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SCUOLA/ 2. Non solo competenze: l’istruzione serve anche a trasmettere un patrimonio culturale

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Vengo ai punti su cui - pur non disperando che alla fine si possa convergere -, nella formulazione con cui li proponi, attualmente dissento. Non mi convince la opposizione fra coloro che ritengono «vi sia un “magazzino ben fornito di notizie” al quale i dispensatori del sapere si riforniscono» e coloro che ritengono «che il sapere si costruisce nel percorso di insegnamento/apprendimento».


Non mi convince perché mi sembra una semplificazione manichea e un cedimento alla caricatura delle posizioni altrui, da cui peraltro ti sei tenuto meritoriamente lontano nel resto del tuo articolo; ma soprattutto perché si fonda su un presupposto, a mio parere, sbagliato: l’idea che nel percorso educativo il quid, il quantum, il quale e il quomodo siano variabili indipendenti. Anzi, peggio: che, in una certa misura, si debba scegliere fra due modelli, il primo che privilegia quid e quantum, il secondo il quale e il quomodo.


Quando contrapponi «dare più istruzione» e «dare l’istruzione giusta», non si sfugge all’impressione che consideri le due cose come necessariamente incompatibili. E’ un po’ la pseudoalternativa moriniana fra teste piene e teste ben fatte - falsa, perché se la accetto come vera sarei costretto ad ammettere la possibilità che esistano teste vuote ben fatte (dunque, logicamente, non è un’alternativa).


Così come sono assolutamente in disaccordo su un’altra alternativa che tu proponi (questa volta plausibile logicamente, ma “terribile”, se davvero fosse fondata nei fatti come tu ritieni): quella secondo la quale «la scuola è sempre meno il luogo dove si apprende e sempre più il luogo capace di dare significato a quanto si è appreso altrove».


Non mi è chiaro se descrivi, in questo caso, o prevedi («la scuola è destinata a diventare…»). In tutti i casi, non è ciò di cui faccio esperienza ogni giorno entrando in classe. Detta così, mi sembra un’affermazione azzardata. Provo a riformularla, in una versione che non vuole essere banalmente conciliatoria, ma che mi sembra più aderente sia all’essere (almeno nelle situazioni migliori, e ce ne sono), sia al dover essere, come io l’intendo: «la scuola è (deve essere) il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove».

 

 

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COMMENTI
21/04/2010 - Pasdaran e immigrati digitali (Daniele Prof Pauletto)

"la scuola è (deve essere) il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove". La scuola non è un'isola, nè roccaforte della Cultura gutenberghiana da difendere a denti stretti. "l’altro è la trasmissione - ebbene sì, la trasmissione, nel senso alto di traditio - del patrimonio culturale alle nuove generazioni". Ma conosciamo le nuove generazioni che molti ormai chiamano nativi digitali immersi nella società digitale. "pasdaran delle conoscenze ...pasdaran delle competenze" per alcuni autori semplicemente Immigrati Digitali. Allora avanti con il "core curriculum" citando Marco Campione "con una forte immissione del saper fare e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica". La Scuola NON è SOLO il liceo.

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [2 di 2] (Marco Campione)

Per usare una terminologia di Ferratini o è un truismo oppure non comprendo. E credo c'entri qualcosa il caveat di cui parlavo prima e che vado ad esplicitare. La riformulazione infatti ha secondo me un solo limite: strizza un po' troppo l’occhio a quel difetto di fondo delle élites intellettuali di confondere la scuola con il Liceo (possibilmente Classico). So bene che tutto questo dibattito nasce dalle indicazioni per i Licei e dunque potrebbe trattarsi solo di una semplificazione, ma resta il fatto che Ferratini scrive una definizione che calza perfettamente al Liceo, ma parla genericamente di "scuola": "la scuola è il luogo dove..." Che l'incomprensione (mia verso Ferratini, ma forse anche nella disputa Gentili-Israel che ha "triggerato" questo splendido dibattito) sia tutta qui?

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [1 di 2] (Marco Campione)

Lo premetto per i lettori: con il Vittorio al quale risponde Ferratini condividiamo il cognome non per un caso di omonimia. Pur essendo padre e figlio, caso vuole che qualche volta si condividano alcune idee. Succede anche nelle migliori famiglie... Proprio non riesco ad appassionarmi alla disputa tra pasdaran delle conoscenze e pasdaran delle competenze e parto proprio da qui. Questa disputa infatti non va confusa con quella tra "nostalgici" e "contemporanei", che secondo me (l'ho scritto più volte) è il vero discrimine nel dibattito sulla scuola. I nostalgici (dei programmi e di altro) sono ovviamente dei pasdaran delle conoscenze, ma non è vero che sia ascrivibile alla schiera dei pasdaran delle competenze chi pensa si debba mutare completamente prospettiva introducendo ad esempio (ad esempio!): core curriculum, forte immissione del "saper fare" e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica ecc. Lo dico perché dell'intervento di Ferratini (che colloco tra i "contemporanei") non comprendo la parte che segue alla sua riformulazione (la scuola è il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove). La riformulazione è di per sé stimolante e con un caveat migliore di quella di Campione Sr., ma che c'azzecca ciò che segue? [SEGUE]

 
20/04/2010 - Verso una nuova definizione di funzione docente (enrico maranzana)

"Diversamente dal passato, è indispensabile leggere le indicazioni" che "dettano la via per giungere al traguardo". Vediamo come: nell'all. A del regolamento sono indicati gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare, la cui applicazione genera profondi cambiamenti della vita di classe e delle responsabilità dei docenti. La tradizionale visione statica del sapere, codificata nei libri di testo, è sostituita da una concezione che si sostanzia dei problemi che hanno caratterizzato l'evoluzione delle discipline e dai metodi di indagine che hanno condotto alla conquista delle relative conoscenze. I laboratori sono da intendere come l'occasione per far sperimentare e per far rivivere ai giovani l'avventura umana. Si tratta di una sottolineatura essenziale: l'agire dello studente che affronta razionalmente una situazione sconosciuta ha una duplice valenza. Letta in ambito disciplinare, restituisce "la pratica dei metodi di indagine", letta in campo comportamentale fornisce significative indicazioni per il governo dei processi di apprendimento (competenze). La funzione docente appare profondamente modificata e sarebbe stato opportuno capitalizzare le esperienze pregresse per superare le naturali resistenze che si frappongono a ogni cambiamento, come quelle incontrate dai vigenti programmi degli ITC le cui indicazioni metodologiche sono del tutto analoghe a quelle dei regolamenti. Le indicazioni nazionali, invece, non hanno percepito il problema .. anzi ..