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Educazione

DIBATTITO SCUOLA/ 1. Caro Campione, i veri favoritismi sono i soldi in più che aiutano le scuole di stato



Vincenzo Silvano


venerdì 23 aprile 2010


Caro direttore,

dispiace constatare, da parte di una persona che pare sinceramente preoccupata del buon funzionamento della scuola italiana, quale è Marco Campione, uno scivolamento sui soliti triti e ritriti luoghi comuni contro le scuole paritarie. Proprio perché «interlocutore attento e responsabile», Campione dovrebbe sapere che tante scuole paritarie della regione Lombardia (ma non solo) erogano un servizio di grande qualità alle famiglie e agli studenti, facendo ogni sforzo possibile per accogliere chiunque desideri iscriversi, compresi i citati «stranieri e disabili».


E se proprio vogliamo entrare nel merito della Legge 62/2000 (che non abbiamo nessuna intenzione di cambiare), si chieda come mai, nonostante sia stata riconosciuta la parità giuridica, esista ancora una disparità economica tanto grave, che costringe le scuole paritarie a pagare di tasca propria gli insegnanti di sostegno e a fare i salti mortali per garantire a tutti l’accesso senza escludere le famiglie che hanno redditi più bassi….


Ecco, anziché pensare esclusivamente a «farla rispettare, verificando che le scuole non Statali ad esempio non discriminino nelle iscrizioni di stranieri e disabili e paghino il proprio personale secondo gli standard del Contratto Nazionale», puntando così il dito, in modo strumentale, su casi assolutamente isolati (che senza dubbio devono essere individuati e puniti), Campione si domandi come mai la legge di parità continui ad essere carente proprio sull’aspetto più rilevante, che è quello economico.


Leggi anche: DIBATTITO/ Campione (Pd): caro Formigoni, andare a rimorchio della Lega non fa bene alla scuola, di M. Campione


Leggi anche: Prof in camicia verde, di L. Violini

 


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Vogliamo «far rispettare» la legge di parità? Bene, facciamolo realizzandola fino in fondo, dando alle scuole paritarie i medesimi finanziamenti (costo-alunno) che ricevono le scuole statali (o quantomeno siano introdotte sostanziose detrazioni a favore delle famiglie che vi iscrivono i figli) anziché riconoscere loro tanti doveri con pochi diritti. Intanto, in attesa che questo accada, valorizziamo quanto di buono queste fanno per tutto il nostro sistema nazionale di istruzione (tanto più rilevante poiché ottenuto in condizioni di assoluta dis-parità), anziché scatenare la solita caccia alle streghe.


Ma entriamo nel merito del sistema di reclutamento dei docenti. Siamo totalmente d’accordo: «sussidiarietà non vuol dire sostituire al centralismo di Viale Trastevere quello di Via Fabio Filzi o di Via Ripamonti»; sussidiarietà significa sostenere e valorizzare l’iniziativa, l’assunzione di responsabilità e l’operosità presenti nella società civile, stimandole come generatrici del bene comune. Proprio per questo, la proposta di arruolamento diretto dei docenti ci pare che possa essere utile all’intero sistema scolastico, e che non abbia affatto «il sapore di uno spot sulle paritarie e di una concorrenza interna con la Lega sulle graduatorie».


È noto a tutti che i docenti sono il fattore chiave della qualità di qualsiasi istituzione scolastica, come è altrettanto noto che oggi la categoria sta attraversando una grave crisi di identità professionale e di motivazione ideale, dovuta anche a motivi “strutturali”.


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Occorrono dunque una scossa all’orgoglio professionale e una nuova opportunità per mettersi in gioco. Condividiamo totalmente, perciò, la posizione di Campione su questo passaggio («Si ha paura dei “favoritismi”? Si richiamino i Dirigenti alle loro responsabilità...») che configura un richiamo alla responsabilità e al rischio individuale che non può che far bene a tutti, consapevoli di come i sistemi che hanno eliminato rischio e responsabilità personale abbiano generato demotivazione e scarso rendimento a tutti i livelli (basti pensare a quanto accaduto in certi paesi dell’Est…).


Non attribuiamo affatto alla chiamata diretta una “funzione salvifica”; pensiamo, però, che possa contribuire a riattivare una sana concorrenza e il senso di responsabilità di tutti: nei dirigenti, che dovrebbero fare delle scelte importanti in funzione della qualità e dell’immagine della propria scuola; negli insegnanti, che entrerebbero nell’ordine di idee di essere scelti per le proprie personali qualità, competenze e capacità educative e non semplicemente perché si trovano ad un certo posto in una “anonima” graduatoria; nei genitori, che avrebbero più chiara consapevolezza dell’offerta educativa/formativa delle scuole.


«Siano valorizzate piuttosto le Autonomie scolastiche!»; ci pare che il reclutamento diretto dei docenti vada proprio in questa direzione, come già abbiamo evidenziato nel pamphlet Una scuola che parla al futuro (in cui abbiamo presentato una proposta complessiva di riassetto del sistema scolastico e sul quale saremo ben lieti di continuare un confronto con Campione). Non mortifichiamo il dibattito, su un tema tanto delicato, con argomenti che rischierebbero di avere il sapore di battaglie generate da logiche di partito più che dal desiderio di bene per i nostri giovani e per le nostre scuole. Il sistema di istruzione nazionale non ne ha proprio bisogno.
 



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COMMENTI
23/04/2010 - e pari siano ! (Antonio Servadio)

Concordo con l'articolista e con i commenti. Andando un pò fuori tema, aggiungerei che molte persone "del popolo" nonché parecchi "intellettuali" immaginano le scuole non-statali come immerse in una equivoca zona d'ombra, quasi fossero covi di insegnanti improvvisati, studenti fannulloni, genitori furbastri e amministratori voraci. Bisognerebbe illustrare l'argomento a partire dall'ABC prima ancora di elaborare teorizzazioni che non riescono a incidere su una massa critica di opinione pubblica alimentata da decenni di "gossip" di luoghi comuni provenienti dalla sinistra statalista. Scuola paritaria non significa scuola "selvaggia", fuori da qualsiasi controllo. Se poi alcune scuole sono di "elite", lo si deve proprio a quelle resistenze ideologiche che frenano il raggiungimento di una piena equilibrata parità. Vado del tutto fuori tema. Questo "dibattito" appare incomprensibile se osservato dal nord America. Da quei paesi noi importiamo voracemente gli scarti, la sottocultura e certe mode e stili consumistici. Chissà perché sul versante opposto si fa così tanta fatica a guardare oltreoceano.

 
23/04/2010 - Insegnanti Europei (Daniele Prof Pauletto)

"i docenti sono il fattore chiave della qualità di qualsiasi istituzione scolastica, come è altrettanto noto che oggi la categoria sta attraversando una grave crisi di identità professionale e di motivazione". OCSE - Teachers’ Professional Development: Europe in international comparison - Gli insegnanti sono la linfa del sistema educativo e lo sviluppo professionale degli insegnanti è un ingrediente essenziale per mantenere la qualità dell’istruzione. La relazione giunge alla conclusione che gli insegnanti EU, più di 6,25 milioni, hanno bisogno di un reale feedback sul lavoro che svolgono, in modo da poter beneficiare appieno delle opportunità di formazione, e che, per uno sviluppo professionale adeguato, sono importanti anche la varietà delle esperienze di formazione e un miglior clima lavorativo nelle scuole. ALTRI DATI SU TALIS, indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento dell’OCSE. ("Creating effective teaching and learning environments") E SU Eurydice Network, the 2009 edition of Key Data on Education in Europe. UNA SINTESI qui www.scribd.com/doc/23206210/Insegnanti-Europei

 
23/04/2010 - due osservazioni (FRANCO BIASONI)

Due osservazioni. La prima riguarda la parità economica. Il mancato riconoscimento della parità economica non penalizza innanzitutto le scuole ma i genitori e gli studenti in due modi. In primo luogo perchè non possono scegliere liberamente una scuola paritaria invece di una statale senza essere penalizzati economicamente (si tratta di un'indebita tassa sulla libertà). In secondo luogo perchè la mancata parità economica limita fortemente lo sviluppo della scuola paritaria, riducendo ulteriormente la possibilità di scelta, e la qualità del sistema scolastico complessivo, e quindi il servizio reso a genitori e studenti. La seconda riguarda la modalità di assunzione degli insegnanti nelle scuole statali. L'attuale sistema di reclutamento mina la qualità della scuola statale con l'assegnazione degli insegnanti alle scuole in base a criteri che hanno poco a che fare con la preoccupazione della qualità del servizio. Esso inoltre penalizza gli insegnanti che trascorrono anni in una situazione precaria, passando da una scuola all'altra con incarichi a tempo determinato (o, se sono di ruolo, come "perdenti posto"). L'assunzione diretta da parte delle scuole stabilizza il corpo docente permettendo che le scuole funzionino in modo "non precario" e permette agli insegnanti di verificare in due o tre anni la possibilità di intraprendere la carriera dell'insegnamento.

 
23/04/2010 - andare oltre (emilio molinari)

Dovrebbe essere da tempo superato, almeno nelle coscienze più lucide, che la scuola non ha bisogno di sterili contrapposizioni ma di un progetto per tutte le generazioni future. Allora smettiamo di vivere di pregiudizi su pubblico e paritario e pensiamo a ridefinire la funzione del servizio, gli standard nazionali, colleghiamo le aule al mondo reale e individuiamo le competenze necessarie "oggi" al docente; poi sperimentiamo senza pregiudizi altre forme di reclutamento più agili, con una valutazione mista e la presenza di accertatori "terzi" legati al territorio regionale. Mi sono sempre chiesto perchè non valorizzare i POF delle singole scuole come elemento di contrattualità responsabile: gli insegnanti su chiamata regionale ne accettino la filosofia di fondo e il progetto educativo, contrattino le risorse necessarie in un regime di autonomia reale con la certezza dei bilanci almeno triennali e prospetive di "premio", infine la dirigenza sia davvero responsabilizzata nei risultati. Proviamo a costruire rete tra gli istituti e confrontiamo le buone pratiche che già ci sono e ci saranno sia nella "statale" che nella "paritaria". Forse emergeranno modelli interessanti per l'intero sistema. Ma ci vuole coraggio e meno scontro ideologico.