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SCUOLA/ Da Berlinguer a Gelmini: ecco perché in Italia la società della conoscenza non ci sarà

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Luigi Berlinguer e Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Luigi Berlinguer e Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

Si pensi ad esempio alla visione più organica che Bertagna ha del sistema della formazione-istruzione professionale. Si pensa all’enfasi posta sulla didattica laboratoriale e via dicendo. Nasce insomma la legge 53 del 2003 e di nuovo ci si accinge a partire, non senza scricchiolii e ripensamenti. Il più clamoroso è  la presa di distanza di Bertagna sulle pagine del Corriere della Sera allorché dichiara: questa riforma non è più la mia.

 

Arrivano nel 2006 le nuove elezioni, con un nuovo ribaltone del quadro politico. Il ministro Fioroni si occupa subito di rimuovere altri elementi centrali della riforma Berlinguer. Ripristina la scala gerarchica dei licei, tecnici e professionali (con buona pace di Confindustria), di nuovo viene espropriata alle Regioni, che la dovrebbero detenere per dettato costituzionale, la formazione-istruzione professionale. Continuo ad usare i due termini congiuntamente poiché la distinzione arbitraria di istruzione e formazione, in campo scolastico, è servita di fatto solo a giustificare questa operazione di esproprio.

 

E si arriva infine al 2008 e al nuovo Governo. Si farà la Riforma Moratti o se ne farà una nuova, ci si chiede all’indomani delle elezioni. Accade un po’ l’una e un po’ l’altra cosa. La Riforma Moratti non viene rinnegata ma non senza aver prima introdotto altri sostanziosi accorgimenti di sterilizzazione. Gli indirizzi della secondaria diventano una cinquantina (vale a dire che si mantiene sostanzialmente la pluralità dei titoli di studio del vecchio sistema), proibito parlare di portfolio e di modelli valutativi innovativi, si torna ai voti nel primo ciclo e via dicendo. Dieci anni di lavorio, faticoso e costoso, per produrre una riforma che di fatto rinvia ad un successivo processo, che sarà comunque necessario, l’adeguamento del nostro sistema scolastico alle aspettative europee ed agli indirizzi di Lisbona.

In Italia dunque la scuola della società della conoscenza, purtroppo, non ci sarà.

 

 



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COMMENTI
27/04/2010 - Umiltà (Margherita Carloni)

No, non ci sarà in Italia la società della conoscenza. Almeno fino a quando non avremo l'umiltà di andare a studiare, e quindi successivamente emulare, le organizzazioni didattiche che funzionano in Europa invece di ostinarsi a produrre "grandi riforme" di ordinamento, senza minimamente occuparsi della didattica e di ciò che accade ogni mattina nelle scrostate aule delle nostre scuole. Siamo specializzati in belle parole. L'Ue potrebbe aiutarci invece non solo per salvare la lira convertendola all'euro, ma soprattutto per adeguare la nostra scuola a standard di erogazione del servizio maggiormente efficaci. Ma noi saremo mai così umili?

 
26/04/2010 - da Berlinguer a Gelmini (Claudio Cereda)

Concordo sul fatto che sono stati 10 anni di retromarce. L'unica cosa positiva è che si è innestato qualche processo di cambiamento. Mi sconcerta il fatto che la partita sia lasciata quasi completamente in mano alla burocrazia ministeriale e dunque ai tentennamenti si aggiungeranno e si stanno aggiungendo le frenate e il gattopardismo: "per opportuna conoscenza si richiama ..." Se non riparte in fretta la discussione sul progetto Aprea saranno dolori

 
25/04/2010 - ma dove? (Antonio Servadio)

"Società della conoscenza"?! - impossibile; astruso e lunatico pensiero. Espressione altisonante che può essere usata solo da sognatori e idealisti oppure per fare sarcasmo o per gusto del grottesco. Mi scusi, lei ha mai visto la Tv?

 
24/04/2010 - Società della conoscenza? (enrico maranzana)

Cos'è la conoscenza? Questa domanda nasce spontanea dalla lettura dell'ultima frase dell'intervento, il cui contenuto riflette sull'architettura dei sistemi formativi. La risposta al quesito si trova nei DPR del 4/2/10 quando, nell'allegato A dei licei ad esempio, si indicano "gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare". Si tratta di un'indicazione che stravolge il modo di concepire l'insegnamento, del tutto funzionale alla finalità del sistema scuola che la legge Moratti ha fatto corrispondere alla promozione di capacità e competenze PER MEZZO di conoscenze e abilità. Da qui due nuove, fondamentali questioni: perché nessuno ha messo sotto la lente di ingrandimento i cambiamenti indotti dai nuovi regolamenti? Come mai non sono stati contestati i POF delle scuole, fondamento delle nuove iscrizioni, in cui non c'è traccia delle innovazioni nelle pratiche d'insegnamento?