BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Poggi: ora impariamo dagli Usa e definiamo le "competenze" degli insegnanti

Pubblicazione:

puzzle_metal_R375.jpg

Il tema della giornata è cruciale ed è all’ordine del giorno del dibattito internazionale, europeo ed italiano. È infatti in corso un profondo cambiamento culturale. L’apprendimento è diventato prioritario rispetto all’insegnamento ed è in crisi l’organizzazione del sapere scolastico secondo un esclusivo approccio disciplinare. In una società in continuo e rapido cambiamento risulta centrale formare persone capaci di “navigare” la complessità e si sta affermando sempre più, anche se non in modo unanime, una pedagogia per competenze. Il profilo in uscita dello studente non è solo più la riproduzione di contenuti disciplinari ma anche la capacità di affrontare e risolvere situazioni complesse. Mutano allora i riferimenti teorici, la concezione del lavoro, il ruolo dell’insegnante, le modalità di apprendimento degli studenti anche connesse alla diffusione delle tecnologie.

 

Da tempo ci si interroga quindi su quali siano e su come valutare le competenze fondamentali, intese come insieme di conoscenze, capacità e attitudini che favoriscono la realizzazione personale, l’esercizio della cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione. È da oltre un decennio che in Europa si lavora in questa direzione. Prima il Consiglio Europeo di Lisbona nel 2000, poi di Barcellona nel 2002. Più recentemente (lo scorso 3 marzo 2010) la Commissione europea ha evidenziato che per uscire dalla crisi l’Europa deve puntare ad una “smart, sustainable and inclusive growth”, ritenendo imprescindibile il ruolo giocato dall’istruzione, dalla formazione e dall’apprendimento lungo tutto il corso della vita.

 

Molto è stato fatto a livello europeo per definire e implementare le competenze chiave per la società della conoscenza. Si parla di saper comunicare nella propria lingua d’origine e attraverso altre lingue; di avere competenze matematiche e scientifiche; di possedere competenze digitali; di imparare ad apprendere; di avere competenze civiche e sociali; di avere spirito imprenditoriale e iniziativa personale; di possedere una solida formazione culturale.

 

In molti Paesi, poi, numerosi e riusciti con soddisfazione sono i tentativi di implementare le competenze chiave nei curricola secondo un approccio transdisciplinare, grazie anche a insegnanti preparati, che sperimentano innovazione e che sono supportati da dirigenti disponibili.

 

SCUOLA/ Gentili (Confindustria): i licei ancora al bivio tra passato e finte riforme, di C. Gentili

 

SCUOLA/ Serianni: per insegnare con libertà e autonomia ci vogliono ancora Dante e Manzoni, di L. Serianni

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/04/2010 - quali insegnanti? (emilio molinari)

Nella conclusione dell'articolo si richiama il nodo centrale della nostra scuola: quali docenti servono a fronte delle sfide che il XXI secolo pone ed alla risposta che la riforma tenta di proporre e sulla quale non mi pongo in posizione preconcetta. Sarebbe ora che si abbandonasse il clima da campagna elettorale permanente. Quali insegnanti allora? Non credo che sia solo una questione anagrafica e di genere (troppo anziani, troppa femminizzazione), la prima condizione è la stabilità del corpo docente (oggi siamo ad un docente su quattro che cambia sede ogni anno); la seconda, un controllo regolare di quello che succede in classe compreso il tempo di reale utilizzazione dell'orario in termini didattici, con un sistema di monitoraggio difuso e condiviso con l'utenza; la terza, un piano di aggiornamento obbligatorio come altrove in UE in rapporto ad una definizione precisa della professionalità richiesta.

 
08/04/2010 - Come banalizzare i problemi complessi (enrico maranzana)

L'articolo accetta incondizionatamente le indicazioni generali del 15/3 senza rilevarne l'irrazionalità: gli Obiettivi Specifici dell'Apprendimento previsti dalle nuove disposizioni, oltre a non avere alcun collegamento con le competenze generali definite per elencazione nel profilo dello studente del DPR del 4/2, stravolgono il significato di competenze specifiche facendolo corrispondere al mero possesso di argomenti disciplinari. Anche l'assenza della visione sistemica vizia le indicazioni nazionali per cui il governo della scuola diventa pura utopia. La mancanza della cultura sistemica si osserva anche nell’articolo qui commentato: si propone di valutare l'attività dei docenti indipendentemente dall'operato dei dirigenti scolastici. Tipica semplificazione che non tiene conto che i problemi complessi, quale quello della progettazione formativa/educativa/dell'insegnamento [DPR 275/99] avviene per successivi raffinamenti: la finalità del sistema è via via scomposta in sottoproblemi fino a giungere a situazioni elementari. Ne consegue che l'attività delle scuole DEVE attraversare le seguenti fasi: assumere e integrare le competenze generali [profilo], individuare le capacità necessarie per il loro esercizio, ipotizzare piani comuni di intervento per la promozione e il consolidamento delle qualità dei giovani, messa a punto di percorsi di apprendimento finalizzati e coordinati[OSA], uso sistematico del feed-back su competenze specifiche e su competenze generali.