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DIBATTITO SCUOLA/ La Lombardia è pronta per una nuova legge sull’autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

La piena autonomia scolastica sposta la responsabilità direttamente sulla scuola, liberandola dal governo esterno del suo processo. Insomma, la farebbe uscire dal suo attuale “stato di minorità”.

L’autonomia implica per sua natura responsabilità e ciò comporta il “rendere conto”, l’accountability. Per questo motivo anche la valutazione esterna è un elemento necessario dell’autonomia; ne è il suo contraltare.

Regione Lombardia ha attivato da tempo studi e sperimentazioni concrete per giungere ad un sistema di valutazione esterna complesso e articolato. Molti sono gli indicatori in gioco, dai risultati di apprendimento a quelli di successo occupazionale e formativo, alla soddisfazione percepita. Altrettanto complesse sono le variabili di contesto di cui tenere conto.

Lo scorso anno sono stati pubblicati i risultati della valutazione degli apprendimenti nei percorsi di Istruzione e formazione professionale regionali, dove è stato utilizzato il metodo di Rasch, con un approccio innovativo e in sintonia con le prove PISA sia per la modalità di somministrazione di prove oggettive con correzione controllata, sia per il focus sulle competenze chiave. È inoltre attivo un modello di valutazione e rating dei risultati degli enti di formazione accreditati. Sono tutte esperienze che stanno contribuendo alla definizione del modello di valutazione complessivo previsto dalla normativa regionale.

 

In una logica di piena autonomia della scuola statale e di risorse che seguono lo studente attraverso il finanziamento diretto, la differenza tra scuola statale e scuola non statale, dal punto di vista di studenti e famiglie si sfumerebbe, come già accade oggi per gli ospedali in ambito sanitario e per le istituzioni formative accreditate nella formazione professionale, dove la scelta avviene per motivi di qualità, di vicinanza, di tipologia di offerta e non in relazione alla proprietà dell’ente o al costo da sostenere.

Campione afferma che condivide la legge 62 del 2000. Dovrebbe allora portare questa posizione fino alle sue ultime conseguenze: la legge 62 del 2000 ha riconosciuto le scuole paritarie come “servizio pubblico”. A tutti gli effetti - in primis naturalmente i doveri - le scuole paritarie sono scuole pubbliche tanto quanto le scuole statali e quindi i loro studenti dovrebbero aver riconosciuto analogo diritto di frequenza gratuita.

Per questo motivo è sbagliato accostare i criteri di due strumenti con finalità differenti come la dote scuola per il sostegno al reddito, per gli studenti di famiglie con ISEE inferiore ai 15.458 euro, e la dote scuola “buono scuola” riservata agli studenti che pagano una retta di frequenza. Mentre il primo strumento ha lo scopo di sostenere le spese connesse all’attività scolastica per il trasporto, i libri di testo, la mensa per studenti di famiglie bisognose che frequentano gratuitamente la scuola pubblica statale, il secondo strumento è deputato a ridurre, almeno parzialmente, la disparità per gli studenti che devono pagare una retta per frequentare una scuola pubblica paritaria.

 

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COMMENTI
03/05/2010 - quattro flash (a futura memoria) (Marco Campione)

1. Siamo dunque d'accordo che nessuna sperimentazione può essere fatta in tema di reclutamento. 2. Siamo d'accordo sul fatto che non ci può essere autonomia senza valutazione e che un un sistema di valutazione, anche solo lombardo, è ai suoi timidi, per quanto apprezzabili, inizi, ma ben lungi dall'essere chiarmente strutturato. Se non lavoriamo seriamente a questo aspetto, qualunque discorso su statale/paritario rischia di cadere nell'ideologico o - peggio - nel becero. 3. Programmazione regionale. Non è che non ce ne siamo accorti noi, è che non consideriamo "programmazione" un atto che assume senza alcun intervento di raccordo le delibere delle province, che a loro volta, con poche - anche se timide - lodevoli eccezioni (Milano ad esempio), hanno dato tutto a tutti, aumentando il già notevole grado di confusione dell'utenza e creando problemi per la formazione delle classi. E tralascio quanto acaduto sui licei musicali. Questo ci preoccupa per il presente e per il futuro 4. Spero infine che anche chi non ha "solo" un ruolo di consulente (come Gotti rivendica per sè) assuma i toni di questo intervento e soprattutto abbandoni la politica degli spot e degli annunci in prima pagina sul Corrierone per passare ad affrontare i problemi e a impostare la discussione sul piano delle argomentazioni.

 
01/05/2010 - Cos'é l'autonomia (enrico maranzana)

"A tutt’oggi è quindi necessaria una legge nazionale che modifichi il regolamento dell’autonomia scolastica": anche in questo caso si confonde l'applicazione delle disposizioni (discutibile o omessa) con il dettato normativo. Rimando a matematicamente.it - sezione didattica - insegnare matematica dopo il riordino - per una lettura del D.P.R. che definisce la sostanza dell'autonomia. "L’autonomia implica per sua natura responsabilità e ciò comporta il “rendere conto”, l’accountability": proposizione vera che deve, però, essere contestualizzata. Come è possibile chiedere di render conto del proprio operato a soggetti che non conoscono (non vogliono applicare?) le scienze dell'organizzazione? Rimando a quanto ho scritto su queste pagine domenica 7 marzo 2010 per una descrizione del stato in cui versa la scuola.