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DIBATTITO/ Campione (Pd): caro Formigoni, andare a rimorchio della Lega non fa bene alla scuola

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U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)  U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)

Prima di venire alle cosiddette “graduatorie regionali”, proposta fatta propria dal ministro Gelmini, una sola notazione su quella che Formigoni ha chiamato “l’assoluta parità tra scuola Statale e non Statale”. Cosa si vuole fare? Cambiare l’attuale legge sulla parità? A parte che parliamo di una legge sulla quale Formigoni non ha competenze, si pensi piuttosto a farla rispettare, verificando che le scuole non Statali ad esempio non discriminino nelle iscrizioni di stranieri e disabili e paghino il proprio personale secondo gli standard del Contratto Nazionale. Ho sempre pensato, attirandomi sovente critiche dalla mia parte politica, che la legge sulla parità scolastica sia una buona legge. Ma non esiste un modo migliore per affossare una legge di quello di non applicarla: ecco perché difenderla vuol dire anche essere rigorosi nel farla rispettare.

 

Ed eccoci alla proposta sul reclutamento. Ha scritto Vincenzo Silvano a questo proposito: “Possiamo immaginare, però, che il consenso non sarà unanime e che, anzi, si verificherà un’alzata di scudi da parte di quasi tutte le organizzazioni sindacali di categoria e di quel settore del mondo della scuola più legato ad una logica vetero-statalista, centralistica e corporativa”. Da quello che ho scritto fin qui spero risulti chiaro che la logica “vetero-statalista, centralistica e corporativa” non è la mia. E sono certo concorderà con me anche Silvano che sussidiarietà non vuol dire sostituire al centralismo di Viale Trastevere quello di Via Fabio Filzi o di Via Ripamonti. Siano valorizzate piuttosto le Autonomie scolastiche! Il Pd con Sara Valmaggi ha presentato nella scorsa legislatura un Disegno di legge in Regione, che ripresenteremo alla ripresa dei lavori del Pirellone: è disposto Formigoni a sostenerlo?

 

Non condivido la demonizzazione che viene fatta della cosiddetta “chiamata diretta”. Si ha paura dei “favoritismi”? Si richiamino i Dirigenti alle loro responsabilità, li si valuti e si vincoli il trasferimento di risorse aggiuntive a queste valutazioni, si definiscano norme chiare. Per tutto il resto c’è il Codice Civile e quello Penale. Al contempo non comprendo nemmeno questa funzione salvifica che taluni le assegnano. Se un insegnante è demotivato, bisognoso di un aggiornamento o incapace, non migliorerà certo perché viene reclutato in maniera differente. E comunque non credo che l’auspicio sia quello di rifilare una “sola” alla scuola vicina e certamente non può essere questo il principio che guida il Legislatore. Se un insegnante è demotivato va motivato (e, converrete tutti, gli insulti di Brunetta certo non aiutano) con gli strumenti propri di qualunque realtà complessa, strumenti di cui la scuola oggi è sprovvista - a cominciare da chi ha compiti dirigenziali - e non sempre per responsabilità proprie; se un insegnante ha bisogno di aggiornamento, va aggiornato; se un insegnante è (o è diventato) “incapace”, va messo in condizione di “non nuocere” e ricollocato in altra funzione e ruolo.

 

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COMMENTI
22/04/2010 - chiamata diretta (nicola itri)

Condivido in linea di massima le osservazioni di Campione. Vorrei però osservare che la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici dei docenti, dirigenti che vanno in ogni caso "controllati", secondo me, da un ente terzo per evitare arbitri o favoritismi nel reclutamento degli insegnanti, è una splendida forma di realizzazione della tanto agognata autonomia scolastica. Non avviene con lo stesso modo di selezione diretta la scelta del personale da parte di ospedali e comuni? Mi sembra questa in concreto la recente proposta del presidente della Regione Lombardia Formigoni, al quale non si può non indirizzare un plauso per la sua opera di ammodernamento e riforma della scuola, statale o non statale che sia.

 
22/04/2010 - Prima il cosa, dopo il come (enrico maranzana)

Cosa fa bene alla scuola? La risposta è semplice: persone responsabili, capaci di governare il servizio scolastico. Senza governo è impossibile conseguire i traguardi elencati (accatastati) nei profili dei regolamenti di riordino. La questione del reclutamento del personale serve solo a imporre la propria visione del mondo e a conquistare spazi e visibilità, motivazioni che poco hanno a vedere con la vita del sistema scuola. In questo momento il “pallino” è in mano ai presidenti del consiglio di istituto e ai dirigenti scolastici che, per “far bene alla scuola”, devono convocare a) il consiglio di Istituto per 1) ”elaborare e adottare gli indirizzi generali” al fine di rendere omogenei le finalità elencate nei DPR 15/3 e per adattarle alle esigenze locali (obiettivi formativi); 2) definire i “criteri generali della programmazione educativa” vale a dire le forme dell'agire del collegio, dei consigli di classe e dei docenti; b) convocare il Collegio dei docenti per 1) “curare la programmazione dell’azione educativa” attraverso una minuta descrizione delle procedure (fondamento della certificazione della qualità); 2) enucleare dai traguardi formativi definiti dal consiglio gli obiettivi educativi al cui conseguimento tutti gli insegnamenti devono concorrere; 3) per definire forme e modalità di “valutazione dell’azione didattica”. NB: le norme virgolettate sono del T.U.297/94.