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DIBATTITO/ Campione (Pd): caro Formigoni, andare a rimorchio della Lega non fa bene alla scuola

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U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)  U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)

Detto questo, nessuna chiusura ideologica o difesa corporativa da parte mia. Il sistema attuale di reclutamento non risponde sempre alle esigenze di equità e trasparenza ed è per molti versi inefficiente: ce lo dimostra la cronaca con i suoi punti “rubati” grazie a funzionari compiacenti o i suoi insegnanti pronti a lavorare sottopagati, se non gratis, in scuole non statali in cambio dell’agognato punteggio. Discutiamo quindi di una sua riforma, ma in un quadro di riferimento normativo chiaro e con alcuni principi irrinunciabili, il primo dei quali è l’assoluto rifiuto delle teorie leghiste di discriminazione “anagrafica”. Dare ruolo e peso alle Reti di Scuole per tutte le funzioni che attengono alla “gestione del personale”: tirocinio in fase di formazione iniziale, reclutamento (che potrebbe proprio essere legato al tirocinio), formazione in servizio (che andrebbe resa obbligatoria!), valutazione, progressione di carriera. È disposto Formigoni a rivendicare tutto questo con il “suo” governo? È disposto a combattere contro le resistenze del ministero che fino a qui ha impedito (chiunque fosse il ministro) il pieno dispiegarsi dell’Autonomia? Io temo di no.

 

Infine un accenno, come promesso in principio, alla questione delle risorse. La critica che rivolgo ai tagli di Tremonti è - come detto più volte - al fatto che sono stati (e saranno) indiscriminati, ovvero il contrario della valorizzazione del merito, tanto per dirne una. Per il resto, io penso che chiunque voglia valutare la questione con un po’ di distacco non potrà che convenire che per fare le cose che ho descritto in questo articolo (e le altre che servirebbero) servono più risorse di quante non se ne destinino oggi a quella specifica voce del bilancio del MIUR. Più risorse per l’aggiornamento obbligatorio, più risorse per un tirocinio serio, più risorse per la valutazione, più risorse per la progressione di carriera. E mi sono limitato a quanto proposto qui. Dove trovarle? In attesa di tempi migliori per il Bilancio dello Stato, reinvestendo in questi ambiti (e in altri due o tre considerati prioritari) ciò che Tremonti ha “risparmiato” fin qui. Questo per me vuol dire restituire alla scuola ciò che le è stato tolto.

 

 



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COMMENTI
22/04/2010 - chiamata diretta (nicola itri)

Condivido in linea di massima le osservazioni di Campione. Vorrei però osservare che la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici dei docenti, dirigenti che vanno in ogni caso "controllati", secondo me, da un ente terzo per evitare arbitri o favoritismi nel reclutamento degli insegnanti, è una splendida forma di realizzazione della tanto agognata autonomia scolastica. Non avviene con lo stesso modo di selezione diretta la scelta del personale da parte di ospedali e comuni? Mi sembra questa in concreto la recente proposta del presidente della Regione Lombardia Formigoni, al quale non si può non indirizzare un plauso per la sua opera di ammodernamento e riforma della scuola, statale o non statale che sia.

 
22/04/2010 - Prima il cosa, dopo il come (enrico maranzana)

Cosa fa bene alla scuola? La risposta è semplice: persone responsabili, capaci di governare il servizio scolastico. Senza governo è impossibile conseguire i traguardi elencati (accatastati) nei profili dei regolamenti di riordino. La questione del reclutamento del personale serve solo a imporre la propria visione del mondo e a conquistare spazi e visibilità, motivazioni che poco hanno a vedere con la vita del sistema scuola. In questo momento il “pallino” è in mano ai presidenti del consiglio di istituto e ai dirigenti scolastici che, per “far bene alla scuola”, devono convocare a) il consiglio di Istituto per 1) ”elaborare e adottare gli indirizzi generali” al fine di rendere omogenei le finalità elencate nei DPR 15/3 e per adattarle alle esigenze locali (obiettivi formativi); 2) definire i “criteri generali della programmazione educativa” vale a dire le forme dell'agire del collegio, dei consigli di classe e dei docenti; b) convocare il Collegio dei docenti per 1) “curare la programmazione dell’azione educativa” attraverso una minuta descrizione delle procedure (fondamento della certificazione della qualità); 2) enucleare dai traguardi formativi definiti dal consiglio gli obiettivi educativi al cui conseguimento tutti gli insegnamenti devono concorrere; 3) per definire forme e modalità di “valutazione dell’azione didattica”. NB: le norme virgolettate sono del T.U.297/94.