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SCUOLA/ Israel: gli esperti che criticano la Gelmini sono mai stati in classe?

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Nella foto: Enrico Fermi  Nella foto: Enrico Fermi

Il tentativo di porre rimedio al cattivo insegnamento creando una suddivisione artificiale tra conoscenze e competenze ha prodotto più guasti che rimedi cristallizzando una contrapposizione in termini ontologici. Altro che guardare alle “migliori esperienze” estere. I sistemi dell’istruzione europei sono, quale più quale meno, un cumulo di rovine. Si leggano i libri e i saggi di Laurent Lafforgue, Catherine Krafft, Liliane Lurçat, Alicia Delibes e tanti altri, senza contare le numerosissime testimonianze di insegnanti raccolte in articoli, libri, scritti vari anche in rete. Con quale diritto il pedagogismo delle competenze, la didattica cognitivista, le teorie olistiche, le strampalate teorie di Edgar Morin sull’insegnamento della complessità, e via discorrendo, possono sottrarsi a un giudizio dopo aver dominato incontrastati per anni e anni e addirittura pretendono di continuare a pontificare la loro scolastica come se nulla fosse?

 

Le nuove Indicazioni nazionali non si basano su una rivalutazione delle conoscenze contro le competenze. Nulla di tutto ciò. Esse superano questa sterile contrapposizione tornando al buon senso, a un uso corretto dei termini e, nella fattispecie, all’uso del termine “competenza” secondo il vocabolario della lingua italiana di Aldo Duro: «idoneità e autorità di trattare, giudicare, risolvere determinate questioni». Tantomeno mirano al nozionismo. Esse mirano a escludere sia ogni approccio meramente empiristico e praticone sia ogni approccio meramente teorico. Ma rivendicano, rigore, serietà: sui contenuti dei saperi non si scherza, non vi deve essere più posto per dilettantismo e chiacchiere. Inoltre rivendicano cultura e interdisciplinarità, come ben mostra l’originale presentazione per la matematica e la fisica.

 

Pertanto, a coloro che dicono che è ora di smettere una contrapposizione del tipo guelfi contro ghibellini tra “competenzisti” e “disciplinaristi” non si può che rispondere positivamente. A condizione di farlo per davvero, uscendo definitivamente dalle diatribe scolastiche. In altri termini, d’ora in poi si dovrebbe parlare dei contenuti - come e cosa insegnare di matematica, di letteratura italiana, di storia, ecc. - e mai più essere costretti a scrivere articoli come questo. Su queste basi si potrà andare avanti senza sterili contese. Il problema è che nel carro ormai malandato di un certo pedagogismo c’è anche chi non ha alcuna voglia di cessare le ostilità o lo vuol fare a condizioni leonine.

 

Anche se le funzioni del sistema dell’istruzione travalicano di molto quella di preparare tecnici aziendali, il rapporto tra scuola e mondo della produzione non può che essere un fattore altamente positivo e di grande vitalità. A condizione che quel mondo e la sua espressione confindustriale si avvicini al mondo dell’istruzione (penso anche all’università) con discrezione, modestia e senso dei propri limiti. Le cose si fanno invece molto difficili se si pretende di spiegare come deve essere inteso lo scibile e di dettare direttive in modo imperativo e polemico, nello stile “spada di Brenno”. Tra l’altro, Brenno non riscosse un gran successo.

 

 



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COMMENTI
13/04/2010 - Sulla diatriba fra disciplinaristi e metodologisti (Antonello Pesce)

Insegno chimica nel biennio di un istituto tecnico industriale (IIS "Vallauri" di Fossano, CN) e nella mia scuola i metodologisti (io e mia moglie che insegna scienze) pretendono che gli allievi costruiscano autonomamente le proprie conoscenze problematizzando l'apprendimento, favoriscono gli scambi di opinioni (apprendimento cooperativo), auspicano la progettazione di verifiche sperimentali di ipotesi formulate dagli allievi. I disciplinaristi (tutti gli altri o quasi) in genere si accontentano della restituzione dei contenuti oggetto di apprendimento.

 
12/04/2010 - io "guelfo bianco" (Pasquale D'Avolio)

Indubbiamente Israel coglie nel segno a proposito dei fumosi ”precetti” degli esperti europei e delle loro definizioni reboanti, poco pertinenti al contesto scolastico. Interessantissima la citazione del R.D. del 1913 (Popper?). La realtà è che nella maggioranza dei casi i docenti “costringono a passare pomeriggi risolvendo migliaia di radicali ed equazioni particolari” oppure a tradurre decine di frasi latine staccate dal contesto o a ad imparare formule fisiche e chimiche di cui ci si dimenticava dopo poco tempo. Eppure tanti di noi sono usciti con le “teste ben fatte”. Ma quanti sono usciti con le “teste vuote” (piene di contenuti ma vuote di “giudizio”)? Colpa loro, si potrebbe dire, perché non sono riusciti a “mettere a frutto” le conoscenze impartite a scuola. Ma a chi spetta se non ai docenti? Nelle Indicazioni manca proprio questo e insieme alla “acqua sporca” dei precetti europei hanno buttato anche il bambino. Vedi Chiosso “La scuola ha come scopo di fornire il sapere, che poi si traduce in competenza nella misura in cui è un sapere che ciascuno personalizza”.vale a dire che la “traduzione” delle conoscenze in competenze è opera del singolo alunno. E qui non ci siamo. Israel infine dice: “Già ai tempi di Berta si sapeva che una teoria che non si accompagni alla capacità di applicarla e svilupparla è frutto di pessimo insegnamento” . E’ proprio questa la “competenza”. Ma per acquisirla occorre insegnarla!

 
11/04/2010 - evviva non siamo soli (Antonio Servadio)

Ringrazio calorosamente l'articolista per la chiarezza ed il coraggio di scrivere le cose semplici, così come stanno. Queste due frasi mi pare racchiudano il nocciolo dell'argomento: "gigantesca mistificazione che è l’idea della misurazione delle qualità”, "vero male dell’istruzione è il trionfo della metodologia pura". Aggiungerei che il trionfo della metodologia pura è un grande inganno anche in tanti altri campi.

 
11/04/2010 - I re sono nudi (Laura Tamborini)

Stimatissimo prof.Israel grazie! Come ben sanno gli alunni, solo chi spiega con chiarerzza e tenacia è competente e appassionato al loro futuro. Ci riflettano tutti coloro che in anni e anni non sono stati in grado di fornire nemmeno una definizione chiara e convincente di competenza (anche nel corso di un aggiornamento appena terminato c'era da ridere di fronte all'annaspare delle formatrici davanti a domande concrete). Veniamo ai problemi reali: sottolineo l'importanza della questione libri di testo, citata da un collega, con un esempio. Ho visto la nuova edizione del mio libro di storia delle medie: stessi autori, stessa casa ed., immagini abbellite e ingigantite, testo ridotto a un terzo e per questo molto più noioso e fazioso. Un brutto bigino senza ragionamenti. Perchè dovrei credere che i miei alunni sono più stupidi di quanto lo fossi io alla loro età? A proposito di libri, mi permetto di chiederle di farsi portavoce, se screde, di una urgente questione: la non modificabilità delle scelte, per cui ci troviamo costretti ad usare testi osceni (lei ne conosce), scelti da altri, per nove anni! La beffa è che gli editori anche quest'anno hanno replicato il solito giochetto: cambio copertina, scrivo libro web e se proprio vuoi cambiare devi prendere la "nuova edizione" della precedente scempiaggine. Si immagini cosa vuol dire evidenziare ogni giorno in classe errori di vario genere... qualche genitore, a ragione,dirà per cosa ho speso i soldi? Nessuno ne parla, ci aiuti! grazie

 
11/04/2010 - Sottoscrivo (Giuliana Zanello)

Sottoscrivo ogni parola dell'articolo del prof. Israel: come in altre occasioni, leggerlo mi fa almeno sentire un po' meno sola. Sottoscrivo anche i commenti, in particolare, di Cioni e Cariboni.Ritorno un momento sulla confusione ormai abituale tra valutazione e misurazione per domandare ai colleghi se sono l'unica a registrarne le conseguenze pedagogicamente disastrose sugli allievi e il loro approccio allo studio. Allo stesso modo, colgo l'occasione per rilevare che l'egemonia culturale della pedagogia - della considerazione massimamente dinamica, quindi, della persona - sembra avere prodotto un esito profondamente contraddittorio: si parla sempre e solo di scuola, nel complesso, usando lo stesso linguaggio e gli stessi concetti per allievi che vanno dai tre anni ai diciannove! Dal biberon alla maggiore età e oltre! Come se la volizione - spero che nessuno vorrà negare la crucialità di questa dimensione! -, anche nella forma della libera scelta di studiare o no, non assumesse un peso via via ben diverso! E poi ci lamentiamo dell'infantilismo dilagante! Quanto allo stile mentale con cui si fa abitualmente riferimento all'OCSE: per pudore, visti i tempi, sarà meglio evitare di ostentare pomposamente tra gli obiettivi dell'insegnamento lo spirito critico.

 
11/04/2010 - Grazie, professor Israel (laura cioni)

per la chiarezza e la sincerità del suo intervento. Non conosco la sua disciplina, ma ricordo molto bene ore e ore di discussioni con i colleghi per definire conoscenze, competenze e abilità in italiano e latino. Tempo sottratto a rinvenire i contenuti fondamentali delle nostre materie, il loro scopo, il modo più consono per insegnare la grandezza dell'uomo attraverso la lingua e l'opera letteraria. Spero che, anche grazie al suo apporto, si risparmi ai nuovi insegnanti ciò che abbiamo subito da parecchi anni.

 
10/04/2010 - Osservazione aggiuntiva (Giorgio Israel)

Mi preme di aggiungere, visto che si parla tanto di OCSE, che, come mi segnala il collega Bolondi, l'OCSE ha cambiato radicalmente il quadro di riferimento per il 2012 introducendo un elenco dettagliato di contenuti per la matematica talmente fine da rendere quasi grossolano quello delle nostre indicazioni nazionali… Sembra quasi un "programma" dei vecchi tempi. Per cui, anche a quel livello il cambiamento di rotta è evidente e sarebbe più saggio prenderne atto invece di restare indietro, persino rispetto all'OCSE…

 
10/04/2010 - Pensieri da trincee fangose (alberto tondina)

Stimatissimo professor Israel, come sempre le sue parole, e perfino le sue polemiche, sono un balsamo che porta ad un respiro più profondo, un sentore di schiettezza nelle narici semiotturate dal fango incrostato di anni passati a cercare di insegnare scienze naturali, fisica e chimica ai ragazzi del biennio di un istituto tecnico, molti dei quali "prigionieri" delle attuali norme sull'obbligo,incrociate con la paura delle famiglie di mandarli in scuole di basso livello frequentate da semidelinquenti. Lei forse immagina il livore risentito con cui ogni anno spiego qualcosa in meno, semplifico un po' di più, correggo sempre più strafalcioni o gravi omissioni dei libri di testo che pur devo adottare (ad esempio trovo che sia un delitto pubblicare figure ricche di particolari e NON SPIEGARLI analiticamente nella didascalia, in nome presumo della semplicità e della velocità con cui il mio alunno dovrebbe recepire l'immagine). Quando devo quasi "giustificarmi" perchè la tettonica delle placche esige una terminologia precisa e anche una certa conoscenza della geografia (non dico delle isole Aleutine, ma almeno della cordigliera delle Ande!). Quando non sanno costruire una frase che non segua la traccia del libro, o non sanno riassumere un testo individuandone i punti fondamentali, o non riescono a collegare la struttura di una formula inversa con le tabelline (che perdipiù molti non sanno), è troppo tardi, salvo che per un po' di curiosità senza radici. Con stima e libero sollievo

 
10/04/2010 - Avanti così! (Alberto Pennati)

Grazie prof. Israel per la competenza che mette al servizio dei lettori. Dopo decenni in cui la scuola è stata oggetto di scellerate decisioni (andate a vedere per colpa di quali ministri che si sono succeduti da almeno 25 anni a questa parte), che l'hanno declassata alle rovine in cui versa, siccome ora si interviene per ridare alla stessa una dignità ormai persa, certi "scenziati" si vedono bersagliati (anche in alcuni dei commenti qui inoltrati) e reagiscono con vomiti d'odio. "Non ti curar di lor ma guarda e passa": scusi per il "tu", ma continui a "spezzare il pane" della sua competenza, per cercare di fare del bene alla nostra Scuola. E lasci che l'odio di classe assapori finalmente il sapore della sconfitta....

 
10/04/2010 - Avanti così (e speriamo che duri) (Guido Cariboni)

Grazie prof. Israel. Leggendo molti interventi su queste pagine la cosa più curiosa è che moltissimi, pur giustamente parlando di autonomia e sussidiarietà, considerano poi le indicazioni OCSE un totem intoccabile, quasi un "diritto naturale" piovuto dal cielo e per questo naturalmente buono. E guai a dire il contrario! Sembra che il futuro, che noi non abbiamo scelto, venga solo da lì. Mi viene il dubbio malizioso che, una volta creati degli organismi di valutazione delle competenze, questi organismi debbano in qualche modo giustificare la loro esistenza, per non apparire enti inutili. E` stupido affermare che le conoscenze diano la felicità e il senso della vita. Ma è altrettanto stupido pensare che a scuola non si debba partire da lì, dall'esperienza di altri che é giunta fino a noi, andando invece alla ricerca di aleatorie, quanto mutevoli, panacee pedagogiche.

 
09/04/2010 - di arroganza in arroganza (Alessandra Anceschi)

E Lei, professor Israel, è mai stato in classe? Quelle di "trincea" che raccolgono l'humus e l'olezzo di questa nostra società, quelle che sono espressione degli ultimi dieci anni di vita di questo sciagurato paese. L'arroganza e l'attitudine allo scontro (certo non al confronto) con i quali abitualmente si espone in pubblico, farebbero pensare che, davvero, no: la scuola Lei non la conosce. Altrimenti avrebbe almeno appreso moderazione e cautela di giudizio.

RISPOSTA:

Gentile Signora, ho iniziato a insegnare a 25 anni e conosco di tutto, non soltanto l'università. È difficile fare un riassunto di tutte le esperienze che ho avuto in tanti anni, anche in tante scuole, e ho seguito le esperienze dei miei figli. Gli ultimi vanno ancora alle elementari, e in un quartiere periferico, perciò continuo a tenere il polso della situazione. Non giudichi affrettatamente. Ho delle convinzioni e le espongo senza reticenze. Capita che, a causa di questo, venga aggredito. Il mio torto, di cui non mi pento, è di non lasciarmi intimidire e di rispondere. È arroganza o voglia di scontro? Penso che metta in luce soltanto l'immensa ipocrisia di certa gente che prima aggredisce e poi, se rispondi, fa la vittima. A Napoli lo chiamano "chiagni e fotti". Vedo che mi si dice che avrei sostenuto che nessuna valutazione è possibile. Non mi sono sognato di dire una cosa simile. Ho detto un'altra cosa: che la misurazione oggettiva delle qualità è una sciocchezza, scientificamente parlando. Il che non vuol dire che non si possa valutare, ma in un modo diverso da quello con cui si misura una lunghezza o un'intensità di corrente. Dicendo questo manifesto una volontà di scontro o non è un comportamento discutibile quello di chi mi attribuisce cose che non ho detto senza darsi cura di capire il mio pensiero, oppure per pura vis polemica? Non è forse il caso di chiedersi se non ci sia qualcosa di malato nel modo in cui si "discute" in questo paese troppo rissoso? Giorgio Israel

 
09/04/2010 - Circoscrivere l'ambito del confronto (enrico maranzana)

Il dibattito generato dalle indicazioni nazionali manca di una corretta contestualizzazione, inquadramento che deriva dai vincoli posti dalla gerarchia delle norme giuridiche: le indicazioni nazionali per i licei sono sottordinate al DPR di riforma del 4/2, decreto a sua volta sottordinato alla legge 53/2003. Essenziale risulta la precisa e condivisa lettura delle finalità del sistema educativo di istruzione e formazione così enunciate: "Raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità". Per intenderci: le capacità sono qualità astratte che si manifestano nei comportamenti produttivi esibiti dagli studenti (competenze) che affrontano situazioni a loro non note. Le conoscenze sono l'occasione, l'ambito all'interno del quale i giovani conquistano progressivamente i traguardi caratterizzanti il servizio scolastico (Competenze generali elencate nel profilo; competenze specifiche disciplinari -OSA). L'orizzonte del servizio scolastico appare profondamente mutato: si dovranno ad esempio analizzare le analogie esistenti tra il procedimento risolutivo per la traduzione di un brano dal latino con quello necessario a risolvere un problema di geometria. L'analisi dei dati, la formulazione di ipotesi, il feed-back sono uno spazio di condividere delle responsabilità educative. Su questo giornale, il 23/2, ho tratteggiato l'esperienza di una scuola che ha fondato la sua attività sulle vigenti disposizioni di legge.