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SCUOLA/ Cara Gelmini, graduatorie o albi per i prof? Attenzione, cambia tutto

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Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

2. Gli Albi regionali registrano gli abilitati all’insegnamento nella regione da loro scelta. Il problema delle disparità spesso clamorose dei voti finali di laurea dati dalle Università - che solo l’abolizione del valore legale e una certificazione su base di standard nazionali risolverebbe alla radice - potrebbe essere in parte attenuato dal meccanismo dell’iscrizione all’Albo, proprio perché non è una graduatoria. La scelta della regione avverrebbe sulla base della conoscenza delle dinamiche del mercato. È noto, per esempio, che il tasso di natalità è in calo al Sud e in aumento al Nord e perciò al Nord le possibilità d’impiego sono più vaste. Così è noto che al Nord molti giovani laureati scelgono altre professioni nel mercato del lavoro privato, poco attratti dalla professione docente.

 

3. Le scuole bandiscono i concorsi per singoli istituti o per reti di istituti per assumere gli insegnanti, iscritti all’Albo regionale, in base alle proprie necessità di organico e alle proprie esigenze educative, alla propria tradizione educativa, ai propri legami con le istanze culturali e con l’antropologia della struttura produttiva, sociale, culturale del territorio. Tutto ciò è - o dovrebbe essere - elaborato e incorporato nel POF (il Progetto di Offerta Formativa). Le scuole scelgono i candidati, la cui dotazione professionale e le cui qualità culturali e umane - e non il territorio di origine o residenza - siano in maggiore sintonia con il POF. È ciò che già praticano le scuole paritarie.

 

4. La scuola autonoma deve poter ricorrere alle competenze di “esperti” in certe discipline e indirizzi specialistici non iscritti all’Albo. Esso non può trasformarsi in una gabbia per le autonomie scolastiche. Viceversa, sarebbe forte il rischio di deriva verso un ordine professionale corporativo.

 

5. È necessario un vincolo di permanenza didattica di almeno tre anni (i cicli sono bi/triennali), a difesa del welfare educativo delle famiglie e dei ragazzi. Il posto di insegnamento non è uguale a quello di un impiegato postale. La residenza in loco o nei dintorni ne è la conseguenza.

 

Una simile iter si deve sperimentare da subito, come dichiara di voler fare Roberto Formigoni. Una migliore e definitiva formulazione legislativa dell’intera materia nascerà, infatti, non solo dal confronto in Parlamento e nell’opinione pubblica sulle ipotesi diverse, ma soprattutto dalle sperimentazioni sul campo della scuola. Ci si può solo augurare che a fianco di Formigoni scendano in campo finalmente anche altri governatori delle Regioni non solo del Nord, ma soprattutto del Centro e del Sud, approfittando anche della fortunata congiuntura di nuovi equilibri politici costituiti dopo le ultime elezioni regionali all’interno della Conferenza Stato-Regioni, finora paralizzata da una maggioranza conservatrice di sinistra.

 

 



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COMMENTI
27/04/2010 - dal 1990 sono stati valutati tutti (Fabio Milito Pagliara)

Gentile dott. Cominelli, vorrei solo far notare che nelle attuali graduatorie provinciali almeno dal 1990 nessuno è stato iscritto d'ufficio. Praticamente tutti hanno conseguito un'abilitazione. La cosa più vicina ad un'iscrizione d'ufficio sono stati i corsi abilitanti riservati che nell'ultima tornata sono stati comunque svolti nelle università con durata annuale. Si può iscrivere alle graduatorie provinciali chi 1) si è abilitato con un concorso (l'ultimo nel 2000) 2) si è abilitato con le Scuole di Specializzazione all'Insegnamento 3) si è abilitato con un corso riservato a chi aveva 360 giorni d'insegnamento in determinati periodi. Forse ci sarà uno 0,01% di personale che si è abilitato senza aver superato alcun corso/concorso e quindi senza aver certificato la sua preparazione ma non credo si possa affermare che chi è iscritto nelle graduatorie provinciali non abbia avuto modo di dimostrare la sua preparazione. Inoltre per i meccanismi di assunzione restano nelle graduatorie sopratutto chi ha frequentato le Scuole di Specializzazione e dunque ha sicuramente dimostrato di essere preparato nella disciplina, nella didattica e nelle leggi scolastiche. Cordialmente

 
26/04/2010 - non di meno (emilio molinari)

Va tutto bene nel ragionamento di Cominelli, ormai nell'opinione generale è matura la coscienza che la scuola è fatta per gli studenti e le famiglie. Solo una precisazione: occorre definire un protocollo deontologico per la professione a livello nazionale in relazione alle nuove indicazioni didattiche. La garanzia che si esca dalla logica impiegatizia deve essere data a tutti, in ogni regione, collegando un sistema di valutazione mista tra scuola, territorio ed ente esterno "terzo" e non il solito carrozzone fatto per dare sedie agli amici degli amici.

 
26/04/2010 - perchè più autonomia alle scuole (Claudio Cereda)

Dirigo un grosso ITIS con annesso Liceo Scientifico ricco di tradizione; come in tutto il mondo ci sono docenti bravi, meno bravi e pessimi; docenti motivati e docenti demotivati. L'anno prossimo grazie all'ottimo lavoro di chi ha lavorato sull'orientamento facciamo due prime in più. Come premio del lavoro fatto la scuola lo perderà a favore di chi non ha fatto nulla. Grazie ad anni di demotivazione dei docenti di alcune aree rischiamo di chiudere una delle specializzazioni storiche. Niente paura, grazie alle classi di concorso atipiche non saranno loro a perdere il posto. Evviva le graduatorie interne. Che certe cose avvenissero con i governi di centro sinistra faceva parte delle regole del gioco; che continuino con i governi di centro destra così pieni di parole sul riformismo mi è meno chiaro. Fatti, non parole. In questo condivido alcune delle osservazioni di Campione.

 
26/04/2010 - L'importanza della formazione degli insegnanti. (alberto cucchi)

Il reclutamento va disgiunto dalla formazione degli insegnanti. Si è spesso confuso il primo problema, di come inserire nella scuola il personale, con la formazione dello stesso. Infatti il primo motivo per la chiusura delle SSIS (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario) era probabilmente determinato dal fatto che queste scuole potessero creare precari. Spesso in passato, con l'eccezione dei concorsi pubblici, il reclutamento è avvenuto tramite leggi di sanatoria sul personale con certificazione di servizio senza alcuna abilitazione alla professione. Le SSIS invece hanno consentito per un periodo relativamente lungo, quasi dieci anni(1999-2008) la formazione di una nuova generazione d'insegnanti attraverso una formazione sulle didattiche disciplinari e tramite tutte le problematiche apprese negli insegnamenti di laboratorio, nonchè nella progettazione didattica all'interno del tirocinio a scuola. Questa esperienza continua ad essere ignorata, anche se ci auguriamo che il nuovo regolamento per la formazione, in via di approvazione, possa mantenere tutte le buone pratiche realizzate e documentate dalle scuole pubbliche e paritarie che hanno collaborato alle esperienze con le Università. Ben vengano gli albi della professione docente, tuttavia facciamo attenzione che la chiamata diretta non si trasformi in un reclutamento che riconosca in realtà solo elementi localistici e clientelari e non le effettive conoscenze attitudini e capacità formative del singolo docente.

 
26/04/2010 - alle scuole autonome la scelta dei loro docenti (paolo franco comensoli)

Quando iniziai la mia professione di insegnante gli istituti professionali ed alcuni tecnici avevano un Consiglio di Amministrazione, generalmente presieduto da un imprenditore del territorio. Il Consiglio nominava i docenti della scuola. E si trattava di fior di scuole, che hanno formato i quadri di un sistema produttivo di prim'ordine. Ecco perchè sono oggi totalmente d'accordo con la proposta di Cominelli. Si lasci alle scuole, con i loro genitori, con i loro amministratori locali di riferimento, con i loro operatori economici, il compito di attingere da albi (nazionali, regionali, provinciali, a questo punto è indifferente o quasi) i propri insegnanti. Aggiungo che il centralismo regionale non mi seduce più di quello nazionale. Sempre centralismo è e spesso altrettanto lontano dai cittadini.