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SCUOLA/ Poggi: ora impariamo dagli Usa e definiamo le "competenze" degli insegnanti

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Sempre negli Stati Uniti, sul tema degli standard, a luglio del 2009 è stata pubblicata un’indagine riguardante la professionalità docente e le abilità di insegnamento, realizzata dal Regional Educationa Laboratory at WestEd (REL) per l’Institute of Educational Sciences (IES) del Dipartimento per l’Educazione, su 6 stati: California, Florida, Illinois, North Carolina, Ohio e Texas. Alcuni elementi possono rivelarsi di particolare utilità per una riflessione più generale sui criteri per la definizione di standard di riferimento per valutare l’insegnamento.


Innanzitutto la precisazione del target di riferimento che determina la definizione di standard univoca per l’intera popolazione docente oppure differenziata a seconda delle diverse caratteristiche dei docenti (insegnanti appena entrati in servizio, docenti esperti, secondo i livelli di carriera). In secondo luogo l’individuazione dei temi prioritari (insegnamento a soggetti con bisogni speciali, uso delle tecnologie, utilizzo degli standard di apprendimento degli studenti). Infine le modalità di intervento attivate per affrontare i temi prioritari (per studenti con bisogni speciali la personalizzazione e il supporto alla diversità; per l’uso delle tecnologie l’integrazione nel curricolo).

 

In Italia è in corso per la scuola secondaria di secondo grado, recentemente riformata, la definizione delle Indicazioni nazionali sugli obiettivi specifici di apprendimento (OSA) a partire dal Sistema dei Licei, che si sono ovviamente ispirate al Processo di Lisbona e ai successivi documenti e hanno cercato soprattutto per gli OSA del biennio uno stretto confronto con il Sistema degli istituti tecnici e professionali per le discipline di area comune.

 

Due le scelte culturali di fondo che hanno animato il lavoro della Commissione di studio incaricata dal Ministro: da un lato redigere le Indicazioni con la finalità di renderle fruibili e comprensibili al più elevato numero di soggetti, comprese le famiglie. Quindi per ogni disciplina è stato definito un profilo generale che descrive le competenze non secondo una logica tassonomica ma evidenziando in modo descrittivo i risultati che ci si attende lo studente raggiunga al termine del percorso disciplinare. Dall’altro ciascuna competenza è stata declinata secondo i nuclei fondamentali della disciplina e gli OSA sono articolati per bienni ed eventuale ultimo anno.


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COMMENTI
09/04/2010 - quali insegnanti? (emilio molinari)

Nella conclusione dell'articolo si richiama il nodo centrale della nostra scuola: quali docenti servono a fronte delle sfide che il XXI secolo pone ed alla risposta che la riforma tenta di proporre e sulla quale non mi pongo in posizione preconcetta. Sarebbe ora che si abbandonasse il clima da campagna elettorale permanente. Quali insegnanti allora? Non credo che sia solo una questione anagrafica e di genere (troppo anziani, troppa femminizzazione), la prima condizione è la stabilità del corpo docente (oggi siamo ad un docente su quattro che cambia sede ogni anno); la seconda, un controllo regolare di quello che succede in classe compreso il tempo di reale utilizzazione dell'orario in termini didattici, con un sistema di monitoraggio difuso e condiviso con l'utenza; la terza, un piano di aggiornamento obbligatorio come altrove in UE in rapporto ad una definizione precisa della professionalità richiesta.

 
08/04/2010 - Come banalizzare i problemi complessi (enrico maranzana)

L'articolo accetta incondizionatamente le indicazioni generali del 15/3 senza rilevarne l'irrazionalità: gli Obiettivi Specifici dell'Apprendimento previsti dalle nuove disposizioni, oltre a non avere alcun collegamento con le competenze generali definite per elencazione nel profilo dello studente del DPR del 4/2, stravolgono il significato di competenze specifiche facendolo corrispondere al mero possesso di argomenti disciplinari. Anche l'assenza della visione sistemica vizia le indicazioni nazionali per cui il governo della scuola diventa pura utopia. La mancanza della cultura sistemica si osserva anche nell’articolo qui commentato: si propone di valutare l'attività dei docenti indipendentemente dall'operato dei dirigenti scolastici. Tipica semplificazione che non tiene conto che i problemi complessi, quale quello della progettazione formativa/educativa/dell'insegnamento [DPR 275/99] avviene per successivi raffinamenti: la finalità del sistema è via via scomposta in sottoproblemi fino a giungere a situazioni elementari. Ne consegue che l'attività delle scuole DEVE attraversare le seguenti fasi: assumere e integrare le competenze generali [profilo], individuare le capacità necessarie per il loro esercizio, ipotizzare piani comuni di intervento per la promozione e il consolidamento delle qualità dei giovani, messa a punto di percorsi di apprendimento finalizzati e coordinati[OSA], uso sistematico del feed-back su competenze specifiche e su competenze generali.