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SCUOLA/ 2. Ecco perché 84 presidi "rossi" vogliono cambiare l’istruzione in Toscana

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Perché tanta richiesta? È evidente: come confermato da tutti gli studi sugli stili di apprendimento, ci sono studenti che imparano meglio “facendo”, mettendo cioè le “mani in pasta” anziché stando a “scaldare il banco”. I giovani che non hanno le inclinazioni, le attitudini o, più semplicemente, le motivazioni per impegnarsi in un metodico studio teorico delle discipline scolastiche, perdono infatti tempo e autostima restando parcheggiati in un istituto superiore, invece di mettersi alla prova là dove potrebbero essere aiutati a far emergere i propri talenti.

Ci sono ragazzi che hanno bisogno, per “ripartire”, di mettersi all’opera concretamente, di scoprire che comunque valgono e sono capaci di fare; questo può consentire loro, tra l’altro, di rientrare successivamente nel sistema di istruzione fino al completamento del regolare corso di studi. Perché, allora, tenerli a forza in una scuola superiore, soprattutto quando esistono nel nostro paese - nel pur variegato mondo dei CFP - numerose realtà, anche di antica tradizione, che hanno comprovate capacità educative e sicure competenze formative?

 

Due documenti, stilati in occasione delle recenti elezioni amministrative, pongono questa domanda segnalandone l’urgenza; e sono tanto più significativi perché provengono da due regioni tradizionalmente “rosse”, che cioè si sono opposte risolutamente, in questi anni, ad ogni ipotesi di pari dignità del canale della formazione con quello dell’istruzione: l’Emilia Romagna e la Toscana.

1. Il primo, inviato ai candidati alla presidenza della regione Emilia Romagna da parte di una quarantina di Enti di Formazione Professionale - di ogni estrazione culturale e politica - accreditati per l’ambito “Obbligo Formativo”, ha inteso richiamare l’attenzione sulle “problematiche e le potenzialità della Formazione Professionale per l’assolvimento dell’Obbligo di Istruzione, elemento importante del sistema integrato educativo/formativo di questa Regione”.

Significativi gli elementi a supporto della richiesta di una maggiore attenzione sul settore: ogni anno formativo vengono accolti circa 6.000 giovani adolescenti, 3.000 nel primo e 3.000 nel secondo anno, di cui circa il 45% giovani stranieri. Solo circa il 15% dei giovani interrompe prematuramente il percorso formativo, con destinazione scuola o lavoro; per tutti gli altri, la qualifica viene acquisita nel 90% dei casi, con un positivo inserimento nel mondo del lavoro, il riconoscimento e la valorizzazione delle proprie competenze. Non pochi, inoltre, ritrovano le motivazioni allo studio e riprendono il percorso scolastico interrotto; altri decidono di proseguire con percorsi di FP orientandosi verso l’ottenimento di qualifiche superiori. Infine, il numero dei ragazzi che si rivolgono al sistema della FP, dati alla mano, è tendenzialmente in crescita, e questo anche per i prossimi anni. Gioca, su questo aspetto, la crescente difficoltà dei percorsi scolastici tradizionali a garantire il successo formativo di tutti gli studenti, anche in ragione dell’aumento vertiginoso della diversità degli stili di apprendimento e a fronte di risorse umane e strumentali progressivamente calanti.

 

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COMMENTI
29/04/2010 - Precisazioni sulla lettera dei prèsidi toscani (Giorgio Ragazzini)

L’aggettivo "rossi", riferito nel titolo ai prèsidi firmatari, era solo un modo scherzoso per dire "toscani" (perché di una regione rossa), ma è stato frainteso dal lettore Pianori, che ha ne ha tratto la conclusione che la lettera aperta, come quella dei cfp emiliani, fosse ispirata "direttamente dal partito". Almeno per l’appello dei prèsidi, questa interpretazione è senz’altro priva di fondamento. Anzi, l’obbiettivo era proprio quello di mettere in discussione quel "modello toscano" di assolvimento dell’obbligo, che fino a qualche mese fa sembrava riscuotere il consenso quasi unanime della maggioranza che governa la regione. L’iniziativa è stata invece promossa dal "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità", di cui tra l’altro fa parte il primo firmatario, e che ha per metodo costante quello di rivolgersi, su specifici temi e obbiettivi, a tutti i possibili interessati senza alcuna pregiudiziale politica. La "Lettera aperta ai candidati nelle prossime elezioni regionali" ha ottenuto l’adesione di 85 dirigenti scolastici di tutti i gradi di istruzione, appartenenti a un ampio spettro politico-culturale. Colgo l’occasione per precisare anche che i firmatari possono benissimo non essere in accordo, su altri temi, con le nostre vedute, sicché sarebbe improprio identificarli con il Gruppo di Firenze. L’indirizzo del nostro blog è: http://gruppodifirenze.blogspot.com/ . Giorgio Ragazzini - Gruppo di Firenze

 
29/04/2010 - perchè "rossi"?: l'istruzione professionale (massari annalisa)

Ho 25 anni di carriera, 18 dei quali svolti nell'istruzione professionale: prima e dopo il "Progetto '92". Conosco piuttosto bene diversi presidi tra i firmatari della mozione, e più che per il colore politico che viene dato per "rosso",(veramente molti di loro mi risultano di tutt'altre simpatie) li accomunerei per passione educativa e consapevole sentimento di pubblico servizio. La riforma dell'istruzione professionale, così come risulta dai Regolamenti, peraltro non ancora pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, stravolge del tutto l'istruzione professionale, ne fa un'appendice poco appetibile dell'istruzione tecnica dalla quale una volta si differenziava per il gran numero di ore di "pratica" che giustamente l'articolo mette in evidenza. E poi, quanti sprechi! Vi sono laboratori eccellenti nei professionali che conosco, modernissimi, dove sono state di recente (2008) aggiornate le strumentazioni tecnologiche di laboratori di meccanica, di elettronica! Rimarranno vuoti. Veramente un calcolo contabile che sembra, alla verifica, anche approssimato per eccesso, può qualificarci in un'ottica globale a scapito della qualità? Che dire dell'ossessione contabile di un'Europa tutta buttata sul pareggio di bilancio? L'intervista di ieri a Jean Paul Fitoussi su "Repubblica" sulla crisi greca, e poi su quella portoghese, danese e spagnola apre questioni urgenti, non rimediabili con artifici di cassa a scapito della qualità dello stato sociale e del nostro futuro.

 
29/04/2010 - Timeo Danaos et dona ferentes (Eneide) (Francesco Giuseppe Pianori)

Da vecchio e navigato cittadino della Regione Rossa per antonomasia (Emilia-Romagna) faccio fatica a fidarmi delle belle parole e dei buoni propositi di questi documenti, ispirati direttamente dal Partito... A mio parere è un modo subdolo e vergognosamente ipocrita di impossessarsi della formazione professionale, finora appannaggio di istituzioni e realtà cattoliche. Il PCI-PDS-DS-PD (i comunisti) sono noti e notoriamente abili nell'impossessarsi dei beni altrui, soprattutto quando sono in vista finanziamenti e soldi pubblici. Come il buon Virgilio qui sopra citato, non mi fido dei "compagni" anche quando portano doni.