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DIBATTITO SCUOLA/ La Lombardia è pronta per una nuova legge sull’autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Forse Campione non se ne è accorto, ma in Lombardia per l’anno scolastico 2010-2011 è stata effettuata una programmazione di tutta l’offerta delle scuole statali, comprendente sia i percorsi di istruzione sia quelli di Istruzione e formazione professionale.

È stato uno sforzo significativo - complicato sicuramente dai tempi di approvazione in seconda lettura del regolamenti di riordino del secondo ciclo - contraddistinto da una costante e proficua collaborazione tra Regione, province, ufficio scolastico regionale, che ha portato la Lombardia, con decreto del 12 febbraio 2010, ad effettuare un riordino complessivo dell’offerta territoriale che consentisse di introdurre i nuovi indirizzi liceali, tecnici e professionali, senza applicare la tabella di corrispondenza automatica ministeriale, che avrebbe creato forti distorsioni territoriali.

 

Per quanto riguarda la costituzione di un livello terziario professionalizzante, non è la Lombardia ad aver rallentato, ma è tutto il sistema nazionale che si sta riorganizzando per un rilancio con gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e i nuovi percorsi IFTS, in attuazione del Dpcm del 25 gennaio 2008. D’altronde la sperimentazione a livello nazionale dei percorsi IFTS nata nel 1999 è stata insufficiente dal punto di vista della quantità e della continuità dell’offerta per poter realizzare un vero e proprio sistema terziario strutturato e stabile.

Nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, in Danimarca, Finlandia, Francia e Svezia sono circa il 40% i laureati, di cui quasi la metà in corsi professionalizzanti. In Italia abbiamo solo corsi universitari a base teorica e nella stessa fascia d’età solo il 19% di laureati. Una formazione terziaria professionalizzante non sarebbe concorrente all’università, ma al contrario porterebbe all’aumento dei laureati complessivi nel nostro Paese. Certo, la costituzione stabile di un livello terziario di studi necessita di importanti risorse pubbliche, senza le quali non potranno consolidarsi nemmeno gli ITS e i nuovi IFTS.

 

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COMMENTI
03/05/2010 - quattro flash (a futura memoria) (Marco Campione)

1. Siamo dunque d'accordo che nessuna sperimentazione può essere fatta in tema di reclutamento. 2. Siamo d'accordo sul fatto che non ci può essere autonomia senza valutazione e che un un sistema di valutazione, anche solo lombardo, è ai suoi timidi, per quanto apprezzabili, inizi, ma ben lungi dall'essere chiarmente strutturato. Se non lavoriamo seriamente a questo aspetto, qualunque discorso su statale/paritario rischia di cadere nell'ideologico o - peggio - nel becero. 3. Programmazione regionale. Non è che non ce ne siamo accorti noi, è che non consideriamo "programmazione" un atto che assume senza alcun intervento di raccordo le delibere delle province, che a loro volta, con poche - anche se timide - lodevoli eccezioni (Milano ad esempio), hanno dato tutto a tutti, aumentando il già notevole grado di confusione dell'utenza e creando problemi per la formazione delle classi. E tralascio quanto acaduto sui licei musicali. Questo ci preoccupa per il presente e per il futuro 4. Spero infine che anche chi non ha "solo" un ruolo di consulente (come Gotti rivendica per sè) assuma i toni di questo intervento e soprattutto abbandoni la politica degli spot e degli annunci in prima pagina sul Corrierone per passare ad affrontare i problemi e a impostare la discussione sul piano delle argomentazioni.

 
01/05/2010 - Cos'é l'autonomia (enrico maranzana)

"A tutt’oggi è quindi necessaria una legge nazionale che modifichi il regolamento dell’autonomia scolastica": anche in questo caso si confonde l'applicazione delle disposizioni (discutibile o omessa) con il dettato normativo. Rimando a matematicamente.it - sezione didattica - insegnare matematica dopo il riordino - per una lettura del D.P.R. che definisce la sostanza dell'autonomia. "L’autonomia implica per sua natura responsabilità e ciò comporta il “rendere conto”, l’accountability": proposizione vera che deve, però, essere contestualizzata. Come è possibile chiedere di render conto del proprio operato a soggetti che non conoscono (non vogliono applicare?) le scienze dell'organizzazione? Rimando a quanto ho scritto su queste pagine domenica 7 marzo 2010 per una descrizione del stato in cui versa la scuola.