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SCUOLA/ 2. Non solo competenze: l’istruzione serve anche a trasmettere un patrimonio culturale

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Caro Vittorio,
il tuo intervento affronta non poche questioni di rilievo, richiamando giustamente all’attenzione un tema centrale della scuola di oggi, ovvero la parte che in essa, o attorno ad essa, già hanno - e quella che dovrebbero avere - le tecnologie dell’informazione.

 

Ma ha soprattutto il merito, mi sembra, di non sfuggire alla domanda di fondo sulla funzione della scuola nella società contemporanea: considerato il mutare del suo peso relativo nei processi formativi delle nuove generazioni, quale ruolo essa può giocare - e a quali condizioni - sia come fattore chiave della crescita e dello sviluppo (civile, culturale, economico), sia come leva della mobilità sociale e della promozione di una maggiore equità? Solo muovendo di qui ha senso misurare le idee e confrontare i giudizi sull’efficacia e congruenza delle proposte, a partire da quelle legislative attualmente oggetto di discussione (Regolamenti e Indicazioni).


Sono assolutamente d’accordo con te sul tema (la dico alla grossa) della valorizzazione della cultura, all’interno della scuola, nelle sue manifestazioni e realtà molteplici, il che implica l’infondatezza di ogni pretesa che assuma l’una come strada privilegiata rispetto alle altre, nella formazione delle classi dirigenti.


Vi sono tuttavia alcune affermazioni, e non di poco conto, che non finiscono di convincermi. Il fatto che la scuola debba adattarsi alla società mi pare, da un lato, un truismo, dall’altro una questione tutt’altro che ovvia. Un truismo, se intendiamo che, come ogni istituzione inserita nel tempo storico, ne riflette inevitabilmente i mutamenti. Diventa meno ovvia la cosa se entriamo nel concreto non di una descrizione, ma di una prescrizione: la scuola deve adattarsi alla società. Cioè?


Leggi anche: SCUOLA/ Il poco spazio riservato alle tecnologie è la spia che qualcosa non va..., di V. Campione

 

Leggi anche: SCUOLA/ 1. Belardinelli: la "filosofia" delle Indicazioni? Meno tabelle e più libertà, di S. Belardinelli

 


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COMMENTI
21/04/2010 - Pasdaran e immigrati digitali (Daniele Prof Pauletto)

"la scuola è (deve essere) il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove". La scuola non è un'isola, nè roccaforte della Cultura gutenberghiana da difendere a denti stretti. "l’altro è la trasmissione - ebbene sì, la trasmissione, nel senso alto di traditio - del patrimonio culturale alle nuove generazioni". Ma conosciamo le nuove generazioni che molti ormai chiamano nativi digitali immersi nella società digitale. "pasdaran delle conoscenze ...pasdaran delle competenze" per alcuni autori semplicemente Immigrati Digitali. Allora avanti con il "core curriculum" citando Marco Campione "con una forte immissione del saper fare e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica". La Scuola NON è SOLO il liceo.

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [2 di 2] (Marco Campione)

Per usare una terminologia di Ferratini o è un truismo oppure non comprendo. E credo c'entri qualcosa il caveat di cui parlavo prima e che vado ad esplicitare. La riformulazione infatti ha secondo me un solo limite: strizza un po' troppo l’occhio a quel difetto di fondo delle élites intellettuali di confondere la scuola con il Liceo (possibilmente Classico). So bene che tutto questo dibattito nasce dalle indicazioni per i Licei e dunque potrebbe trattarsi solo di una semplificazione, ma resta il fatto che Ferratini scrive una definizione che calza perfettamente al Liceo, ma parla genericamente di "scuola": "la scuola è il luogo dove..." Che l'incomprensione (mia verso Ferratini, ma forse anche nella disputa Gentili-Israel che ha "triggerato" questo splendido dibattito) sia tutta qui?

 
20/04/2010 - a proposito di truismi [1 di 2] (Marco Campione)

Lo premetto per i lettori: con il Vittorio al quale risponde Ferratini condividiamo il cognome non per un caso di omonimia. Pur essendo padre e figlio, caso vuole che qualche volta si condividano alcune idee. Succede anche nelle migliori famiglie... Proprio non riesco ad appassionarmi alla disputa tra pasdaran delle conoscenze e pasdaran delle competenze e parto proprio da qui. Questa disputa infatti non va confusa con quella tra "nostalgici" e "contemporanei", che secondo me (l'ho scritto più volte) è il vero discrimine nel dibattito sulla scuola. I nostalgici (dei programmi e di altro) sono ovviamente dei pasdaran delle conoscenze, ma non è vero che sia ascrivibile alla schiera dei pasdaran delle competenze chi pensa si debba mutare completamente prospettiva introducendo ad esempio (ad esempio!): core curriculum, forte immissione del "saper fare" e della didattica laboratoriale in tutte le scuole (anche i Licei), scuole come luoghi dove si fa anche ricerca educativa, ripensamento degli spazi fisici in cui si fa scuola, innovazione tecnologica e non solo nella didattica ecc. Lo dico perché dell'intervento di Ferratini (che colloco tra i "contemporanei") non comprendo la parte che segue alla sua riformulazione (la scuola è il luogo dove si apprende ciò che non si apprende altrove e dove si dà significato a ciò che si apprende altrove). La riformulazione è di per sé stimolante e con un caveat migliore di quella di Campione Sr., ma che c'azzecca ciò che segue? [SEGUE]

 
20/04/2010 - Verso una nuova definizione di funzione docente (enrico maranzana)

"Diversamente dal passato, è indispensabile leggere le indicazioni" che "dettano la via per giungere al traguardo". Vediamo come: nell'all. A del regolamento sono indicati gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare, la cui applicazione genera profondi cambiamenti della vita di classe e delle responsabilità dei docenti. La tradizionale visione statica del sapere, codificata nei libri di testo, è sostituita da una concezione che si sostanzia dei problemi che hanno caratterizzato l'evoluzione delle discipline e dai metodi di indagine che hanno condotto alla conquista delle relative conoscenze. I laboratori sono da intendere come l'occasione per far sperimentare e per far rivivere ai giovani l'avventura umana. Si tratta di una sottolineatura essenziale: l'agire dello studente che affronta razionalmente una situazione sconosciuta ha una duplice valenza. Letta in ambito disciplinare, restituisce "la pratica dei metodi di indagine", letta in campo comportamentale fornisce significative indicazioni per il governo dei processi di apprendimento (competenze). La funzione docente appare profondamente modificata e sarebbe stato opportuno capitalizzare le esperienze pregresse per superare le naturali resistenze che si frappongono a ogni cambiamento, come quelle incontrate dai vigenti programmi degli ITC le cui indicazioni metodologiche sono del tutto analoghe a quelle dei regolamenti. Le indicazioni nazionali, invece, non hanno percepito il problema .. anzi ..