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DIBATTITO SCUOLA/ 1. Caro Campione, i veri favoritismi sono i soldi in più che aiutano le scuole di stato

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Occorrono dunque una scossa all’orgoglio professionale e una nuova opportunità per mettersi in gioco. Condividiamo totalmente, perciò, la posizione di Campione su questo passaggio («Si ha paura dei “favoritismi”? Si richiamino i Dirigenti alle loro responsabilità...») che configura un richiamo alla responsabilità e al rischio individuale che non può che far bene a tutti, consapevoli di come i sistemi che hanno eliminato rischio e responsabilità personale abbiano generato demotivazione e scarso rendimento a tutti i livelli (basti pensare a quanto accaduto in certi paesi dell’Est…).


Non attribuiamo affatto alla chiamata diretta una “funzione salvifica”; pensiamo, però, che possa contribuire a riattivare una sana concorrenza e il senso di responsabilità di tutti: nei dirigenti, che dovrebbero fare delle scelte importanti in funzione della qualità e dell’immagine della propria scuola; negli insegnanti, che entrerebbero nell’ordine di idee di essere scelti per le proprie personali qualità, competenze e capacità educative e non semplicemente perché si trovano ad un certo posto in una “anonima” graduatoria; nei genitori, che avrebbero più chiara consapevolezza dell’offerta educativa/formativa delle scuole.


«Siano valorizzate piuttosto le Autonomie scolastiche!»; ci pare che il reclutamento diretto dei docenti vada proprio in questa direzione, come già abbiamo evidenziato nel pamphlet Una scuola che parla al futuro (in cui abbiamo presentato una proposta complessiva di riassetto del sistema scolastico e sul quale saremo ben lieti di continuare un confronto con Campione). Non mortifichiamo il dibattito, su un tema tanto delicato, con argomenti che rischierebbero di avere il sapore di battaglie generate da logiche di partito più che dal desiderio di bene per i nostri giovani e per le nostre scuole. Il sistema di istruzione nazionale non ne ha proprio bisogno.
 

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COMMENTI
23/04/2010 - e pari siano ! (Antonio Servadio)

Concordo con l'articolista e con i commenti. Andando un pò fuori tema, aggiungerei che molte persone "del popolo" nonché parecchi "intellettuali" immaginano le scuole non-statali come immerse in una equivoca zona d'ombra, quasi fossero covi di insegnanti improvvisati, studenti fannulloni, genitori furbastri e amministratori voraci. Bisognerebbe illustrare l'argomento a partire dall'ABC prima ancora di elaborare teorizzazioni che non riescono a incidere su una massa critica di opinione pubblica alimentata da decenni di "gossip" di luoghi comuni provenienti dalla sinistra statalista. Scuola paritaria non significa scuola "selvaggia", fuori da qualsiasi controllo. Se poi alcune scuole sono di "elite", lo si deve proprio a quelle resistenze ideologiche che frenano il raggiungimento di una piena equilibrata parità. Vado del tutto fuori tema. Questo "dibattito" appare incomprensibile se osservato dal nord America. Da quei paesi noi importiamo voracemente gli scarti, la sottocultura e certe mode e stili consumistici. Chissà perché sul versante opposto si fa così tanta fatica a guardare oltreoceano.

 
23/04/2010 - Insegnanti Europei (Daniele Prof Pauletto)

"i docenti sono il fattore chiave della qualità di qualsiasi istituzione scolastica, come è altrettanto noto che oggi la categoria sta attraversando una grave crisi di identità professionale e di motivazione". OCSE - Teachers’ Professional Development: Europe in international comparison - Gli insegnanti sono la linfa del sistema educativo e lo sviluppo professionale degli insegnanti è un ingrediente essenziale per mantenere la qualità dell’istruzione. La relazione giunge alla conclusione che gli insegnanti EU, più di 6,25 milioni, hanno bisogno di un reale feedback sul lavoro che svolgono, in modo da poter beneficiare appieno delle opportunità di formazione, e che, per uno sviluppo professionale adeguato, sono importanti anche la varietà delle esperienze di formazione e un miglior clima lavorativo nelle scuole. ALTRI DATI SU TALIS, indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento dell’OCSE. ("Creating effective teaching and learning environments") E SU Eurydice Network, the 2009 edition of Key Data on Education in Europe. UNA SINTESI qui www.scribd.com/doc/23206210/Insegnanti-Europei

 
23/04/2010 - due osservazioni (FRANCO BIASONI)

Due osservazioni. La prima riguarda la parità economica. Il mancato riconoscimento della parità economica non penalizza innanzitutto le scuole ma i genitori e gli studenti in due modi. In primo luogo perchè non possono scegliere liberamente una scuola paritaria invece di una statale senza essere penalizzati economicamente (si tratta di un'indebita tassa sulla libertà). In secondo luogo perchè la mancata parità economica limita fortemente lo sviluppo della scuola paritaria, riducendo ulteriormente la possibilità di scelta, e la qualità del sistema scolastico complessivo, e quindi il servizio reso a genitori e studenti. La seconda riguarda la modalità di assunzione degli insegnanti nelle scuole statali. L'attuale sistema di reclutamento mina la qualità della scuola statale con l'assegnazione degli insegnanti alle scuole in base a criteri che hanno poco a che fare con la preoccupazione della qualità del servizio. Esso inoltre penalizza gli insegnanti che trascorrono anni in una situazione precaria, passando da una scuola all'altra con incarichi a tempo determinato (o, se sono di ruolo, come "perdenti posto"). L'assunzione diretta da parte delle scuole stabilizza il corpo docente permettendo che le scuole funzionino in modo "non precario" e permette agli insegnanti di verificare in due o tre anni la possibilità di intraprendere la carriera dell'insegnamento.

 
23/04/2010 - andare oltre (emilio molinari)

Dovrebbe essere da tempo superato, almeno nelle coscienze più lucide, che la scuola non ha bisogno di sterili contrapposizioni ma di un progetto per tutte le generazioni future. Allora smettiamo di vivere di pregiudizi su pubblico e paritario e pensiamo a ridefinire la funzione del servizio, gli standard nazionali, colleghiamo le aule al mondo reale e individuiamo le competenze necessarie "oggi" al docente; poi sperimentiamo senza pregiudizi altre forme di reclutamento più agili, con una valutazione mista e la presenza di accertatori "terzi" legati al territorio regionale. Mi sono sempre chiesto perchè non valorizzare i POF delle singole scuole come elemento di contrattualità responsabile: gli insegnanti su chiamata regionale ne accettino la filosofia di fondo e il progetto educativo, contrattino le risorse necessarie in un regime di autonomia reale con la certezza dei bilanci almeno triennali e prospetive di "premio", infine la dirigenza sia davvero responsabilizzata nei risultati. Proviamo a costruire rete tra gli istituti e confrontiamo le buone pratiche che già ci sono e ci saranno sia nella "statale" che nella "paritaria". Forse emergeranno modelli interessanti per l'intero sistema. Ma ci vuole coraggio e meno scontro ideologico.