle incontrate dai vigenti programmi degli ITC le cui indicazioni metodologiche sono del tutto analoghe a quelle dei regolamenti. Le indicazioni nazionali, invece, non hanno percepito il problema .. anzi ..