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DIBATTITO SCUOLA/ 2. Non sarà la "libera scelta" a migliorare il sistema scolastico

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Nel rispondere a Gotti e Silvano, che ringrazio per aver voluto interloquire con me, non si può non cominciare dall’intervento di Comensoli su queste stesse colonne. «Ora la riforma può passare perché nel decorso decennio si è fatto di tutto e di più per depurarla di tutto quanto essa portava con sé di fortemente innovativo» ha scritto riflettendo sull’evoluzione da Berlinguer a Gelmini. La conclusione poi è ancora più pessimista: «In Italia la scuola della società della conoscenza, purtroppo, non ci sarà». Personalmente mi ostino a pensare che questo non sia il nostro destino ineludibile e siano invece maturi i tempi per la costruzione di un movimento riformatore capace di sconfiggere i conservatorismi di ogni schieramento e le resistenze che hanno portato al risultato denunciato da Comensoli.

 

E vengo così all’intervento di Silvano, che mi sembra mi attribuisca pensieri non miei e che spero ci sia occasione di approfondire in altre occasioni, magari anche di confronto pubblico a partire dalle proposte del Pd lombardo e da quelle contenute in Una scuola che parla al futuro, che ho letto con molto interesse, mantenendo dissenso su una parte di esse, ma considerandole - al pari di altri - un contributo fondamentale, se si vorrà arrivare a quel cambiamento nel sistema scolastico assai urgente. Non mi sfugge affatto che il sistema pubblico di istruzione e formazione (che include anche le paritarie) sia il perno di questa rivoluzione necessaria.

 

E così come penso che sia un errore drammatico mettere in contrapposizione - come ha fatto il Governo - il mondo della scuola e gli studenti e le famiglie che la frequentano, non mi sognerei mai di mettere in contrapposizione la qualità di una scuola statale e di una non statale per il solo fatto di essere tali. Però andrebbe prestata maggiore attenzione a quanto il Presidente dell’Invalsi va dicendo da anni, e cioè che non è affatto provato che la cosiddetta “libera scelta”, ossia la concorrenza, sia la via migliore per assicurare il miglioramento del sistema scolastico. Ma non voglio cavarmela con una battuta: sul tema delle paritarie voglio essere chiaro.

 

Leggi anche: SCUOLA/ Cara Gelmini, graduatorie o albi per i prof? Attenzione, cambia tutto, di G. Cominelli

 

Leggi anche: DIBATTITO SCUOLA/ 1. Caro Campione, i veri favoritismi sono i soldi in più che aiutano le scuole di stato,di  V. Silvano

 
 
 

  

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COMMENTI
03/05/2010 - concordo (Marco Campione)

E' forse superfluo dirlo, ma a scanso di equivoci sottolineo che sono pienamente d'accordo con Comensoli e le sue osservazioni. Da parte nostra, lo ribadisco, faremo fino in fondo la nostra parte.

 
30/04/2010 - non è pessimismo cosmico.. (paolo franco comensoli)

Sono d'accordo con le osservazioni di Campione nè io volevo, nel breve testo pubblicato, ipotecare il futuro della scuola italiana dipingendolo tutto quanto di nero. Dico solo che questa in atto più che "la riforma" del II ciclo è una "riorganizzazione dell'esistente", sia sotto il profilo degli ordinamenti, sia sotto quello dei contenuti. I primi consapevoli di ciò sono i docenti che a settembre riprenderanno programmi e metodologie come se nulla fosse accaduto. Ne consegue che l'appuntamento con la riforma vera è rinviato ad una fase successiva, che ritengo ineludibile e necessaria. Quanto al tema in discussione degli albi/graduatorie dei docenti ribadisco che temo fortiter il centralismo regionale così come quello nazionale. Credo invece nell'autonomia delle scuole, delle singole istituzioni scolastiche, con i loro genitori, amministratori locali, agenzie culturali del territorio, imprenditori ecc. ecc. La comunità scolastica locale come garanzia di scelte oculate mi pare tutto sommato più convincente della riduzione regionale di un modello nazionale che è ampiamente fallito.

 
27/04/2010 - precisazione (Marco Campione)

Ho sempre pensato che gli autori che si lamentano per un titolo che "non rispecchia il pensiero dello scrivente" dovrebbero prima di tutto rimproverarsi di non essere stati sufficientemente chiari nella loro esposizione. Dunque mi scuso con i lettori per la non sufficiente chiarezza e preciso che non voleva essere la "libera scelta" il focus del mio intervento. Peraltro un pensiero come quello del titolo presupporrebbe che qualcuno degli autori citati da me (Silvano, Cominelli, Gotti o Comensoli) abbiano da qualche parte sostenuto il suo contrario, ovvero che la "libera scelta" sia la soluzione per il sistema scolastico, cosa che non è avvenuta. Lo preciso non per puntiglio, ma perché non voglio alimentare lo scontro tutto ideologico tra scuole statali e non statali.