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DIBATTITO SCUOLA/ 2. Non sarà la "libera scelta" a migliorare il sistema scolastico

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A noi sembra, intanto, che di fatto la "dote formazione" non consegue lo scopo di garantire la libera scelta delle famiglie, che debbono tener conto di vincoli oggettivi stringenti come le distanze e i trasporti, ma certamente assicura incertezza di prospettiva alle istituzioni formative che sono costrette, a causa del bando annuale, ad un corto respiro che porta ad inseguire le “mode” (vedi l’incredibile espansione dei corsi di estetista-parrucchiere). Tanto è vero che Regione Lombardia ha dovuto correggere l’impostazione iniziale imponendo alcuni vincoli congiunti di area territoriale e di settore all’assegnazione dei fondi alle province.

 

Prima delle conclusioni, alcune domande (non retoriche) a Gotti. La prima: le percentuali sull’inserimento degli stranieri e dei portatori di handicap che lui riferisce alle scuole statali hanno come base l’intero universo delle scuole o solo gli istituti professionali? Abbiamo il sospetto che sia il primo caso, ma allora si paragonano patate e cipolle. E propendiamo a credere che la percentuale di portatori di handicap non sia diverso tra le agenzie di formazione professionale e gli istituti di istruzione professionale. La seconda. Gotti dice: «la programmazione regionale già si fa in modo integrato tra istruzione e formazione professionale, ed è in atto un importante accordo tra Regione Lombardia e Ministero dell’istruzione che ha portato a unificazione l’istruzione professionale statale con la formazione professionale regionale».

 

Noi veramente non abbiamo visto alcuna traccia di programmazione regionale, nè sulla scuola, nè sulla formazione professionale, forse perchè a un mese dalle elezioni e senza alcun margine di tempo grazie alla fretta di Gelmini non si poteva correre il rischio di operare scelte. Ma soprattuto avevamo capito che i percorsi quinquennali statali di istruzione professionale e quelli di “Istruzione e Formazione Professionale” regionale fossero ben distinti. Ora si dice che si “unificano”, cioè che sono la stessa cosa. Avevamo capito male? E’ l’annuncio della prossima tappa? La terza domanda riguarda la tematica dei costi della scuola. La prima seria indagine sulle cifre dell’istruzione italiana è quella del celebre Libro Bianco redatto sotto il “famigerato” governo Prodi.


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COMMENTI
03/05/2010 - concordo (Marco Campione)

E' forse superfluo dirlo, ma a scanso di equivoci sottolineo che sono pienamente d'accordo con Comensoli e le sue osservazioni. Da parte nostra, lo ribadisco, faremo fino in fondo la nostra parte.

 
30/04/2010 - non è pessimismo cosmico.. (paolo franco comensoli)

Sono d'accordo con le osservazioni di Campione nè io volevo, nel breve testo pubblicato, ipotecare il futuro della scuola italiana dipingendolo tutto quanto di nero. Dico solo che questa in atto più che "la riforma" del II ciclo è una "riorganizzazione dell'esistente", sia sotto il profilo degli ordinamenti, sia sotto quello dei contenuti. I primi consapevoli di ciò sono i docenti che a settembre riprenderanno programmi e metodologie come se nulla fosse accaduto. Ne consegue che l'appuntamento con la riforma vera è rinviato ad una fase successiva, che ritengo ineludibile e necessaria. Quanto al tema in discussione degli albi/graduatorie dei docenti ribadisco che temo fortiter il centralismo regionale così come quello nazionale. Credo invece nell'autonomia delle scuole, delle singole istituzioni scolastiche, con i loro genitori, amministratori locali, agenzie culturali del territorio, imprenditori ecc. ecc. La comunità scolastica locale come garanzia di scelte oculate mi pare tutto sommato più convincente della riduzione regionale di un modello nazionale che è ampiamente fallito.

 
27/04/2010 - precisazione (Marco Campione)

Ho sempre pensato che gli autori che si lamentano per un titolo che "non rispecchia il pensiero dello scrivente" dovrebbero prima di tutto rimproverarsi di non essere stati sufficientemente chiari nella loro esposizione. Dunque mi scuso con i lettori per la non sufficiente chiarezza e preciso che non voleva essere la "libera scelta" il focus del mio intervento. Peraltro un pensiero come quello del titolo presupporrebbe che qualcuno degli autori citati da me (Silvano, Cominelli, Gotti o Comensoli) abbiano da qualche parte sostenuto il suo contrario, ovvero che la "libera scelta" sia la soluzione per il sistema scolastico, cosa che non è avvenuta. Lo preciso non per puntiglio, ma perché non voglio alimentare lo scontro tutto ideologico tra scuole statali e non statali.