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SCUOLA/ Felici di insegnare, contro il cinismo imperante. Questa è una notizia

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La soddisfazione va proprio a colpire questo punto: è saper dire satis, mi basta, va bene così, non c’è bisogno di aggiungere altro. Dove accontentarsi è un caso di lealtà, non di codardia o rinuncia. Esattamente come al termine di un buon pasto con amici con cui si è stati bene a tavola, senza bisogno di abbuffarsi.

 

Ammettiamolo, di soddisfazione ce n’è pochina in giro. E molta l’ostilità nei suoi confronti. Avere davanti un insegnante che è contento di fare il suo lavoro è per il ragazzo la possibilità di sperimentare il fatto che il desiderio può essere appagato, che non è vero che siamo condannati a una melanconia comune il cui unico rimedio è la sicurezza del possesso degli oggetti. Significa che i desideri che porta nel cuore hanno possibilità di compimento.

 

D’altro canto, come potrebbe accadere una reale trasmissione del sapere al di fuori di questa personale esperienza di soddisfazione del docente? Un soggetto impegnato col suo lavoro, ossia con la modalità di plasmare e informare il pezzo di realtà che si trova davanti a lui, rappresenta oggi una testimonianza preziosa ed indispensabile per chi deve iniziare a pensarsi adulto. È infatti una passione che si trasmette innanzitutto e che è in grado di veicolare i contenuti. Da lì possono prendere vita e animarsi i personaggi della storia, i teoremi geometrici, gli atomi della fisica e i costrutti sintattici.

 

A questo punto c’è da augurarsi che gli insegnanti soddisfatti non siano avari. Ossia che sappiano a loro volta concedere soddisfazione ai ragazzi che siedono di fronte alla cattedra, apprezzandone l’impegno e premiando i risultati, senza troppi ma e distinguo alla ricerca di una asettica quanto inesistente perfezione. Confidiamo però che accada proprio così. Perché nessuno può essere soddisfatto da solo, occorre essere almeno in due. La soddisfazione vive della reciprocità.

 

 



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COMMENTI
17/05/2010 - Insegnanti irresponsabili? (Antonello Pesce)

Visto che nelle classifiche internazionali la scuola italiana, in particolare quella superiore di primo e di secondo grado, si trova negli ultimi posti, il fatto che gli insegnanti, evidentemente senza ottenere risultati, siano contenti del lavoro che svolgono ritengo dimostri che la maggior parte dei docenti pensa che il proprio lavoro sia perfettamente inutile. La cosa importante, evidentemente, non è "lasciare il segno" come da etimologia di insegnante ma lo stipendio a fine mese. Tanto chi verrà mai a controllare i risultati del nostro lavoro?

 
16/05/2010 - NON credo all'82% di "soddisfazione" dello IARD (Vincenzo Pascuzzi)

"l’82 per cento dei docenti si è dichiarato soddisfatto della sua professione e pronto a rifare la stessa scelta professionale". Per me è una percentuale incredibile, assurda, smentita dalle realtà scolastiche che ho conosciuto. Forse le domande sono state malposte, malintese, equivocate. Forse l'82% si riferisce a una scuola ideale, vagheggiata ma che non c'è, all'insegnamento come potrebbe essere ma NON alla realtà attuale della scuola italiana. Conviene approfondire e verificare.

 
15/05/2010 - La conoscenza può dare felicità? (Marina Fisicaro)

Un insegnante felice è anche una persona felice o meglio un individuo soddisfatto, anche se trovare felicità nella scuola, oggi, non è certo facile e scontato. Di recente mi sono interessata di motivazione per aver tenuto un corso di aggiornamento a professori di religione. La motivazione è un elemento importante per l’apprendimento dei ragazzi perché senza motivazione non c’è la volontà di conoscere. Dalle riflessioni scaturite durante gli incontri sono emersi fattori importanti, che spesso vengono sottovalutati dagli stessi insegnanti tra cui il fatto che la motivazione dell’alunno si trasmette per empatia, sulla base di un’equazione: alunno motivato dalla motivazione del docente. Allora verrebbe da chiedersi: e la motivazione gli insegnanti da chi la ricevono? Ci potrebbe venire in aiuto Seneca: Beatus nemo dici potest extra veritatem proiectus, ergo il docente è felice e rende felici gli alunni se li aiuta nella ricerca della verità. Personalmente sposterei l’attenzione dalla felicità alla verità e, quindi, alla volontà. Un docente trova nel suo essere insegnante in modo volontario la sua felicità, quella felicità che proviene dallo sguardo attento dei suoi alunni, dalla condivisione di un sapere che forma "uomini", dalla soddisfazione di aver fatto il proprio dovere… Per qualcos’altro al momento nella scuola non c’è spazio!

 
14/05/2010 - La soddisfazione solitaria (Laura Castagnetti)

Mi ha colpito molto l'ultima parte dell'articolo. La soddisfazione più grande che prova un insegnante è quella di sorprendere nello sguadro dell'alunno che gli sta di fronte il contraccolpo della scoperta per ciò che ha appena ascoltato o visto. E se per agevolare questo talvolta esso rinuncia ai propri rigidi schemi, non è un insegnante troppo buono ma semplicemente un adulto che gioca le proprie carte con consapevolezza, nel tentativo mostrare tutto il fascino delle materie che insegna e che continuano ad appassionarlo.

 
14/05/2010 - felicità o altro? (emilio molinari)

Intervengo con consapevole provocazione, nella convinzione che la questione della felicità come il senso della vita sia altrove rispetto alla facili semplificazioni giornalistiche: un conto è chiedere se si è soddisfatti del proprio lavoro ed altro proclamare felici i docenti. L'inchiesta della CISL di Milano nel 2009 verificava, nella sostanza, una riconferma delle convinzioni e delle idealità che hanno condotto alla scelta profesionale dell'insegnamento, per la maggioranza degli intervistati, ma anche i profondi disagi e la delusione a fronte di riforme nella struttura e nella carriera annunciate e mai realmente introdotte. Allora è vero che chi insegna trova nel rapporto con gli studenti/esse il nucleo fondante della professione, ma l'immagine del docente missionario, colto dalla vocazione non mi è mai piaciuta molto, preferisco parlare di professione intellettualmente progettuale, alta, etica, non ripiego o occasione opportunistica. Essere se stessi, sentirsi parte di una comunità che educa e si educa al lavoro ed alla responsabilità, mi riempie di soddisfazione, ma per la felicità il discorso sarebbe più lungo...

 
14/05/2010 - notizie e fatti a confronto (Anna Di Gennaro)

Leggo sempre volentieri i suoi articoli che sollecitano ad un'attenta analisi dei fatti. Ora mi permetto di commentare le sue argomentazioni anche perchè ho notato che la redazione ha pubblicato una fotografia del film "Entre les murs" vincitore della Palma d'Oro a Cannes nel 2008, tratto dal libro di François Begaudeau e tradotto in Italia come La Classe. Dopo aver visto il film ho deciso di leggere il libro mentre in genere accade il contrario. Il testo narra la difficoltà di essere professori in un mondo in cui troppo spesso gli adulti sono o sospettano di essere dalla parte del torto. Le mura della scuola racchiudono un microcosmo che riproduce in piccolo un paese. Ma possono anche diventare una prigione. Proprio il trentenne Begaudeau, dopo la breve esperienza da professore, ha abbandonato il mestiere. Nel caso dell'indagine italiana egli farebbe parte di quella minoranza (13,3%) che dichiara di "voler cambiare lavoro" riuscendo nell'intento. Ma restiamo in Italia. E' di oggi un nuovo un episodio di cronaca riportato dal Corriere del Veneto, che titola: "Bullo preso per i capelli dal professore di tedesco esasperato". Il professore 65enne stava per portare a termine una carriera brillante d'insegnamento ed era altresì stimato da colleghi e studenti. Come da copione l'episodio eclatante di grave perdita del controllo degli impulsi giunge - almeno apparentemente - come un fulmine a ciel sereno. Secondo lei come avrebbe risposto l'anziano docente al questionario IARD?

 
14/05/2010 - All'origine della felicità per l'insegnamento (enrico maranzana)

Alla riflessione sulla soddisfazione dei docenti segue un inquadramento sbagliato: è riduttivo e anacronistico il far corrispondere le responsabilità dei docenti alla "reale trasmissione del sapere". La scuola è un sistema finalizzato con compiti di formazione (leggasi: promozione di competenze generali), d'educazione (leggasi: sviluppo e consolidamento delle qualità sottostanti alle competenze generali), d'insegnamento (leggasi: progettazione e gestione di occasioni di apprendimento). La funzione docente ha natura progettuale che si concretizza sia a livello collegiale, sia a livello individuale. La soddisfazione di un professionista nasce dalla conquista della meta. Sarebbe stato fruttuoso riflettere sul fatto che i docenti sono soddisfatti del loro lavoro nonostante che nella scuola gli obiettivi non sono definiti e il feed-back è sconosciuto. La situazione ricorda una porcilaia in cui i suini, sdraiati nel fango, sonnecchiano: le loro bocche sembrano sorridere ed evocano una beata soddisfazione.