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DIBATTITO SCUOLA/ 2. Non sarà la "libera scelta" a migliorare il sistema scolastico

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Se si tratta di garantire il rispetto del dettato costituzionale sulla libertà educativa nell’ambito di regole certe (garanzie per gli utenti come per gli operatori), oggi più che mai necessarie poiché viviamo in un momento di egoismi di ceto e di esplosioni integraliste di ogni colore, siamo assolutamente d’accordo e non abbiamo prevenzioni. Ma se la questione è invece quella di cambiare radicalmente il nostro modello di scuola lasciando a quella statale solo il ruolo residuale di intervenire là dove la società civile non è in grado di farlo, allora no, non siamo d’accordo. Che lo Stato non debba essere “producer” ma “provider” va benissimo. Che ogni scuola autonoma debba ottimizzare le risorse, anche. Ma ogni scuola che pretende di essere “pubblica” deve garantire il rispetto dei livelli essenziali di prestazione, tra cui - lo ribadisco per completezza del ragionamento - quelli dell’uguaglianza dei cittadini senza discriminazione di sesso, ceto sociale, religione.

 

Ho letto con attenzione anche la replica di Eugenio Gotti, sapendo come della politica scolastica di Regione Lombardia sia stato il vero, infaticabile tessitore, caratterizzandosi per intelligenza e moderazione, che spesso non vediamo altrove. Non a caso - mi si conceda la notazione - egli si guarda bene dall’entrare nel merito di ciò che siamo certi non condivide: l’idea, che francamente ci sembra proprio razzista, di un reclutamento per graduatorie basate sulla residenza; l’assenza della Lombardia dai processi di costruzione dell’istruzione e formazione tecnico-professionale terziaria (da quanti anni non si fanno, dopo il meritorio varo dei poli formativi, corsi di istruzione tecnica e professionale superiore?); il ritardo gravissimo e inaccettabile sulla individuazione del valutatore indipendente. La “dote scuola” ha avuto un incremento importante, andato a vantaggio anche degli studenti delle scuole statali, è vero.

 

Contestiamo però la disparità di trattamento con chi frequenta una scuola non statale (dove il 60% dei buoni viene erogato a chi ha redditi tra 47mila e 198mila euro all’anno) e soprattutto che sia diventato l’unico strumento di erogazione del Diritto allo Studio. Non dovrebbe essere così a prescindere da ciò che si pensa dello strumento “dote scuola”. La critica allo strumento “dote formazione” invece va riferita soprattutto al presupposto, che ci pare assolutamente ideologico, della scuola come servizio a domanda individuale, appunto come un “quasi-mercato”. È un discorso lungo e serio e non è questa la sede, ma sono certo avremo modo di tornarci.


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COMMENTI
03/05/2010 - concordo (Marco Campione)

E' forse superfluo dirlo, ma a scanso di equivoci sottolineo che sono pienamente d'accordo con Comensoli e le sue osservazioni. Da parte nostra, lo ribadisco, faremo fino in fondo la nostra parte.

 
30/04/2010 - non è pessimismo cosmico.. (paolo franco comensoli)

Sono d'accordo con le osservazioni di Campione nè io volevo, nel breve testo pubblicato, ipotecare il futuro della scuola italiana dipingendolo tutto quanto di nero. Dico solo che questa in atto più che "la riforma" del II ciclo è una "riorganizzazione dell'esistente", sia sotto il profilo degli ordinamenti, sia sotto quello dei contenuti. I primi consapevoli di ciò sono i docenti che a settembre riprenderanno programmi e metodologie come se nulla fosse accaduto. Ne consegue che l'appuntamento con la riforma vera è rinviato ad una fase successiva, che ritengo ineludibile e necessaria. Quanto al tema in discussione degli albi/graduatorie dei docenti ribadisco che temo fortiter il centralismo regionale così come quello nazionale. Credo invece nell'autonomia delle scuole, delle singole istituzioni scolastiche, con i loro genitori, amministratori locali, agenzie culturali del territorio, imprenditori ecc. ecc. La comunità scolastica locale come garanzia di scelte oculate mi pare tutto sommato più convincente della riduzione regionale di un modello nazionale che è ampiamente fallito.

 
27/04/2010 - precisazione (Marco Campione)

Ho sempre pensato che gli autori che si lamentano per un titolo che "non rispecchia il pensiero dello scrivente" dovrebbero prima di tutto rimproverarsi di non essere stati sufficientemente chiari nella loro esposizione. Dunque mi scuso con i lettori per la non sufficiente chiarezza e preciso che non voleva essere la "libera scelta" il focus del mio intervento. Peraltro un pensiero come quello del titolo presupporrebbe che qualcuno degli autori citati da me (Silvano, Cominelli, Gotti o Comensoli) abbiano da qualche parte sostenuto il suo contrario, ovvero che la "libera scelta" sia la soluzione per il sistema scolastico, cosa che non è avvenuta. Lo preciso non per puntiglio, ma perché non voglio alimentare lo scontro tutto ideologico tra scuole statali e non statali.