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DIBATTITO SCUOLA/ La Lombardia è pronta per una nuova legge sull’autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Infine, per quanto riguarda i costi e l’efficienza del sistema di istruzione. È vero, come afferma Campione che la Lombardia ha tendenzialmente un rapporto docenti/studenti inferiore rispetto ad altre realtà. Proprio per questo la riduzione di posti di diritto nell’anno scolastico 2009-2010 l’ha interessata meno di altre regioni, a dimostrazione che non è stata operata una riduzione lineare; infatti l’aumento del numero minimo di studenti per classe ha interessato maggiormente le regioni con un rapporto studenti/classe molto basso; inoltre il mantenimento del tempo pieno nella scuola primaria ha favorito la Lombardia dove quasi la metà delle classi è a tempo pieno.

A fronte di una media nazionale di riduzione del 6,21%, la Lombardia ha avuto - anche grazie all’aumento di studenti - una riduzione del 4,65%. Solo l’Emilia Romagna ha avuto una riduzione inferiore, pari al 3,71%, mentre altre regioni hanno visto ridurre i posti anche fino al 9%.

Resta però vero che è sempre meno sostenibile un sistema dove la programmazione è competenza delle regioni, ma l’organico è assegnato e pagato dallo Stato. In tal modo è naturale che le regioni non siano interessate ad essere efficienti e a ridurre le situazioni di spreco.

 

È emersa chiaramente tale contrapposizione tra Stato e regioni nella mancata intesa sui criteri e parametri per il dimensionamento della rete scolastica e per la riorganizzazione dei punti di erogazione del servizio, prevista dal DPR 81 del 20 marzo 2009.

Una maggior responsabilizzazione regionale si potrà raggiungere con un approccio budgetario, maggiormente coerente con il Titolo V della Costituzione: lo Stato dovrebbe assegnare il contingente di organico alle regioni non come avviene oggi sulla base della situazione di fatto, bensì sulla base di criteri oggettivi, quali il numero di studenti, con alcuni correttivi che tengano conto ad esempio della conformazione territoriale e demografica. Successivamente la programmazione regionale dovrà svilupparsi nel limite del contingente organico assegnato.

Oppure, una soluzione alternativa sarebbe l’inserimento dell’istruzione nel suo complesso nel processo di attuazione del federalismo fiscale, con un costo standard che comprenda il costo del personale. Ma questo è un tema che dovrà trovare ben altri spazi di discussione.

 

 

 



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COMMENTI
03/05/2010 - quattro flash (a futura memoria) (Marco Campione)

1. Siamo dunque d'accordo che nessuna sperimentazione può essere fatta in tema di reclutamento. 2. Siamo d'accordo sul fatto che non ci può essere autonomia senza valutazione e che un un sistema di valutazione, anche solo lombardo, è ai suoi timidi, per quanto apprezzabili, inizi, ma ben lungi dall'essere chiarmente strutturato. Se non lavoriamo seriamente a questo aspetto, qualunque discorso su statale/paritario rischia di cadere nell'ideologico o - peggio - nel becero. 3. Programmazione regionale. Non è che non ce ne siamo accorti noi, è che non consideriamo "programmazione" un atto che assume senza alcun intervento di raccordo le delibere delle province, che a loro volta, con poche - anche se timide - lodevoli eccezioni (Milano ad esempio), hanno dato tutto a tutti, aumentando il già notevole grado di confusione dell'utenza e creando problemi per la formazione delle classi. E tralascio quanto acaduto sui licei musicali. Questo ci preoccupa per il presente e per il futuro 4. Spero infine che anche chi non ha "solo" un ruolo di consulente (come Gotti rivendica per sè) assuma i toni di questo intervento e soprattutto abbandoni la politica degli spot e degli annunci in prima pagina sul Corrierone per passare ad affrontare i problemi e a impostare la discussione sul piano delle argomentazioni.

 
01/05/2010 - Cos'é l'autonomia (enrico maranzana)

"A tutt’oggi è quindi necessaria una legge nazionale che modifichi il regolamento dell’autonomia scolastica": anche in questo caso si confonde l'applicazione delle disposizioni (discutibile o omessa) con il dettato normativo. Rimando a matematicamente.it - sezione didattica - insegnare matematica dopo il riordino - per una lettura del D.P.R. che definisce la sostanza dell'autonomia. "L’autonomia implica per sua natura responsabilità e ciò comporta il “rendere conto”, l’accountability": proposizione vera che deve, però, essere contestualizzata. Come è possibile chiedere di render conto del proprio operato a soggetti che non conoscono (non vogliono applicare?) le scienze dell'organizzazione? Rimando a quanto ho scritto su queste pagine domenica 7 marzo 2010 per una descrizione del stato in cui versa la scuola.