Educazione
sabato 24 aprile 2010
Concluse le preiscrizioni l’avvio della Riforma del II ciclo entra nel vivo. Mi pare che comunque sia un risultato apprezzabile. Penso però che sia lecito chiederci: perché ora sì e dieci anni fa no? Come mai all’inizio degli anni duemila, in un clima di fervore riformista messo in campo, tra l’altro, dalle leggi Bassanini e da decenni di preparazione culturale (almeno fin dagli anni ’60), la riforma non passò ed ora sì, in un clima tutto sommato di generale indifferenza, o almeno di scarsa reattività?
Si potrebbero dare molte letture di questo decennio di storia patria, sul versante scolastico. La mia è piuttosto schematica e forse un po’ semplicistica, ma tant’è: ora la riforma può passare perché nel decorso decennio si è fatto di tutto e di più per depurarla di tutto quanto essa portava con sé di fortemente innovativo. Vorrei cercare di argomentare, nel breve spazio di un articolo, questo assunto.
Alla fine degli anni ’90 viene finalmente a maturazione, nel senso che assume dignità di legge, un progetto complessivo di riforma dell’ordinamento scolastico. Esso è stato a lungo preparato nei circoli pedagogici nazionali, laici e cattolici, sindacali e partitici, da un dibattito, come detto, almeno quarantennale. La Riforma cosiddetta “Berlinguer” si impernia su alcuni punti cardine di forte portata: due cicli, un percorso fortemente unitario, l’eliminazione della scuola media “anello debole del sistema” con il suo precoce disciplinarismo, riduzione degli indirizzi del II ciclo a 4 aree con una previsione di non più di una dozzina di titoli di studio, uscita dal sistema un anno prima, anche per dar senso alla riforma dell’università con la laurea triennale, riforma dell’esame di stato, centratura sulle competenze, sul portfolio e via dicendo. La legge 30 del 2000, insomma.
Poi, mentre per il settembre 2001 è prevista la partenza della riforma almeno nel primo ciclo, ci sono le elezioni. Tra i primi atti del nuovo Governo eletto vi è la cancellazione totale (credo sia stato un errore gravido di conseguenze negative) della legge 30 e la ripartenza del processo di riforma dall’inizio o quasi. Per prima cosa però si cominciano ad eliminare alcuni elementi troppo innovativi: si recupera la scuola media e si riallunga di un anno l’intero percorso. Il numero degli indirizzi viene elevato a 18. Però va dato atto alla coppia Moratti-Bertagna di aver mantenuto vivo lo spirito riformista e su alcuni punti di aver segnato anzi un significativo progresso.
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No, non ci sarà in Italia la società della conoscenza. Almeno fino a quando non avremo l'umiltà di andare a studiare, e quindi successivamente emulare, le organizzazioni didattiche che funzionano in Europa invece di ostinarsi a produrre "grandi riforme" di ordinamento, senza minimamente occuparsi della didattica e di ciò che accade ogni mattina nelle scrostate aule delle nostre scuole. Siamo specializzati in belle parole. L'Ue potrebbe aiutarci invece non solo per salvare la lira convertendola all'euro, ma soprattutto per adeguare la nostra scuola a standard di erogazione del servizio maggiormente efficaci. Ma noi saremo mai così umili?
Concordo sul fatto che sono stati 10 anni di retromarce. L'unica cosa positiva è che si è innestato qualche processo di cambiamento. Mi sconcerta il fatto che la partita sia lasciata quasi completamente in mano alla burocrazia ministeriale e dunque ai tentennamenti si aggiungeranno e si stanno aggiungendo le frenate e il gattopardismo: "per opportuna conoscenza si richiama ..." Se non riparte in fretta la discussione sul progetto Aprea saranno dolori
"Società della conoscenza"?! - impossibile; astruso e lunatico pensiero. Espressione altisonante che può essere usata solo da sognatori e idealisti oppure per fare sarcasmo o per gusto del grottesco. Mi scusi, lei ha mai visto la Tv?
Cos'è la conoscenza? Questa domanda nasce spontanea dalla lettura dell'ultima frase dell'intervento, il cui contenuto riflette sull'architettura dei sistemi formativi. La risposta al quesito si trova nei DPR del 4/2/10 quando, nell'allegato A dei licei ad esempio, si indicano "gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare". Si tratta di un'indicazione che stravolge il modo di concepire l'insegnamento, del tutto funzionale alla finalità del sistema scuola che la legge Moratti ha fatto corrispondere alla promozione di capacità e competenze PER MEZZO di conoscenze e abilità. Da qui due nuove, fondamentali questioni: perché nessuno ha messo sotto la lente di ingrandimento i cambiamenti indotti dai nuovi regolamenti? Come mai non sono stati contestati i POF delle scuole, fondamento delle nuove iscrizioni, in cui non c'è traccia delle innovazioni nelle pratiche d'insegnamento?
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