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UNIVERSITA’/ Meloni (Pd): le nostre proposte contro una riforma solo tagli e zero autonomia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

 

Per noi è fondamentale aprire ai giovani, con percorsi di carriera rapidi e fondati su regole chiare. Le nostre proposte principali: un contratto unico di ricerca che dia diritti economici, assistenziali e previdenziali certi per le attuali posizioni di assegnista, borsista e post-doc; percorsi di carriera per i ricercatori con esito certo in caso di valutazione positiva; molti spazi nei prossimi 8 anni, col finanziamento in legge di posizioni in ruolo, per consentire ai ricercatori (strutturati e precari) di avere reali opportunità, con una giusta selezione, di entrare nella docenza; ringiovanimento della classe docente, riportandone la composizione anagrafica in linea con la media internazionale, prevedendo il pensionamento a 65 anni. Dopo, solo i docenti che gli atenei valuteranno positivamente potranno continuare a svolgere compiti didattici e di ricerca.

 

Altro problema è quello del reclutamento dei docenti. Cosa non va e che cosa proponete?

 

Non credo sia possibile creare attraverso la legge meccanismi di reclutamento perfetti. È invece possibile rendere più trasparenti e semplici le procedure - come facciamo coi nostri emendamenti - e far funzionare meccanismi di valutazione rigidissimi che disincentivino scelte poco responsabili. Deve essere chiaro chi assume la responsabilità finale della chiamata dei docenti, e paga le conseguenze di scelte sbagliate. E in ogni caso, l’ho appena detto, se puntiamo ad avere più laureati dobbiamo avere molti più ricercatori e docenti: nel rapporto studenti/docenti siamo già molto indietro. Nell’università italiana è indispensabile immettere un forte shock generazionale. 

 

Come pensate di risolvere il problema degli attuali ricercatori?

 

Sosteniamo le loro ragioni, perché il disegno del governo li confina in un ruolo a esaurimento che ne mortifica qualificazione e prospettive. Abbiamo proposto già in Senato una prima norma per attivare, a cadenza regolare, per i prossimi 8 anni, concorsi che consentano a tutti coloro i quali supereranno le procedure selettive di entrare nei ruoli di docenza. Ma dobbiamo pensare anche a chi ricercatore a tempo indeterminato non lo è ancora, e dunque aprire anche a loro spazi di carriera. Stiamo perfezionando una nostra proposta sul ruolo unico di docenza, che presenteremo nelle prossime settimane.

 

 

 



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