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UNIVERSITA’/ Antiseri: perché la riforma toglie libertà agli atenei?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

«La riforma Gelmini dell’università? Valutazione, finanziamento in base alla valutazione e lista aperta sono punti molto validi. Il resto è da cancellare». A dirlo è Dario Antiseri, filosofo, al quale ilsussidiario.net ha chiesto un parere su come potrebbe e dovrebbe cambiare il disegno di riforma.

 

Professore, qual è allo stato la sua valutazione d’insieme della riforma?

 

Il progetto del ministro Gelmini ha dei punti molto validi ma anche dei punti deleteri. Tra i primi c’è senz’altro l’idea dell’introduzione di una valutazione periodica della ricerca e della didattica, e l’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, ndr) può assolvere bene questo compito. Soprattutto la valutazione della didattica è un punto delicato.

 

Perché?

 

Perché altrimenti si rischia di trascinare l’intero sistema in un nefasto gioco al ribasso. Evitando quello che si faceva fino a poco fa, cioè assumere che quanti più ragazzi si laureano con voti alti in breve tempo, allora l’università va bene. Non si fa così. Invece il ministero o l’ente di valutazione devono saper dire qual è stata la sorte lavorativa dei ragazzi che sono usciti da quell’università, facoltà o corso.

 

E l’idea di premiare le università sulla base della qualità dimostrata?

 

È fondamentale, perché solo la competizione può guarire i mali del nostro sistema. La sua premessa sta però nel sistema di valutazione: solo valutando ricerca e didattica e dando premi e sanzioni si mette l’università in grado di funzionare a dovere e di produrre eccellenza.

 

Mi dica un altro punto che condivide della riforma.

 

La lista aperta per il reclutamento dei docenti universitari. Supponiamo che su 100 fisici ce ne siano 12 che hanno all’attivo pubblicazioni di rilievo e siano ritenuti idonei ad entrare in prima fascia. La comunità scientifica li valuta, e le facoltà chiamano quelli che reputano più idonei a rientrare nel loro organico e a far parte dei loro progetti. Non riesco francamente a vedere obiezioni possibili.

 

Lei ha parlato però anche di «punti deleteri». Si tratta per caso della governance?

 

Il progetto iniziale, che almeno il 40 per cento del Cda sia composto da membri esterni all’università è a dir poco dannoso. È intervenuto persino Mario Draghi chiedendo al ministro Gelmini che i membri esterni siano addirittura la maggioranza. Ma questi membri esterni chi sono, chi li nomina?

 

Vede il rischio di «svendere» l’università ad interessi esterni indipendenti?

 

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