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SCUOLA/ 2. Ecco perché 84 presidi "rossi" vogliono cambiare l’istruzione in Toscana

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Il fatto che il documento nasca dall’autorevole esperienza sul campo dei dirigenti, è di grande aiuto a mettere in luce alcuni “nodi” fondamentali: l’insuccesso dipende in molti casi da una scuola non adatta alle attitudini dei ragazzi; la frustrazione delle loro aspettative, già dannosa in sé, è a sua volta una causa importante del gran numero di classi difficili, a volte ingovernabili; non è possibile attendere, per intervenire, il compimento del sedicesimo anno di età, perché ciò contribuisce ad accrescere il senso di disistima di sé, ed è una inutile - anzi dannosa - perdita di tempo.

Ed è proprio sul campo, e non da analisi astratte, che sono maturate nei presidi alcune certezze: la scuola deve offrire ai ragazzi che escono dalla scuola media un ventaglio di scelte ben più ampio di quello attuale, in modo che ciascuno possa imboccare la strada più confacente ai propri talenti; occorre una rivalutazione della formazione professionale, che in altre regioni sta dando da anni risultati molto positivi; permettere di assolvere l’obbligo anche in percorsi triennali di formazione professionale sarebbe, in tal senso, un passo fondamentale.

 

Un nota bene conclusivo: che in questi tempi di crisi della scuola, caratterizzata tanto spesso da una visione particolaristica e dal bisogno di accaparrarsi studenti a tutti i costi, ci siano dei dirigenti di istituti superiori che dicono della formazione professionale: “Non abbiamo dubbi che essa sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani”, mostra che l’emergenza educativa sta davvero scuotendo le coscienze, aprendo così a nuove opportunità.

 

Che dire? La realtà è ostinata, prima o poi rompe la crosta dell’ideologia e ci rimette di fronte ai fatti, così come essi sono. Perché ostinarsi a negarli? I nuovi presidenti delle Regioni, se hanno orecchie per intendere, intendano…

 

 

Clicca >> qui sotto per andare all’elenco dei CFP e istituti firmatari

 

 

 



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COMMENTI
29/04/2010 - Precisazioni sulla lettera dei prèsidi toscani (Giorgio Ragazzini)

L’aggettivo "rossi", riferito nel titolo ai prèsidi firmatari, era solo un modo scherzoso per dire "toscani" (perché di una regione rossa), ma è stato frainteso dal lettore Pianori, che ha ne ha tratto la conclusione che la lettera aperta, come quella dei cfp emiliani, fosse ispirata "direttamente dal partito". Almeno per l’appello dei prèsidi, questa interpretazione è senz’altro priva di fondamento. Anzi, l’obbiettivo era proprio quello di mettere in discussione quel "modello toscano" di assolvimento dell’obbligo, che fino a qualche mese fa sembrava riscuotere il consenso quasi unanime della maggioranza che governa la regione. L’iniziativa è stata invece promossa dal "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità", di cui tra l’altro fa parte il primo firmatario, e che ha per metodo costante quello di rivolgersi, su specifici temi e obbiettivi, a tutti i possibili interessati senza alcuna pregiudiziale politica. La "Lettera aperta ai candidati nelle prossime elezioni regionali" ha ottenuto l’adesione di 85 dirigenti scolastici di tutti i gradi di istruzione, appartenenti a un ampio spettro politico-culturale. Colgo l’occasione per precisare anche che i firmatari possono benissimo non essere in accordo, su altri temi, con le nostre vedute, sicché sarebbe improprio identificarli con il Gruppo di Firenze. L’indirizzo del nostro blog è: http://gruppodifirenze.blogspot.com/ . Giorgio Ragazzini - Gruppo di Firenze

 
29/04/2010 - perchè "rossi"?: l'istruzione professionale (massari annalisa)

Ho 25 anni di carriera, 18 dei quali svolti nell'istruzione professionale: prima e dopo il "Progetto '92". Conosco piuttosto bene diversi presidi tra i firmatari della mozione, e più che per il colore politico che viene dato per "rosso",(veramente molti di loro mi risultano di tutt'altre simpatie) li accomunerei per passione educativa e consapevole sentimento di pubblico servizio. La riforma dell'istruzione professionale, così come risulta dai Regolamenti, peraltro non ancora pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, stravolge del tutto l'istruzione professionale, ne fa un'appendice poco appetibile dell'istruzione tecnica dalla quale una volta si differenziava per il gran numero di ore di "pratica" che giustamente l'articolo mette in evidenza. E poi, quanti sprechi! Vi sono laboratori eccellenti nei professionali che conosco, modernissimi, dove sono state di recente (2008) aggiornate le strumentazioni tecnologiche di laboratori di meccanica, di elettronica! Rimarranno vuoti. Veramente un calcolo contabile che sembra, alla verifica, anche approssimato per eccesso, può qualificarci in un'ottica globale a scapito della qualità? Che dire dell'ossessione contabile di un'Europa tutta buttata sul pareggio di bilancio? L'intervista di ieri a Jean Paul Fitoussi su "Repubblica" sulla crisi greca, e poi su quella portoghese, danese e spagnola apre questioni urgenti, non rimediabili con artifici di cassa a scapito della qualità dello stato sociale e del nostro futuro.

 
29/04/2010 - Timeo Danaos et dona ferentes (Eneide) (Francesco Giuseppe Pianori)

Da vecchio e navigato cittadino della Regione Rossa per antonomasia (Emilia-Romagna) faccio fatica a fidarmi delle belle parole e dei buoni propositi di questi documenti, ispirati direttamente dal Partito... A mio parere è un modo subdolo e vergognosamente ipocrita di impossessarsi della formazione professionale, finora appannaggio di istituzioni e realtà cattoliche. Il PCI-PDS-DS-PD (i comunisti) sono noti e notoriamente abili nell'impossessarsi dei beni altrui, soprattutto quando sono in vista finanziamenti e soldi pubblici. Come il buon Virgilio qui sopra citato, non mi fido dei "compagni" anche quando portano doni.