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DIBATTITO SCUOLA/ La Lombardia è pronta per una nuova legge sull’autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Per inciso: ho portato i dati sugli studenti stranieri e disabili iscritti alle classi prime del secondo ciclo tra scuola statale ed istituzioni formative accreditate come esempio per evidenziare come non ci sia un approccio di esclusione da parte degli operatori privati; al contrario, sostenuti da corrette politiche - come avviene in questo caso per le politiche regionali - possono accogliere studenti in situazione di maggiore difficoltà anche in numero maggiore della scuola statale e trattarli con elevata professionalità, come dimostra l’esperienza dei numerosi enti di formazione lombardi.

 

Per quanto riguarda il rapporto tra istruzione e istruzione e formazione professionale: è dell’altro ieri 29 aprile l’approvazione in Conferenza Stato Regioni dell’accordo che finalmente porta a regime i percorsi di istruzione e formazione professionale (IFP) di cui al Capo III del D.lgs. 226 del 2005.

Dopo molte difficoltà il sistema di IFP sembra quindi uscire finalmente da una sperimentazione che è durata sette anni - e che in Regione Lombardia coinvolge oggi oltre l’11% del totale degli studenti di secondo ciclo - e diventare “scuola a tutti gli effetti”, nel senso della pari dignità e della capacità di assolvimento dell’obbligo di istruzione. In tal senso anche la IFP deve farsi carico seriamente del raggiungimento delle competenze chiave e di cittadinanza, mantenendo nel contempo le sue caratteristiche peculiari di carattere epistemologico, organizzativo, di personalizzazione.

Certo, molto è ancora da fare per affermare un secondo ciclo professionalizzante: ad oggi i percorsi di IFP sono attivi solo in alcune regioni, ed è aperta la questione del loro finanziamento tra regioni e Stato.

In tale nuovo quadro complessivo, con l’istruzione professionale che diventa di cinque anni perdendo il rilascio di qualifica al terzo anno e con la IFP che viene portata a regime, la Regione Lombardia si è mossa con l’accordo tra il presidente Formigoni e il ministro Gelmini del 16 marzo 2009 per unificare il sistema professionalizzante, tra istruzione professionale e IFP. Attenzione, non unificare i percorsi, ma il sistema, attraverso un’offerta di entrambi i percorsi da parte degli istituti professionali e la possibilità per gli studenti di passare dall’uno all’altro, anche per il raggiungimento della maturità quinquennale da parte dei qualificati IFP.

 

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COMMENTI
03/05/2010 - quattro flash (a futura memoria) (Marco Campione)

1. Siamo dunque d'accordo che nessuna sperimentazione può essere fatta in tema di reclutamento. 2. Siamo d'accordo sul fatto che non ci può essere autonomia senza valutazione e che un un sistema di valutazione, anche solo lombardo, è ai suoi timidi, per quanto apprezzabili, inizi, ma ben lungi dall'essere chiarmente strutturato. Se non lavoriamo seriamente a questo aspetto, qualunque discorso su statale/paritario rischia di cadere nell'ideologico o - peggio - nel becero. 3. Programmazione regionale. Non è che non ce ne siamo accorti noi, è che non consideriamo "programmazione" un atto che assume senza alcun intervento di raccordo le delibere delle province, che a loro volta, con poche - anche se timide - lodevoli eccezioni (Milano ad esempio), hanno dato tutto a tutti, aumentando il già notevole grado di confusione dell'utenza e creando problemi per la formazione delle classi. E tralascio quanto acaduto sui licei musicali. Questo ci preoccupa per il presente e per il futuro 4. Spero infine che anche chi non ha "solo" un ruolo di consulente (come Gotti rivendica per sè) assuma i toni di questo intervento e soprattutto abbandoni la politica degli spot e degli annunci in prima pagina sul Corrierone per passare ad affrontare i problemi e a impostare la discussione sul piano delle argomentazioni.

 
01/05/2010 - Cos'é l'autonomia (enrico maranzana)

"A tutt’oggi è quindi necessaria una legge nazionale che modifichi il regolamento dell’autonomia scolastica": anche in questo caso si confonde l'applicazione delle disposizioni (discutibile o omessa) con il dettato normativo. Rimando a matematicamente.it - sezione didattica - insegnare matematica dopo il riordino - per una lettura del D.P.R. che definisce la sostanza dell'autonomia. "L’autonomia implica per sua natura responsabilità e ciò comporta il “rendere conto”, l’accountability": proposizione vera che deve, però, essere contestualizzata. Come è possibile chiedere di render conto del proprio operato a soggetti che non conoscono (non vogliono applicare?) le scienze dell'organizzazione? Rimando a quanto ho scritto su queste pagine domenica 7 marzo 2010 per una descrizione del stato in cui versa la scuola.