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UNIVERSITA’/ La riforma Gelmini in mano ai "Gattopardi" a piede libero?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’altro è quello del tenente Drogo e prima di lui del capitano Ortiz che trovano nel fare bene, ogni giorno, anno dopo anno quello che devono fare, senza quasi chiederne il senso, il modo di alimentare la loro attesa e la loro speranza. Ispezionano le truppe, mantengono la disciplina e coprono sempre di attenzione la Ridotta Nuova. I tartari non sono origine di paura, di dileggio o di noncuranza, ma alimentano in quegli uomini il senso di un dovere ammantato nella speranza.

 

È questo l’atteggiamento che inizia a serpeggiare nelle università, finalmente. L’idea che l’attesa non sia vana, che, pur rispettosi di chi preferisce accettare la vacuità dell’attesa, sia il tempo di mettere in campo coraggio e ambizioni per inventare una nuova e diversa università non del futuro, ma del domani. L’università è ancora un potente luogo di attrazione per la società, nonostante la sistematica operazione di delegittimazione istituzionale che ha accompagnato il ruolo di molta, troppa politica e stampa della Seconda repubblica. È il luogo in cui si scambia, si definisce e si certifica la conoscenza che alimenta questo Paese. È il tassello finale della costruzione della cittadinanza, poiché segue la scuola che costruisce la cittadinanza civica e culturale per innestare la cittadinanza economica, ovvero la piena possibilità di rendersi cittadino autonomo tramite la propria capacità di creare valore anche (ma non solo) economico e produttivo.

 

I Drogo e gli Ortiz sono più numerosi di quanto si pensi e sono accomunati dall’idea che fare bene il proprio lavoro in tutte le sue declinazioni (ricerca, trasferimento tecnologico, didattica, amministrazione e gestione) sia più importante che discutere di come dovrà essere la governance (che pure deve essere cambiata). Anche altri fanno bene il proprio lavoro, ma in più nella fortezza Bastiani si crede ad un’apertura dell’università ai diversi interlocutori della società, oltre agli studenti, gli enti pubblici, le associazioni, le imprese, le comunità locali. Si scopre quanto importante sia rimasto il ricordo della propria vita universitaria negli alumni, ci si stupisce davanti all’ammirazione per il proprio lavoro di manager e imprenditori, ci si rafforza nel senso di appartenenza a qualcosa di più di un gruppo disciplinare, di un dipartimento, di una facoltà, orgogliosi della propria Università.

 

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