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IL CASO/ Cade un altro tabù laicista: l’ora di religione non è più di serie B

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Queste sono le valutazioni ribadite dal Consiglio di Stato, il quale muove sulla base di tre step chiarissimi. Il primo: dalle norme concordatarie nasce “l’obbligo scolastico” di seguire l’insegnamento della religione, una volta che si sia scelto di avvalersene, ed «è allora ragionevole che il titolare di quell’insegnamento (a quel punto divenuto obbligatorio) possa partecipare alla valutazione sull’adempimento dell’obbligo scolastico». Due: non esiste alcun condizionamento dei non avvalentisi. «Una scelta (di non seguire l’insegnamento) legata a valori così profondi non può essere condizionata da valutazioni di stampo più marcatamente utilitaristico, legate al fatto che optando per l’insegnamento della religione si potrebbe avere un vantaggio (peraltro eventuale e di minima portata) in termini di valutazione di rendimento scolastico».


Tre: non vi è neanche alcuna discriminazione a carico dei non avvalentisi. Essi hanno infatti le stesse possibilità di raggiungere il massimo punteggio in sede di attribuzione del credito scolastico (che risente, in primo luogo, della media dei voti riportati dallo studente, e poi della condotta e delle attività svolte dallo studente nel corso dell’anno), senza essere in alcun modo pregiudicato in conseguenza della scelta fatta nell’esercizio della libertà religiosa. Inoltre, il presunto vantaggio di chi segue l’ora di religione «è del tutto eventuale», anche perché il giudizio dell’insegnante di religione potrebbe anche essere negativo.


In altri termini, «la libertà religiosa dei non avvalentisi non può arrivare a neutralizzare la scelta di chi, nell’esercizio della stessa libertà religiosa, ha scelto di seguire quell’insegnamento e che, dunque, ha il diritto-dovere di frequentarlo e di essere valutato per l’interesse e il profitto dimostrato. Diversamente, si produrrebbe una discriminazione alla rovescia». Soprattutto, si ritiene che il Consiglio di Stato abbia in qualche modo ripristinato la valenza del fenomeno religioso come valore culturale e storico, oltre che di fede personale, riannodando le fila della scissione tra sfera materiale e spirituale, tra corpo e anima, tra terra e cielo, prodotta da una concezione solo intimistica della sfera religiosa che deve annullarsi esternamente, perché una qualunque manifestazione esterna – dalla sfera spirituale alla sfera materiale umana – potrebbe “alterare” il precario equilibrio di coscienze religiose (o atee) diverse coabitanti assieme, ed il ruolo di “gendarme” imparziale dello Stato non potrebbe permetterlo.

  

Ma come allora comprendere tutto quanto di materiale (arte, cultura, opere, attività) ci ha lasciato la fede cattolica? Forse che I Promessi Sposi sarebbero pensabili costretti nella sola sfera della coscienza del Manzoni? E la basilica di San Pietro? E la Pietà di Michelangelo? Non è invece importante che lo Stato si interessi e offra come servizio alla società civile l’opportunità di conoscere quella fede cattolica che ha prodotto tutto questo, mediante un insegnamento scolastico che, essendo opzionale e quindi scelto, non viola alcuna altra libertà di coscienza?

 

(di Stefano Spinelli)
 



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COMMENTI
14/05/2010 - Tabù laicista? (Cristina Delia)

Concordo con il commento precedente, mia figlia non si avvale della religione cattolica, ma la scuola non ha i fondi per offrire nulla di alternativo, allora che crediti avrà? Già che ci siamo perchè non parlare degli ulteriori tagli alle scuole primarie pubbliche dove ci si chiede come sarà possibile garantire il tempo pieno con la riduzione dell'organico che c'è stata? Cristina

 
13/05/2010 - La vera equità (Gaetano Riccardo)

Sarei maggiormente disposto a concordare con i toni entusiastici di questo articolo se si riconoscessero le due seguenti condizioni: 1) Per questioni di equità, il conferimento del credito scolastico andrebbe "congelato" in tutti quei casi in cui le scuole, a fronte di studenti che ne facciano richiesta, non siano in grado di assicurare l'istituzione di attività alternative per gli studenti che non si avvalgono dell'insegnamento dell'ora di religione cattolica (RC). 2)Se davvero si vuole che l'insegnamento di religione non sia percepito come di serie b rispetto alle altre materie, occorre consentire che esso possa essere impartito a prescindere dalle convinzioni in materia religiosa da parte del docente incaricato, esattamente come avviene per l'insegnamento di matematica, italiano ecc. Finché non si avrà il coraggio di attuare una simile riforma, sarà difficile sottrarsi alla retorica.