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UNIVERSITA’/ La riforma Gelmini in mano ai "Gattopardi" a piede libero?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La partecipazione e il profondo senso comunitario dell’università rappresentano il valore più autentico sul quale costruire una condivisione del percorso che parta dal basso e non dall’alto. È più facile rispondere ai propri stakeholder se li si considera centrali nelle attività di tutti i giorni, piuttosto che aspettare che abbiano una posizione decisionale nel Consiglio di amministrazione. Questo non significa voler criticare la revisione dell’organo di governo che è necessaria, ma ricordare che rappresenterà solo un minimo ingrediente di un cambiamento che in fondo non è in soluzione di continuità con il passato. Sebbene molto distante ideologicamente dal ’68, credo che in quella stagione - pur in modi talvolta sbagliati - si aprì l’università al Paese auspicando una messa in discussione della stratificazione sociale del Paese stesso. Poi, molti che allora erano in prima fila hanno preso strade diverse e l’apertura si è progressivamente richiusa non senza responsabilità.

 

Certo tutti possono iscriversi all’università, ma quanti davvero possono trovare nell’università quel luogo di cambiamento e di stimolo di cui un adulto ha bisogno? Riaprire l’università è il compito che oggi ci attende; non con le barricate o con lo scontro sociale, ma con la serena consapevolezza che lavorare sulla e con la conoscenza ha valore solo se è fatto per gli altri (oltre che per la propria, giusta, gratificazione) e con la disponibilità a sederci attorno a tanti tavoli senza remissività né all’opposto arroganza, ma tanta voglia di imparare.

 

 



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