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UNIVERSITA’/ Meloni (Pd): le nostre proposte contro una riforma solo tagli e zero autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

 

Il Pd ha posto università e ricerca in cima alle sue priorità programmatiche. Oggi iniziamo da Napoli, con Bersani, il nostro viaggio nelle università italiane. L’università ha bisogno di un intervento più coraggioso, che parta dagli studenti e dai ricercatori. Dalle esigenze del Paese e dei nostri giovani. E, in cambio, di risorse adeguate. Per “tagliare i tagli”, e raggiungere in dieci anni la media attuale dei paesi europei sarebbero sufficienti pochi miliardi di euro. In sintesi: riforme in cambio di risorse, proprio come diceva la Gelmini nei mesi scorsi. Ora c’è solo una riforma finta, mentre i tagli sono drammaticamente veri.

 

Lei ha scritto che la riforma della Gelmini pecca di forte e grave centralismo. Dove lo riscontra?

 

In tutta l’impostazione della proposta: si vuole mantenere la forma dell'impianto autonomistico, ma sottoponendo ogni decisione degli atenei a controlli e indirizzi del centro. Penso alle norme sul governo degli atenei, o a quelle finanziarie. Fondate su un concetto semplice: prima ti tolgo le risorse, poi se non sono sufficienti - cosa che a quel punto è prevedibile - ti commissario. Concordo con chi ha detto che siamo di fronte a un doppio commissariamento: gli atenei sotto il comando del ministero della Ricerca e questo sotto l’Economia. Nuovi appesantimenti burocratici, con la geniale idea di affidare borse e prestiti a una Spa del ministero dell’Economia, immagino ferratissima in materia. Insomma, l’idea è che gli atenei siano del tutto incapaci di autogestirsi, e dunque macchina indietro, si torna al centralismo. Come se i ministeri fossero invece la culla dell’efficienza. Ma questo non era il governo delle autonomie e del federalismo?

 

La riforma si propone di scardinare le baronie e di aprire il sistema. Le premesse per farlo ci sono?

 

Pura propaganda. Non so quanti siano i baroni, ma, se ce ne sono, sono certamente a favore del ddl Gelmini. Lei chi sente criticare la riforma? I supposti baroni o i ricercatori e i precari?

 

Voi cosa proponete invece su questo aspetto?

 

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