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SCUOLA/ 1. Quando studiare Dante e avvitare una lampadina è "completare" il mondo

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Si impara facendo (Imagoeconomica)  Si impara facendo (Imagoeconomica)

 

C’è una novella di Pirandello che può darci l’idea giusta dell’importanza della educazione attraverso il lavoro: Ciàula scopre la luna. Questa novella narra di un ragazzo, Ciàula, che lavora in una solfatara e spinge tutto il tempo un carretto pieno di carbone, come fosse una bestia. Una notte accade qualcosa di imprevedibile:

«[…] Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna... C'era la Luna! la Luna!

E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta».

 

Ciàula vede la luna e, guardandola per la prima volta con consapevolezza, sente di riacquistare la dignità di essere umano. Questa è l’esperienza della formazione professionale: i ragazzi, che spesso decidono di “assentarsi” per un tempo indeterminato dall’impegno con se stessi e con il mondo che li circonda, sono aiutati a svegliarsi.

 

In un romanzo di Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev, viene riportata continuamente questa espressione: «Non devi disprezzare il mondo di Dio, anche se non è completo»; «devi completare». O ancora nell’introduzione alla Storia degli ebrei, sempre di Potok, nella prima pagina c’è scritto: “Per qualche misteriosa ragione il mondo di Dio era imperfetto. Compito dell’uomo era aiutare Dio a perfezionarlo”.

Questo è il lavoro e anche il suo senso: il lavoro, cioè, è una forma privilegiata dell’espressione dell’uomo, appartiene al suo desiderio di costruire e di incidere sulla costruzione del mondo.

C’è un episodio all’inizio della avventura di In-presa (Centro di formazione professionale a Carate Brianza) che chiarisce questo punto: un ragazzo che stava facendo il tirocinio da elettricista ha sistemato le luci dell’aula dove si stava svolgendo la lezione di Diritto del lavoro e, interpellato dall’insegnante circa la concezione che lui aveva del lavoro, con orgoglio ha detto ai compagni:”La vedete quella luce lì? Quella lampadina? Prima non c’era, era rotta. Adesso c’è e l’ho fatto io! Ecco questo per me è il lavoro”. Cioè attraverso di me il mondo è più bello, più completo, più corrispondente al desiderio umano.

 

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COMMENTI
04/05/2010 - educare (giuseppe degiovannini)

Ottimo articolo. IL senso vero e il valore della "missione" educativa e' espresso in modo magistrale dalla definizione di Florensky che avete citato. Sarebbe da scrivere a caratteri cubitali nelle aule delle nostre scuole o meglio sulle cattedre dei nostri insegnanti. grazie.... ne faremo tesoro giuseppe