BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Cara Gelmini, graduatorie o albi per i prof? Attenzione, cambia tutto

Pubblicazione:

Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

Poiché dal punto di vista del Paese la qualità professionale dei docenti è una posta in gioco decisiva, da anni vengono periodicamente elaborate proposte di legge volte ad affrontare sia i criteri di reclutamento sia quelli di assunzione. Fin dai primi giorni di questa legislatura, nel 2008, è stato presentato il PdL n. 953 dall’on. Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera, al quale sono stati abbinati successivamente altri PdL a firma ciascuno di Paola Frassinetti, di Roberto Cota, di Rosa De Pasquale, di Letizia De Torre e di altri. L’ultima versione del PdL n. 953 propone, all’art. 12, l’iscrizione ad Albi regionali degli insegnanti che abbiano conseguito i titoli previsti, con vincolo di permanenza per cinque anni nello stesso Albo regionale. L’art. 13 regola il reclutamento dei docenti “mediante concorsi per titoli banditi dalle reti di scuole, anche eventualmente costituite appositamente, secondo le esigenze della programmazione degli istituti afferenti ad ogni rete di scuole e al fine di coprire i posti disponibili e vacanti accertati dagli organismi competenti”. Il vincolo di permanenza nella stessa scuola è di tre anni. Nel meccanismo degli Albi regionali, sono le scuole che scelgono gli insegnanti.

 

Ora, il PdL n. 953 è fermo al Comitato ristretto della Commissione dal luglio 2009, perché la Lega aveva chiesto di introdurre una nuova prova selettiva per l’accesso all’Albo regionale, volta all’accertamento della corrispondenza tra la tavola di valori e cultura del candidato con quella del territorio. Il 30 marzo 2010 l’on. Paola Goisis, capogruppo della Lega nella Commissione Cultura della Camera, ha presentato un proprio Disegno di Legge, non ancora noto ufficialmente. Da dichiarazioni alla stampa si evince una posizione più organica e definita della Lega: 1) il reclutamento avverrebbe su base di Graduatorie regionali (non di Albi!); perciò gli insegnanti sceglierebbero le scuole; 2) un punteggio più alto in tali Graduatorie sarebbe assegnato ai nati e residenti nella regione stessa; 3) l’accesso sarebbe subordinato a una verifica di “sintonia culturale” del candidato con il territorio, mediante prova/colloquio riguardante la cultura locale; 4) l’insegnante non potrebbe chiedere il trasferimento prima di cinque anni.

 

Tenendo conto del dibattito in corso e delle intenzioni legislative e politiche sopra esposte, azzardo qui una proposta, ribadendo che quella del reclutamento è solo una “tessera” del puzzle, alla cui composizione servono tutte le altre in tempi rapidi: la formazione iniziale, la carriera, lo stato giuridico, la valutazione.

 

1. Al termine dell’iter della formazione iniziale dovrebbe uscire un aspirante all’insegnamento dotato di laurea magistrale e perciò già abilitato all’insegnamento, grazie alla somma del giudizio delle Università - che forniscono le conoscenze disciplinari specifiche e trasversali - e di quello co-determinante delle Scuole, nelle quali si svolge il periodo di tirocinio - che accerta sul campo e in exercitio il possesso delle conoscenze disciplinari, delle competenze-chiave di mediazione didattica e di comunicazione con i ragazzi, con l’ambiente interno ed esterno alle scuole. La laurea magistrale ha valore su tutto il territorio nazionale. Non esistono, da questo punto di vista, competenze “lombarde” o “siciliane”.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/04/2010 - dal 1990 sono stati valutati tutti (Fabio Milito Pagliara)

Gentile dott. Cominelli, vorrei solo far notare che nelle attuali graduatorie provinciali almeno dal 1990 nessuno è stato iscritto d'ufficio. Praticamente tutti hanno conseguito un'abilitazione. La cosa più vicina ad un'iscrizione d'ufficio sono stati i corsi abilitanti riservati che nell'ultima tornata sono stati comunque svolti nelle università con durata annuale. Si può iscrivere alle graduatorie provinciali chi 1) si è abilitato con un concorso (l'ultimo nel 2000) 2) si è abilitato con le Scuole di Specializzazione all'Insegnamento 3) si è abilitato con un corso riservato a chi aveva 360 giorni d'insegnamento in determinati periodi. Forse ci sarà uno 0,01% di personale che si è abilitato senza aver superato alcun corso/concorso e quindi senza aver certificato la sua preparazione ma non credo si possa affermare che chi è iscritto nelle graduatorie provinciali non abbia avuto modo di dimostrare la sua preparazione. Inoltre per i meccanismi di assunzione restano nelle graduatorie sopratutto chi ha frequentato le Scuole di Specializzazione e dunque ha sicuramente dimostrato di essere preparato nella disciplina, nella didattica e nelle leggi scolastiche. Cordialmente

 
26/04/2010 - non di meno (emilio molinari)

Va tutto bene nel ragionamento di Cominelli, ormai nell'opinione generale è matura la coscienza che la scuola è fatta per gli studenti e le famiglie. Solo una precisazione: occorre definire un protocollo deontologico per la professione a livello nazionale in relazione alle nuove indicazioni didattiche. La garanzia che si esca dalla logica impiegatizia deve essere data a tutti, in ogni regione, collegando un sistema di valutazione mista tra scuola, territorio ed ente esterno "terzo" e non il solito carrozzone fatto per dare sedie agli amici degli amici.

 
26/04/2010 - perchè più autonomia alle scuole (Claudio Cereda)

Dirigo un grosso ITIS con annesso Liceo Scientifico ricco di tradizione; come in tutto il mondo ci sono docenti bravi, meno bravi e pessimi; docenti motivati e docenti demotivati. L'anno prossimo grazie all'ottimo lavoro di chi ha lavorato sull'orientamento facciamo due prime in più. Come premio del lavoro fatto la scuola lo perderà a favore di chi non ha fatto nulla. Grazie ad anni di demotivazione dei docenti di alcune aree rischiamo di chiudere una delle specializzazioni storiche. Niente paura, grazie alle classi di concorso atipiche non saranno loro a perdere il posto. Evviva le graduatorie interne. Che certe cose avvenissero con i governi di centro sinistra faceva parte delle regole del gioco; che continuino con i governi di centro destra così pieni di parole sul riformismo mi è meno chiaro. Fatti, non parole. In questo condivido alcune delle osservazioni di Campione.

 
26/04/2010 - L'importanza della formazione degli insegnanti. (alberto cucchi)

Il reclutamento va disgiunto dalla formazione degli insegnanti. Si è spesso confuso il primo problema, di come inserire nella scuola il personale, con la formazione dello stesso. Infatti il primo motivo per la chiusura delle SSIS (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario) era probabilmente determinato dal fatto che queste scuole potessero creare precari. Spesso in passato, con l'eccezione dei concorsi pubblici, il reclutamento è avvenuto tramite leggi di sanatoria sul personale con certificazione di servizio senza alcuna abilitazione alla professione. Le SSIS invece hanno consentito per un periodo relativamente lungo, quasi dieci anni(1999-2008) la formazione di una nuova generazione d'insegnanti attraverso una formazione sulle didattiche disciplinari e tramite tutte le problematiche apprese negli insegnamenti di laboratorio, nonchè nella progettazione didattica all'interno del tirocinio a scuola. Questa esperienza continua ad essere ignorata, anche se ci auguriamo che il nuovo regolamento per la formazione, in via di approvazione, possa mantenere tutte le buone pratiche realizzate e documentate dalle scuole pubbliche e paritarie che hanno collaborato alle esperienze con le Università. Ben vengano gli albi della professione docente, tuttavia facciamo attenzione che la chiamata diretta non si trasformi in un reclutamento che riconosca in realtà solo elementi localistici e clientelari e non le effettive conoscenze attitudini e capacità formative del singolo docente.

 
26/04/2010 - alle scuole autonome la scelta dei loro docenti (paolo franco comensoli)

Quando iniziai la mia professione di insegnante gli istituti professionali ed alcuni tecnici avevano un Consiglio di Amministrazione, generalmente presieduto da un imprenditore del territorio. Il Consiglio nominava i docenti della scuola. E si trattava di fior di scuole, che hanno formato i quadri di un sistema produttivo di prim'ordine. Ecco perchè sono oggi totalmente d'accordo con la proposta di Cominelli. Si lasci alle scuole, con i loro genitori, con i loro amministratori locali di riferimento, con i loro operatori economici, il compito di attingere da albi (nazionali, regionali, provinciali, a questo punto è indifferente o quasi) i propri insegnanti. Aggiungo che il centralismo regionale non mi seduce più di quello nazionale. Sempre centralismo è e spesso altrettanto lontano dai cittadini.