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SCUOLA/ Agli italiani è piaciuta la riforma dei licei?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Da ultimo, non è possibile dire se e in che misura, al momento delle iscrizioni, in tutte le località fossero effettivamente disponibili tutte le opzioni, e questo condizionerebbe una quota di scelte, inquinando la “popolarità” di determinati indirizzi, soprattutto interni (non cioè tra licei e istituti tecnici, ma fra i diversi indirizzi degli uni e degli altri). Ciò posto, e rinviando quindi ai dati che saranno disponibili in ottobre per un confronto “sovrapponibile”, è però possibile individuare alcune tendenze:

 

il riordino dei licei ha avuto effetti positivi: nel complesso aumentano del 3,4%, con variazioni interne più apparenti che reali. Il liceo delle scienze umane perde nella versione tradizionale, ma aumenta nell’opzione economico sociale, restando quasi invariato (+0,2%); il liceo scientifico complessivamente guadagna, perché compensa le ridotte perdite della versione tradizionale (-0,5%) con l’aumento dell’opzione scienze applicate (+1,7%), che probabilmente riduce la popolarità degli istituti tecnici tecnologici, sostanzialmente stabili (-0,1%); crescono il linguistico e il classico, di pochissimo l’artistico, mentre la quota dei licei coreutici e musicali è fissata dal numero chiuso;

 

tra gli istituti tecnici cala il settore economico, benché sia quello su cui è più elevata la domanda delle imprese, ma come si è visto è in forte crescita il liceo delle scienze umane a opzione economico sociale. Ci si chiede se ci sono anche ragioni strutturali, oltre al fascino a quanto pare immarcescibile della parola “liceo”. Il settore tecnologico conserva le sue posizioni, con un ridottissimo calo dello 0,1% ampiamente compensato dal liceo scientifico delle scienze applicate. Una disaggregazione territoriale per i filoni scientifico e tecnologico (includendo quindi sia istituti tecnici che licei) mostra che cresce sul totale degli iscritti in tutto il paese, con la sola limitata eccezione del Centro, dove resta stabile, e delle Isole, dove diminuisce di mezzo punto percentuale.

 

Calano gli istituti professionali, dello 0,6% nel settore dell’industria e artigianato e dell’1,6% nei servizi: questo dato richiederebbe un’analisi ben più approfondita, perché andrebbe esaminato per capire che cosa è successo nelle diverse regioni, qual è il ruolo della maggiore visibilità degli istituti tecnici, quanto viene influenzato dalla debolezza dell’istruzione tecnica superiore. Bisogna però aggiungere che gli istituti professionali sono i destinatari maggiori dei flussi di décalage provenienti da ritiri e bocciature, in cui il numero di studenti iscritti in provenienza da altri tipi di scuola è più elevato, e in cui maggiore è la presenza di ripetenti, per cui il dato di confronto mi pare il meno affidabile di tutti.

 

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COMMENTI
19/05/2010 - Concordo con Maranzana, si registrano numeri non (Franco Labella)

Sono assolutamente d'accordo con quanto scrive Maranzana. Che valore significativo, oltre il puro dato statistico, possono avere scelte che definire fatte al buio è un eufemismo? Sarebbe utile che si riflettesse sulla circostanza che la flessione verso tecnici e professionali avviene in un settore dove certamente il lavoro di riordino è stato più lungo ed organico a fronte di un riordino dei licei che definire affrettato e confuso è, anche qui, usare un eufemismo. Basti ricordare la vicenda dei licei musicali (a giugno, forse, si saprà quanti saranno e nel frattempo per le iscrizioni raccolte che risultassero non accoglibili che si fa?Scende in campo Bruschi a parlare con le famiglie?) o anche il balletto sul Liceo prima scientifico-tecnologico poi delle Scienze applicate per capire che le famiglie hanno scelto denominazioni accattivanti più che indirizzi nuovi di cui si potesse capire realmente natura e sbocchi. Ne riparliamo , perciò, l'anno prossimo. Sempre che la confusione non aumenti.... La vicenda delle adozioni, a questo proposito è assai illuminante: quando un alto dirigente del MIUR, in un'intervista al Corriere, arriva a definire "tentativo di scoop" la richiesta delle Case Editrici di indicazioni necessarie per la programmazione editoriale, è evidente che siamo veramente alla pura propaganda. Nel 2011, si dice, ci saranno i libri digitali. E nel 2010, anno di avvio del riordino cosa usiamo? I manoscritti, le cinquecentine o gli appunti del buon tempo antico?

 
17/05/2010 - Gara non appassionante, ma... (Max Bruschi)

Non mi appassiona la gara statistica tra i vari percorsi dell'istruzione. Ma Luisa Ribolzi ha condotto la sua analisi con tatto e punta di penna, fuori dai funesti "strilli" giornalistici. L'unica analisi che mi interessa è quella "qualitativa", cioè il numero degli studenti che, dopo il primo anno, confermerebbero la loro scelta, al di là delle difficoltà incontrate. Cosa che ci direbbe molto dell'efficacia o inefficacia dell'orientamento...

 
17/05/2010 - La riforma della scuola deve piacere? (enrico maranzana)

Quali sono i criteri in base ai quali sono state fatte le preiscrizioni? In una scuola autonoma, che si caratterizza per la "progettazione formativa, educativa dell'insegnamento", i POF forniscono le informazioni su cui fondare le decisioni, informazioni tuttora assenti nei piani delle scuole, non rielaborati in funzione del riordino. Perché non é stata focalizzata tale inadempienza? Riflettere sui numeri delle iscrizioni altro non è che un sondaggio di mercato che, incurante della qualità del prodotto, ne misura il grado di accoglimento.