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SCUOLA/ Gentili (Confindustria): i licei ancora al bivio tra passato e finte riforme

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Noto due rischi che dovrebbero essere evitati. Innanzitutto la rinuncia all'innovazione didattica in nome di una conservazione del primato esclusivo delle discipline. E per questo auspico che nella stesura finale delle Indicazioni nazionali si tenga in maggiore considerazione il raccordo tra le diverse aree disciplinari e le competenze da raggiungere descritte in modo non generico. Ma vi è anche un altro rischio. Quello di cambiare tutto perché tutto resti come prima limitandosi a chiamare le discipline “competenze” e riproducendo quindi i limiti del cognitivismo.

 

Fa parte di questo rischio il maldestro tentativo di trasformare l'EQF (European Qualification Framework) in una sorta di nuovo curricolo. Con lo scopo di promuovere in Europa l'apprendimento permanente, l'EQF, approvato dalla Commissione Europea nell’aprile 2008, è una tassonomia che parte dal livello 1 (la licenza elementare) e arriva al livello 8 (il dottora­to). È un modo per rendere trasparenti e trasferibili diplomi, qualifiche e lauree, sapendo quali competenze corrispondono ai diversi titoli di studio. Ma l'EQF non è un nuovo curricolo né manda in soffitta le discipline, ma verifica le competenze associandole non solo al profitto scolastico, ma anche alle pratiche professionali. In campo scolastico il concetto di competenza ha un valore tecnico (di assimilazione di procedure) ma ne ha anche uno eminentemente formativo, legato alle diverse formae mentis (H. Gardner), agli atteggiamenti cognitivi, alla valenza critica e riflessiva dei saperi.

 

La didattica per competenze e l’integrazione delle discipline comportano la fine dell'enciclopedismo, cioè della pretesa di riempire di nozioni la testa degli studenti. Gli studi di Edgar Morin, soprattutto il suo libro Una testa ben fatta, hanno ampiamente dimostrato l'esigenza che i vari tipi di scuola non si limitino ad accumulare negli studenti un insieme di conoscenze disciplinari separate, poco approfon­dite e per nulla interrelate, ma a fornire loro i sape­ri critici per continuare ad apprendere. Nessuno ovviamente vuole che, per evitare il rischio della testa piena prepariamo un menu didattico talmente lontano dal rigore del sapere disciplinare da assicurare ai nostri ragazzi una testa vuota. Le Indicazioni nazionali fanno dunque benissimo a ribadire l’importanza del sapere disciplinare, ma questo sapere disciplinare deve potersi arricchire per diventare competenza misurabile.

 

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COMMENTI
14/04/2010 - riforma licei (scialis roberto)

Condivido molta parte del suo intervento, come pure ricordo i suoi interevnti a difesa dell'istruzione tecnica. Probabilmente, Confindustria avrebbe dovuto difendere, prima, l'istruzione liceale, spingendo verso una vera riforma.

 
12/04/2010 - Non condivido (Paolo Francini)

Condivido assai poco di questa analisi, numerosi i "non sequitur". 1. Il test PISA cerca di "stimare" delle entità indicate come "literacy". Ciò non implica che per conseguire tali "literacy" serva una "didattica per competenze" (che nessuno sa di preciso cosa sia; la si invoca ma poi svanisce come bolla di sapone all'atto pratico). 2. Il fatto che tali livelli di litteracy vengano disposti su una scala numerica non implica che si tratti di misurazione. Non vi è alcuna reale unità di misura: la scala è ricavata solo allo scopo di confrontare i livelli raggiunti, a mezzo di una taratura definita del test medesimo. A rigore, il test PISA "misura" solamente la capacità di svolgere il test PISA (che certo è correlata, solo correlata, ANCHE con quanto appreso a scuola; ma anche con molto altro). 3. OCSE ha promosso il test PISA, indicativo della capacità di affrontare situazioni in vario modo correlate con gli apprendimenti scolastici, per la difficoltà a stabilire una chiara intersezione tra i diversi curricoli dei paesi. Il tentativo è di paragonare in maniera ragionevole gli "output" dei sistemi, in modo da poter rendicontare l'impiego delle risorse. Un intento di sistema, non pedagogico. Enigmatici i riferimenti alla "migliore ricerca internazionale". Quale ricerca? Occorrono fonti e dati precisi, non suggestioni. Ammesso che la nozione di "competenza" sia ben definita, non si è ancora dimostrato che per ottenere delle competenze serva una didattica per competenze.

 
08/04/2010 - confronto con i modelli stranieri: 2 misure? (Michele Borrielli)

Per poter fare un confronto con modelli stranieri, per superare "disciplinarismi", come proposto da qualche autore straniero citato dall'articolista bisogna partire comunque da una situazione "sana", "normale", in cui le singole discipline scientifiche sperimentali (ad esempio la chimica) vengono insegnate dai laureati specialistici nelle stesse (ad esempio dal laureato in chimica). Ma negli attuali licei italiani questo non avviene, e la chimica viene insegnata da laureati della classe A060, quasi tutti laureati non in chimica, ma in scienze naturali o biologiche. Per fare connessioni tra le diverse discipline è necessario partire da docenti specialistici nelle stesse, e mettendoli nelle condizioni di poter dialogare tra di loro, come nelle positive esperienze del liceo scientifico tecnologico e nei professionali con indirizzo chimico biologico (realtà entrambe inspiegabilmente chiuse, e nelle quali il chimico insegnava la chimica, il biologo la biologia ed il fisico la fisica). Se si vuole passare alla "fase B" proposta dall'articolista, per le Scienze Sperimentali non si può non essere passati per la "fase A", che non può non offrire agli alunni di tutti i Licei docenti di chimica laureati in chimica (classe di concorso A013-futura A33). Ma il Ministero ascolterà le pressanti richieste dei chimici e dei docenti chimici riportate in http://nuovilicei.indire.it/content/index.php?action=riforma&id_m=9549&id_cnt=9614&page=1#msg?

 
07/04/2010 - La Licealizzazione della Scuola (Daniele Prof Pauletto)

"la didattica per competenze e l’integrazione delle discipline comportano la fine dell'enciclopedismo" ... "superare la dilagante ignoranza dei “nativi digitali” .... Secondo Guy Le Boterf La competenza è saper agire in modo pertinente in un contesto particolare, scegliendo e mobilitando un doppio equipaggiamento di risorse: risorse personali (conoscenze, saper fare, qualità, cultura, risorse emozionali…) e risorse di rete (banche dati, reti documentali, reti di esperti…). Le risorse di rete sono terreno del nativo digitale mentre area di ignoranza da parte di moltissimi altri. Quali sono le competenze cognitive fondamentali per poter abitare il mondo nell'era digitale? Howard Rheingold ne ha individuato quattro: 1) attenzione, o più precisamente infotention: come possiamo imparare e praticare nuove forme di attenzione nell'era digitale? 2) collaborazione: come possiamo favorire forme significative e innovative di collaborazione? 3) consapevolezza della rete, awareness network: come si può acquisire un senso di ciò che la rete estesa è e di ciò che essa può realizzare? 4) partecipazione: come si fa a favorire l'interazione e la partecipazione significativa? Abbiamo bisogno inoltre di conoscere come imparare, disimparare e imparare di nuovo (Alvin Toffler), vedere ciò che non funziona, e poi trovare il modo di disimparare i vecchi schemi e imparare come imparare... Secondo diversi studi, dal 70 al 80% di quello che impariamo si apprende sul lavoro” (R.Straub).

 
07/04/2010 - Interessante (massimo valisa)

Articolo molto interessante. "Passare da una didattica basata sulle discipline e sull’insegnamento a una didattica basata sulle competenze realisticamente acquisibili dalla maggioranza degli studenti e sull’apprendimento". Sarebbe stato forse utile documentare questa proposizione con degli esempi. Perchè, di per sè, questa frase dice tutto e niente. Non penso che il problema della scuola di oggi sia una rigida impostazione disciplinare. L'unità del sapere non è dato dal tentativo didattico di superare i confini delle diverse discipline, ma, piuttosto, attraverso la disciplina che insegno, dal condurre lo studente e la sua ragione davanti al reale. Operazione, questa, per nulla scontata, perchè è diffuso oggi confondere la conoscenza con la semplice nozione (spesso disarcionata da ogni contesto reale), e l'insegnamento delle competenze con l'addestramento (come si fa con le scimmiette). E "l'unità del sapere" diventa così un qualcosa che devo costruire artificiosamente (con approcio multidisciplinare o pluridisciplinare), e non un "dato" del reale che lo studente è chiamato a scoprire...

 
07/04/2010 - Quale voto assegnare alle indicazioni per i licei? (enrico maranzana)

Il ministero vuole che gli errori gravi siano sottolineati con la matita blu: nel caso delle indicazioni nazionali sarebbe necessaria la doppia sottolineatura in quanto: 1) sono state concepite trascurando i vincoli posti dal DPR di riforma del 4/2 che nel profilo culturale, educativo, professionale elenca le competenze generali che gli studenti devono essere in grado di esibire al termine del corso di studio; 2) hanno disatteso la prescrizione sull'uso sistematico del laboratorio che prefigura una didattica che giunge alla conoscenza a partire da situazioni problemiche che richiedono la rigorosa applicazione dei tipici metodi di ricerca. Grave non aver colto l'importanza dell'arricchimento del significato di "disciplina" che avrebbe condotto all'inclusione dei problemi e dei procedimenti generativi; problemi e metodi che sono il terreno di coltura delle competenze; 3) sono figlie della cultura accademica in cui gli insegnamenti sono parcellizzati e di cui non si percepiscono potenzialità formative/educative e sinergia. Fatto estremamente grave in quanto il mandato non è stato affrontato e assolto con ottica sistemica che, partendo dalla finalità istituzionale (vedi profili), per approssimazioni successive, giunge all'individuazione della strumentazione (conoscenze e abilità - si veda legge Moratti 2003).