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SCUOLA/ Cara Gelmini, graduatorie o albi per i prof? Attenzione, cambia tutto

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Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

 

Dopo le elezioni regionali del 28 marzo 2010, il governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, presentando il proprio programma, è intervenuto con energia sull’argomento del reclutamento degli insegnanti. Ha chiesto “uno stop alle graduatorie nazionali, con il reclutamento diretto dei professori da parte delle scuole su base regionale. Chiunque può iscriversi all’Albo regionale, garantendo la permanenza nel territorio, almeno un ciclo di studio di 5 anni”. Nell’immediato ha proposto un patto di sperimentazione triangolare tra scuole, ministero e Regione.

 

Subito dopo, il tema è stato rilanciato da un intervento politicamente significativo del ministro Gelmini, attraverso interviste rilasciate in questi giorni a vari giornali, nelle quali ha parlato di Albi regionali e di Graduatorie regionali e dà notizia della preparazione di un Disegno di legge sul reclutamento e sulla valutazione delle scuole e degli insegnanti, preannunciando il ricorso a sistemi premianti. Il passaggio ai fatti si fa dunque stretto e urgente.

È divenuto, ormai, senso comune che ogni scenario di innovazione del sistema educativo sia realizzabile solo a condizione di un’innovazione profonda dei meccanismi di formazione, reclutamento, carriera, stato giuridico, valutazione degli insegnanti.

Attualmente esistono le graduatorie provinciali per gli insegnanti e quelle regionali per i dirigenti. Ora, l’immissione nelle graduatorie per via di concorso nazionale - che non è stato più indetto da anni - o per punteggi accumulati via-precariato non consente di verificare il possesso delle competenze-chiave da parte del docente: le conoscenze disciplinari, le capacità didattiche, l’abilità di comunicazione e altro ancora. I concorsi verificavano solo le prime e l’immissione via-precariato solo, eventualmente, le ultime due. Ma un secondo problema è quello più grave: le scuole autonome non hanno nessuna voce in capitolo nella scelta del personale. Elaborano un Progetto di Offerta Formativa, insistono in un territorio determinato, avrebbero bisogno di specifiche competenze, ma un meccanismo esterno decide inesorabilmente al loro posto. Dal loro punto di vista, l’arrivo del nuovo docente è un salto nel buio. Nella logica della graduatoria sono gli insegnanti che scelgono le scuole.

 

Una volta assunto, un insegnante su quattro - circa 200mila su 800mila - si sposta l’anno dopo, come ha fatto rilevare il Rapporto della Fondazione Agnelli del 2008, utilizzando tutti gli strumenti legislativi, amministrativi e contrattuali a disposizione. È, del resto, l’unico via al miglioramento della propria condizione lavorativa. Non essendo previsti né la carriera né gli incentivi né gli aumenti del salario nominale per merito, egli punta sull’incremento del salario reale: avvicinamento a casa (così si risparmia fatica, tempo e trasporti), ritorno al Sud, dove magari si possiede una casa in proprietà e la vita costa meno, passaggio dalla provincia in città o dalla periferia al centro, trasferimento a una scuola più prestigiosa o a un indirizzo socialmente più apprezzato, per esempio dall’Istituto professionale al Liceo.

 

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COMMENTI
27/04/2010 - dal 1990 sono stati valutati tutti (Fabio Milito Pagliara)

Gentile dott. Cominelli, vorrei solo far notare che nelle attuali graduatorie provinciali almeno dal 1990 nessuno è stato iscritto d'ufficio. Praticamente tutti hanno conseguito un'abilitazione. La cosa più vicina ad un'iscrizione d'ufficio sono stati i corsi abilitanti riservati che nell'ultima tornata sono stati comunque svolti nelle università con durata annuale. Si può iscrivere alle graduatorie provinciali chi 1) si è abilitato con un concorso (l'ultimo nel 2000) 2) si è abilitato con le Scuole di Specializzazione all'Insegnamento 3) si è abilitato con un corso riservato a chi aveva 360 giorni d'insegnamento in determinati periodi. Forse ci sarà uno 0,01% di personale che si è abilitato senza aver superato alcun corso/concorso e quindi senza aver certificato la sua preparazione ma non credo si possa affermare che chi è iscritto nelle graduatorie provinciali non abbia avuto modo di dimostrare la sua preparazione. Inoltre per i meccanismi di assunzione restano nelle graduatorie sopratutto chi ha frequentato le Scuole di Specializzazione e dunque ha sicuramente dimostrato di essere preparato nella disciplina, nella didattica e nelle leggi scolastiche. Cordialmente

 
26/04/2010 - non di meno (emilio molinari)

Va tutto bene nel ragionamento di Cominelli, ormai nell'opinione generale è matura la coscienza che la scuola è fatta per gli studenti e le famiglie. Solo una precisazione: occorre definire un protocollo deontologico per la professione a livello nazionale in relazione alle nuove indicazioni didattiche. La garanzia che si esca dalla logica impiegatizia deve essere data a tutti, in ogni regione, collegando un sistema di valutazione mista tra scuola, territorio ed ente esterno "terzo" e non il solito carrozzone fatto per dare sedie agli amici degli amici.

 
26/04/2010 - perchè più autonomia alle scuole (Claudio Cereda)

Dirigo un grosso ITIS con annesso Liceo Scientifico ricco di tradizione; come in tutto il mondo ci sono docenti bravi, meno bravi e pessimi; docenti motivati e docenti demotivati. L'anno prossimo grazie all'ottimo lavoro di chi ha lavorato sull'orientamento facciamo due prime in più. Come premio del lavoro fatto la scuola lo perderà a favore di chi non ha fatto nulla. Grazie ad anni di demotivazione dei docenti di alcune aree rischiamo di chiudere una delle specializzazioni storiche. Niente paura, grazie alle classi di concorso atipiche non saranno loro a perdere il posto. Evviva le graduatorie interne. Che certe cose avvenissero con i governi di centro sinistra faceva parte delle regole del gioco; che continuino con i governi di centro destra così pieni di parole sul riformismo mi è meno chiaro. Fatti, non parole. In questo condivido alcune delle osservazioni di Campione.

 
26/04/2010 - L'importanza della formazione degli insegnanti. (alberto cucchi)

Il reclutamento va disgiunto dalla formazione degli insegnanti. Si è spesso confuso il primo problema, di come inserire nella scuola il personale, con la formazione dello stesso. Infatti il primo motivo per la chiusura delle SSIS (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario) era probabilmente determinato dal fatto che queste scuole potessero creare precari. Spesso in passato, con l'eccezione dei concorsi pubblici, il reclutamento è avvenuto tramite leggi di sanatoria sul personale con certificazione di servizio senza alcuna abilitazione alla professione. Le SSIS invece hanno consentito per un periodo relativamente lungo, quasi dieci anni(1999-2008) la formazione di una nuova generazione d'insegnanti attraverso una formazione sulle didattiche disciplinari e tramite tutte le problematiche apprese negli insegnamenti di laboratorio, nonchè nella progettazione didattica all'interno del tirocinio a scuola. Questa esperienza continua ad essere ignorata, anche se ci auguriamo che il nuovo regolamento per la formazione, in via di approvazione, possa mantenere tutte le buone pratiche realizzate e documentate dalle scuole pubbliche e paritarie che hanno collaborato alle esperienze con le Università. Ben vengano gli albi della professione docente, tuttavia facciamo attenzione che la chiamata diretta non si trasformi in un reclutamento che riconosca in realtà solo elementi localistici e clientelari e non le effettive conoscenze attitudini e capacità formative del singolo docente.

 
26/04/2010 - alle scuole autonome la scelta dei loro docenti (paolo franco comensoli)

Quando iniziai la mia professione di insegnante gli istituti professionali ed alcuni tecnici avevano un Consiglio di Amministrazione, generalmente presieduto da un imprenditore del territorio. Il Consiglio nominava i docenti della scuola. E si trattava di fior di scuole, che hanno formato i quadri di un sistema produttivo di prim'ordine. Ecco perchè sono oggi totalmente d'accordo con la proposta di Cominelli. Si lasci alle scuole, con i loro genitori, con i loro amministratori locali di riferimento, con i loro operatori economici, il compito di attingere da albi (nazionali, regionali, provinciali, a questo punto è indifferente o quasi) i propri insegnanti. Aggiungo che il centralismo regionale non mi seduce più di quello nazionale. Sempre centralismo è e spesso altrettanto lontano dai cittadini.